A Prato il tetto del 30% agli stranieri in classe è “inapplicabile”. Lo scrive il sindaco della cittadina toscana, Matteo Biffoni, in una lettera aperta alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che due giorni fa ha annunciato appunto un decreto che introdurrà un limite massimo alla quota di alunni stranieri in ciascuna classe scolastica.
“Io la capisco: si avvicina la campagna elettorale e lei ha bisogno di motivare un pezzo del suo elettorato”, esordisce Biffoni rivolgendosi a Meloni. Ma, aggiunge, “avverto il dovere istituzionale di rivolgermi a lei per offrirle uno sguardo calato nella realtà concreta dei nostri territori”.
Prato conta 196mila abitanti, di cui 51mila sono stranieri: particolarmente numerosa è la comunità cinese, che rappresenta da sola il 17% della popolazione censita. Qua – fa notare il primo cittadino, esponente del Pd – “la presenza di studenti non italiani supera di gran lunga la media nazionale dell’11,6% e, in diverse scuole dell’infanzia e primarie del nostro Comune, il tetto del 30% è semplicemente inapplicabile. Rispettare un limite rigido – osserva Biffoni – imporrebbe due alternative parimenti insostenibili: negare il diritto allo studio a bambini residenti nel nostro Comune o costringere famiglie ed educatori a complessi trasferimenti verso plessi distanti chilometri dalle proprie abitazioni, minando il principio fondamentale della scuola di prossimità”.
“Abbiamo bisogno di risposte strutturali e risorse adeguate”, scrive il sindaco: “Significa quattrini veri, soldi veri da investire negli edifici scolastici e soprattutto nelle persone”. “In una realtà come quella di Prato – secondo Biffoni – servono insegnanti specializzati nell’insegnamento dell’italiano L2 per i ragazzi neo arrivati sostenuti da mediatori linguistico-culturali pronti a facilitare il percorso didattico. Servono figure come gli ‘educatori di corridoio’ e progetti mirati per inserire facilitatori nelle classi, affinché si possa stabilire un canale di comunicazione costante e proficuo con le famiglie d’origine” [LEGGI ANCHE: Il ministro Valditara spiega come funzionerà il tetto agli stranieri in classe: “Il discrimine sarà l’italiano”].
“Se il Governo vuole veramente occuparsi di scuola e di integrazione – prosegue il primo cittadino – deve impegnarsi a risolvere i veri problemi che affliggono la nostra comunità. A Prato l’indicatore di dispersione e ritardo scolastico si attesta intorno all’11%, posizionando la città tra quelle con i valori più alti a livello nazionale, con una stima di oltre 500 giovani che lasciano la scuola ogni anno senza completare il percorso o conseguire un titolo superiore. A questo si aggiunge il fenomeno specifico di circa 300 minorenni residenti che non risultano mai stati iscritti ad alcun istituto scolastico (di cui quasi il 75% di nazionalità cinese) e una carenza di competenze di base per cui quasi 1 studente su 2 conclude il ciclo delle scuole medie senza raggiungere competenze alfabetiche adeguate negli standard nazionali”.
“La scuola pubblica non ha bisogno di vincoli numerici ma di strumenti concreti e risorse che permettano di gestire l’integrazione con competenza e serenità”, conclude Biffoni. “Compito del Governo è quello di fornire alle istituzioni scolastiche e agli enti locali gli strumenti ed i fondi per governare i processi di integrazione. Creare frammentazione o, peggio ancora, esclusione, fa venire meno la missione civile ed educativa della scuola: formare i cittadini di domani. Trasformare l’aula scolastica in un luogo di vera integrazione non è una questione locale o di emergenza, ma la chiave per costruire un’Italia più forte, unita e consapevole”.
Il sindaco invita quindi Meloni a Prato: “Vorrei mostrarle – dice – quanto la sua proposta sia inapplicabile e non utile al futuro di questo Paese”.
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