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    Tetto agli stranieri in classe e multe ai genitori che rifiutano di imparare l’italiano: cosa prevede il decreto sulla scuola

    Foto AGF

    Previsti anche il divieto di burqa e niqab e il cambio di denominazione degli istituti tecnici e professionali (diventano "licei")

    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 25 Set. 2026 alle 10:28

    Il tetto agli alunni stranieri in classe è legge. La misura è contenuta in un decreto approvato dal Consiglio dei ministri nel tardo pomeriggio di ieri (per mantenere i propri effetti, quindi, dovrà essere convertito in legge dal Parlamento entro sessanta giorni).

    La norma – annunciata a sorpresa dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni meno di una settimana fa – prevede che, a partire dall’anno scolastico 2027/28, gli alunni stranieri che non parlano italiano non potranno superare il 30% degli alunni di ciascuna classe. Nel comunicato stampa della Presidenza del Consiglio si parla di “adeguata composizione” allo scopo di “promuovere l’integrazione degli studenti stranieri”.

    Viene inoltre introdotto il divieto a partecipare alle attività scolastiche “con il volto coperto o con modalità che impediscano il riconoscimento, salvo specifiche ragioni sanitarie, debitamente certificate, o ragioni inerenti alle attività didattiche o formative”. In questo caso, l’obiettivo dichiarato dalla stessa Meloni è impedire che bambine e ragazze possano indossare il burqa o il niqab, usanze musulmane ritenute dall’esecutivo umilianti per le donne.

    Tornando al tetto agli alunni stranieri in classe, il decreto prevede, più precisamente, che nelle scuole primarie, gli alunni con cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia o non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia non possano superare il 30% degli alunni di ciascuna classe prima. Nelle scuola secondarie di primo e di secondo grado lo stesso limite vale per gli studenti con cittadinanza non italiana che non hanno frequentato con esito positivo il sistema scolastico nazionale per almeno tre anni.

    “Quando le iscrizioni non consentono il rispetto del limite – si legge nella nota stampa del Governo – gli uffici scolastici di ambito territoriale adottano le misure organizzative per un’equilibrata distribuzione tra istituzioni scolastiche limitrofe, nel rispetto del principio di prossimità al domicilio”.

    Il Consiglio dei ministri fa sapere che saranno stanziate risorse per attività extracurricolari di potenziamento delle competenze di base nella lingua italiana  [LEGGI ANCHE: Il sindaco di Prato scrive a Meloni: “Qua il tetto agli stranieri in classe è inapplicabile”].

    Uno dei punti più controversi del decreto riguarda il caso in cui ad avere difficoltà con l’italiano siano i genitori degli alunni. Qualora ciò “impedisca un’efficace collaborazione tra scuola e famiglia”, è previsto che le scuole debbano attivare i Servizi sociali, i quali potranno prevedere per i genitori la frequenza gratuita di corsi di lingua italiana presso i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti. In caso di mancata partecipazione, sono previste multe tra i 200 e i 1.000 euro. Secondo indiscrezioni di stampa – smentite dal Governo – nella bozza del provvedimento era prevista come sanzione l’allontanamento dei minori dalla famiglia: una punizione estrema che sarebbe stata cancellata su richiesta del Quirinale.

    Tra i motivi che più hanno creato polemica intorno all’intervento dell’esecutivo c’è il ricorso allo strumento del decreto-legge, che per sua stessa natura dovrebbe presupporre una situazione di urgenza. L’opposizione e diversi commentatori hanno fatto notare che, per norme che saranno concretamente applicate solo a partire dal settembre 2027, l’urgenza non può sussistere. Il Governo, accusato di voler stringere i tempi per mettere a segno una mossa propagandistica, ha giustificato sul piano formale il ricorso al decreto inserendo nel testo anche disposizioni – ritenute urgenti – relative al completamento degli interventi del Pnrr per le scuole.

    Il decreto prevede anche, tra le altre cose, l’incremento dei fondi per la gratuità, totale o parziale, dei libri di testo, la progressiva armonizzazione della retribuzione dei dirigenti scolastici con quella della dirigenza pubblica e il cambio di denominazione degli istituti tecnici e degli istituti professionali, che d’ora in poi si chiameranno rispettivamente “licei tecnologici” e “licei professionali”.

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