A Roma si scaldano i motori in vista della campagna elettorale per le comunali del 2027. La lista Sinistra Civica Ecologista (Sce), che con i suoi due consiglieri in Campidoglio appoggia il sindaco Roberto Gualtieri, ha organizzato per domenica 10 maggio un evento al Monk di Casal Bertone per confermare il proprio sostegno al primo cittadino uscente, che sarà ovviamente presente. L’iniziativa è presentata come una «grande assemblea pubblica» che arriva al culmine di una serie di otto assemblee sui territori. Ne parliamo con Michela Cicculli, consigliera del gruppo all’Assemblea capitolina.
Cicculli, cosa è emerso dalle assemblee che avete organizzato nei vari municipi?
«Queste assemblee sono state promosse dai consiglieri di Sce nei vari municipi. Abbiamo chiamato a raccolta le associazioni, i gruppi, le persone con cui in questi anni abbiamo costruito una rete territoriale: vogliamo continuare il lavoro insieme e capire come proseguirlo anche in vista delle elezioni del prossimo anno. Nonostante la crisi della politica generalizzata, in città c’è un tessuto politico civico importante e attivo: nei territori le persone si confrontano, si documentano, si auto-organizzano. E cercano all’interno delle istituzioni un interlocutore politico serio, affidabile, con il quale costruire delle piattaforme di lavoro. Noi vogliamo continuare questo lavoro di collaborazione e allargarlo il più possibile».
Quali temi pone la cittadinanza?
«I temi più diversi: dalla questione del Fosso della Cecchignola alla battaglia per il parco di Centocelle, fino alla mobilità nel XV Municipio. Si tratta di temi su cui abbiamo lavorato in questi anni ma che non si possono risolvere nel tempo di un mandato. Per questo abbiamo chiamato a raccolta i cittadini: vogliamo continuare a lavorare insieme a loro».
Perché continuerete al fianco del sindaco Gualtieri?
«Perché in questi anni si è lavorato in maniera collaborativa, ottenendo dei buoni risultati per quanto possibile fare in un primo mandato. Anche nelle diversità su alcuni punti, abbiamo trovato nel sindaco una disponibilità all’ascolto e la capacità di elaborare soluzioni e strategie condivise. Fin qui abbiamo raccolto tanto, ma c’è ancora molto da raccogliere sui territori in termini di partecipazione e anche di capacità da parte dei territori stessi di rappresentare le proprie problematiche e le proprie soluzioni. Ovviamente in cinque anni non è possibile esplorare tutto questo potenziale: per questo ci auguriamo di avere davanti un secondo mandato».
Qual è stato il risultato migliore centrato da Gualtieri in questo mandato?
«Sicuramente il sindaco ha avuto la capacità di utilizzare in modo oculato le risorse economiche che sono arrivate a Roma grazie a congiunture anche nazionali e internazionali: questo ha permesso di effettuare una serie di lavori di trasformazione della città, penso a Tor Bella Monaca, al Corviale, a Santa Maria della Pietà, ma anche al Porto Fluviale… Un altro buon lavoro è stato impostato con il Piano Casa comunale, sul quale vogliamo continuare a sostenere scelte di sostenibilità e di sostegno alle fasce più fragili. Anche sulla cultura è stato fatto un buon lavoro: l’assessore Smeriglio (Massimiliano Smeriglio, punto di riferimento della lista Sce, ndr) ha avuto la capacità di entrare in corsa in un percorso collettivo e ha saputo coniugare la cultura dal centro alle periferie. Infine, cito il caso del parco di Centocelle, dove abbiamo lavorato in collaborazione con l’assessora Alfonsi: siamo riusciti a rimuovere gli autodemolitori e si sta lavorando per recuperare il patrimonio archeologico».
Qual è stato il valore aggiunto portato alla maggioranza da Sce?
«Uno sguardo verso le questioni sociali, la lotta alle discriminazioni, l’impegno sui temi che riguardano le questioni di genere: io personalmente ho seguito l’allargamento della rete dei servizi anti-violenza. Abbiamo fatto un lavoro non solo sui servizi, ma anche sulla cultura. Abbiamo tenuto il punto su alcune questioni come la lotta al patriarcato o l’attenzione alle fasce più deboli: non sempre solo in un’ottica assistenziale ma anche in un’ottica di protagonismo, di messa al centro della voce di alcune periferie. In una maggioranza ampia ovviamente ci sono diverse vedute, per cui le grandi questioni vanno temperate secondo le diverse posizioni, ma su alcuni temi riteniamo di essere stati incisivi: penso ad esempio alla deroga all’articolo 5 del decreto Renzi-Lupi (che vietava la residenza a chi occupa abusivamente immobili, ndr)».
Puntate a controbilanciare il peso delle forze centriste presenti in maggioranza?
«Più che controbilanciare, vogliamo spingere: spingere su posture in mancanza delle quali rischiano di prevalere determinati interessi economici o di parte».
A sinistra siete divisi. Voi siete in maggioranza, mentre Alleanza Verdi e Sinistra è fuori. Cosa vi divide da Avs?
«Noi siamo sempre stati aperti al dialogo con tutti e con tutte, anche nella diversità di biografie. Non credo ci sia qualcosa che ci divide: ci sono dei percorsi che noi rendiamo sempre permeabili, ma è importante che la permeabilità ci sia da tutte le parti. Senza polemica e senza recriminazioni. L’ascolto e il confronto si fa anche tramite il cambiamento reciproco: questo punto per noi è dirimente. Ci sono scelte che possono sembrare diverse, ma credo che, in fondo, se c’è la capacità di ascoltarsi, c’è anche la prospettiva di lavorare insieme».
Uno dei temi più divisivi nel centrosinistra è quello del termovalorizzatore di Santa Palomba. L’Amministrazione Gualtieri ha convintamente portato avanti l’iter, ma voi di Sce siete sempre stati contrari all’opera, tant’è che non l’avete votata. Come si concilia la vostra permanenza in maggioranza con una posizione di dissenso su un tema così centrale?
«Abbiamo reso palese la nostra non partecipazione a quel tipo di scelta sia all’interno dell’Aula sia animando un dibattito sulle ragioni del No all’opera e sulla necessità di lavorare sulla raccolta differenziata e sull’economia circolare. Una maggioranza non è fatta per subire ostruzionismo da dentro, ma per confrontarsi e stabilire anche delle distanze: è la complessità della politica».
Sul progetto dello stadio della Roma qual è la vostra posizione?
«Stiamo seguendo la questione ambientale sul quadrante di Pietralata, anche cercando di avere accesso alle carte. A differenza del termovalorizzatore, su cui la nostra contrarietà è netta per le ricadute che l’opera avrebbe sulla politica ambientale della città, lo stadio noi riteniamo che sia un luogo di aggregazione sportiva e culturale importante. A patto però che si faccia attenzione alla convivenza dell’impianto con il contesto in cui verrebbe collocato: penso al tema dell’ospedale, dei parcheggi, del bosco. Stiamo seguendo l’iter: non siamo ancora nella fase del Sì o del No, ma in una fase in cui si può cercare di incidere per migliorare le scelte che si faranno».
Nel suo primo mandato da sindaco, cosa poteva fare meglio Gualtieri?
«Per noi è centrale il tema dell’ascolto e della partecipazione dei territori. Ad esempio sul tema dei Mercati Generali si sarebbe potuto fare di più in termini di confronto e anche di chiarimento rispetto alle complessità contrattuali e giuridiche della situazione. Il confronto può essere anche aspro, ma deve esserci: su questo bisogna migliorare. Migliorare sia la metodologia sia la squadra che lavora a queste questioni. Un altro punto su cui dovremmo fare dei ragionamenti riguarda la politica ambientale: c’è stato sicuramente un miglioramento nella raccolta dei rifiuti – anche se non in maniera omogenea su tutta la città – ma il termovalorizzatore creerà delle dinamiche, anche sulla raccolta dei rifiuti che non condividiamo».
Condividete le politiche dell’Amministrazione in materia di gestione del turismo e dei grandi eventi?
«Questo è un altro tema su cui si dibatte in maggioranza. Sia rispetto all’utilizzo veloce della città sia rispetto alle questioni legate più in generale a fenomeni di gentrificazione o all’utilizzo dei territori per grandi assembramenti che possono provocare disagio. Accanto alla politica dei grandi eventi mi auguro che riusciamo a continuare un dialogo all’interno della maggioranza anche per capire quali sono i relativi effetti sui territori. Anziché parlare di “malamovida”, noi non abbiamo paura di dire che le piazze piene di ragazzi e di ragazze le vogliamo. Le vogliamo anche se sono chiassose, ma vogliamo che sia un chiasso che rispetti la città: dobbiamo insegnare il decoro e l’amore per quello che abbiamo intorno. Diffondere queste pratiche positive per le giovani generazioni diventerà una caratteristica peculiare del secondo mandato. Anche se il clima politico generale rispetto alla repressione non ci aiuta a stabilire un clima di fiducia con i ragazzi e le ragazze».
Guardando al futuro, quale visione di città proponete ai cittadini romani insieme a Gualtieri?
«Sicuramente una città eterogenea, la cui grandezza non può diventare un limite ma è la nostra caratteristica ed è la nostra potenzialità. Una città in cui il ruolo dei municipi debba trovare una spinta. Una città in cui impariamo a vedere le trasformazioni come un qualcosa che ci piace, che è accogliente, che ci rappresenta e che è comodo, anziché come qualcosa che ostacola la nostra quotidianità. In questa visione rientra la capacità di diffondere servizi, come i servizi anti-violenza o i centri anziani concepiti come centri della cittadinanza. Pensiamo a una città in cui ci si sente meno soli, in cui si continua a lavorare sulla capacità di stare insieme, sulla capacità dei quartieri di tornare a essere luoghi in cui ci si conosce e si sa a chi rivolgersi se si ha un problema. Su quest’ultimo punto, credo che il lavoro fatto dall’ufficio dell’assessore Catarci sulla ridefinizione dei quartieri restituisca un’identità alla nostra città».