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    Roma, bollette in fiamme davanti alla sede di Cassa Depositi e Prestiti: “Lo Stato tassi gli extraprofitti” | VIDEO

    Di Marta Vigneri
    Pubblicato il 3 Ott. 2022 alle 20:13

    “Prima pagavo 40, 43 euro di bolletta della luce ogni due mesi, ora me ne è arrivata una di 261 euro e aspettiamo quella del gas. Io e mia moglie guadagniamo intorno alle 2mila, 2.100 euro al mese in due e ho la fortuna di non pagare il mutuo perché viviamo in una casa popolare, ma questi costi iniziano a pesare sul bilancio familiare. Rispetto all’altro anno mi è diminuito il potere di acquisto, la bolletta incide sulla spesa alimentare”. Michele Giglio è un attivista del sindacato Asia Usb di San Basilio. È sua una delle bollette che brucia davanti alla sede di Casa Depositi e Prestiti (CdP), a Roma, nel presidio organizzato dai sindacati di base e altre associazioni per protestare contro il rincaro dei costi dell’energia che ricade anche sulle famiglie.

    Secondo i membri del sindacato di base lo Stato dovrebbe tassare gli extra profitti delle compagnie energetiche per calmierare l’aumento delle bollette, perché i prezzi alle stelle degli ultimi mesi, destinati ad aumentare secondo le stime dell’Arera (Autorità di regolazione per l’energia reti e ambiente) sono frutto di politiche speculative messe in atto dalle compagnie energetiche insieme ai principali azionisti, tra cui anche le aziende statali come Cdp, “una struttura dello Stato che ha la maggioranza delle azioni in Eni, Italgas, Snam e molte altre aziende energetiche responsabili della speculazione del costo delle materie prime che sta producendo l’aumento delle bollette”, spiega a Tpi Pierpaolo Leonardi, dell’esecutivo confederale di Asia Us.

    “Noi chiediamo che questi extra profitti che sono stati fatti, arrivati già a 40 miliardi, vengano requisiti e utilizzati per calmierare il costo delle bollette”, afferma. Ma secondo il sindacato le aziende statali hanno dimostrato di voler tenere per sé il surplus generato dalla crisi energetica. “La cosa incredibile – continua Leonardi – è che questi grandi statali che guadagnano più di 200mila euro l’anno ciascuno non solo si rifiutato di distribuire gli extra profitti ma hanno fatto addirittura ricorso contro la ridicola tassa del 25 per cento sugli extra profitti introdotta da Draghi. È lo stato che si oppone a se stesso. Bisogna smettere di legare i beni essenziali per la vita delle persone al mercato, ragioniamo in termini di beni comuni che vanno garantiti a tutti. “, prosegue.

    E assicura che, di questo passo, dai falò simbolici di bollette che si stanno moltiplicando anche in altre città d’Italia, si passerà all’insolvenza. Non come strumento di protesta, ma come necessità. “Per una grande massa di persone sarà la fila obbligata. Noi siamo qui che non abbiamo i soldi per pagare, se non cambia la situazione sarà un autunno davvero molto caldo”, conclude. “Se uno paga 400 euro di gas e luce e 600 di mutuo e poi magari anche il condominio, l’Ama e tutte le utenze che arrivano in maniera puntuale e prende 1.400 euro al mese come fa? – si chiede Gigi, un altro attivista del sindacato – Si indebita, fa i buffi, non mangia? Spiegatemelo voi”.

    Firma anche tu la petizione di TPI e Change.org: “Lo Stato paghi gli aumenti delle bollette”

     

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