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    Meloni in pressing, ma Santanchè non si dimette

    Credit: AGF

    Dopo la vittoria del No al referendum, nel governo è l'ora dei siluramenti: ieri le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi, ora la premier sollecita il passo indietro della ministra del Turismo. Che però non molla. Interviene anche La Russa

    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 25 Mar. 2026 alle 09:49 Aggiornato il 25 Mar. 2026 alle 10:32

    Daniela Santanchè non si dimette, almeno per ora. La ministra del Turismo si è trincerata dietro il silenzio, ma da quanto filtra è decisa a non accogliere la sollecitazione di Giorgia Meloni, che l’ha (quasi) pubblicamente invitata a fare un passo indietro.

    Nella serata di ieri, martedì 24 marzo, all’indomani della vittoria del No al referendum sulla riforma della magistratura, la presidente del Consiglio ha diffuso una nota in cui ha espresso “apprezzamento” per le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, rispettivamente sottosegretario e capo di gabinetto del Ministero della Giustizia. “Auspico che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal ministro del Turismo, Daniela Santanchè”, ha aggiunto la premier.

    La posizione della “pitonessa” è pericolante da circa un anno, da quando cioè la ministra è stata mandata a processo a Milano per presunto falso in bilancio nel caso Visibilia. Su Santanchè, inoltre, pendono una richiesta di rinvio a giudizio per truffa ai danni dello Stato e un’inchiesta per bancarotta fraudolenta nell’ambito della vicenda Ki Group.

    Dopo il rinvio a giudizio per falso in bilancio, assediata dalle polemiche, l’esponente di Fratelli d’Italia disse: “Se me le chiede il presidente del Consiglio, le dimissioni le do immediatamente”. Adesso che Meloni ha auspicato il suo passo indietro, tuttavia, la ministra sembra ostinata ad andare avanti.

    “Il caso che coinvolge Delmastro è molto più grave del mio. Non sono stata io a far perdere il referendum e quindi non vedo perché dovrei andarmene proprio adesso”, è il ragionamento che le attribuisce in un retroscena il Corriere della Sera. Santanchè farebbe leva sulla Costituzione, che impedisce al presidente del Consiglio di licenziare un ministro.

    Nella giornata di ieri, prima della nota di Meloni, la ministra del Turismo è stata raggiunta dalla telefonata del presidente del Senato Ignazio La Russa, suo amico di vecchia data, che, quasi nelle vesti di mediatore tra lei e la premier, avrebbe cercato di persuaderla a dimettersi.

    Intanto, le opposizioni hanno presentato una nuova mozione di sfiducia nei suoi confronti, dopo che quella respinta dal Parlamento un anno fa. Qualora Santanchè insista nella sua resistenza, non si esclude che persino il suo stesso partito, Fratelli d’Italia, possa votarle contro o, addirittura, presentare una propria mozione di sfiducia.

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