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    Dal Liceo del Made in Italy alla gita gratis a Roma per tutti: ecco le proposte più strane dei partiti

    C'è chi propone di insegnare a scuola l'audiovisivo, chi vuole moltiplicare i ministeri, chi pensa a offrire un viaggio a Roma a tutti i giovani. Da destra a sinistra, ecco le idee più bizzarre dei partiti per cambiare l'Italia

    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 9 Set. 2022 alle 13:32 Aggiornato il 9 Set. 2022 alle 13:32

    Se Fratelli d’Italia vincerà le elezioni, nell’ordinamento scolastico nazionale sarà istituito un nuovo indirizzo: il Liceo del Made in Italy, con l’obiettivo di formare gli studenti «dal punto di vista della conoscenza della produzione italiana di alto livello». Gli alleati della Lega, d’altro canto, puntano a inserire nei programmi educativi una nuova materia di studio: «L’insegnamento dell’audiovisivo», in quanto «strumento che faciliti l’apprendimento delle materie didattiche». Se al Movimento 5 Stelle capitasse di tornare al governo, poi, non ci penserebbe due volte a introdurre una Scuola dei Mestieri «per valorizzare e recuperare la tradizione dell’artigianato italiano».

    Carlo Calenda e Matteo Renzi, invece, vorrebbero garantire a tutti i giovani fra i 18 e i 25 anni un soggiorno gratis di due giorni a Roma a spese dello Stato «per far conoscere la Capitale d’Italia» (viene da chiedersi se l’offerta sarebbe valida anche per i ragazzi romani e per chi vive a Viterbo o Latina…). Quanto al Partito democratico, Enrico Letta ha deciso di fare propria una proposta che era stata lanciata qualche anno fa dal movimento delle Sardine: un Erasmus nazionale «legato ai temi culturali», perché va bene l’Europa ma non dimentichiamoci del nostro Bel Paese.

    Sono solo alcune delle proposte meno note e più bizzarre che si trovano leggendo i programmi elettorali dei partiti senza fermarsi alle misure maggiormente sbandierate. La lista Italexit di Gianluigi Paragone, ad esempio, si propone di far uscire l’Italia non solo dall’Euro e dall’Unione europea ma anche da una branca delle Nazioni Unite: l’Organizzazione Mondiale della Sanità, bollata come «organismo ormai obsoleto e caratterizzato da troppi interessi finanziari che ne limitano l’autonomia e l’autorevolezza». Sinistra Italiana ed Europa Verde, da parte loro, hanno avanzato con un apposito manifesto elettorale l’idea di abolire i jet privati per ridurre l’inquinamento. Eppure nel programma ufficiale vidimato da Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli della misura non ve n’è traccia: essa compare, nero su bianco, solo fra le proposte di Unione Popolare («Stop all’utilizzo di jet privati e progressiva eliminazione dei viaggi aerei su tratte brevi coperte da adeguate linee ferroviarie»).

    Una gaffe tira l’altra

    Per la serie “cavalli di battaglia, ma non troppo”, i Cinque Stelle assicurano di voler estendere a tutti i partiti il famigerato limite dei due mandati, che tanto ha fatto – e tutt’ora fa – discutere all’interno del Movimento, mentre il Partito democratico scrive nel suo programma che «la pessima legge elettorale con la quale andiamo a votare deve essere cambiata», dimenticando che il Rosatellum cinque anni fa fu voluto in primis proprio dal Pd… Poi i dem aggiungono: «Ci impegniamo a proporre una nuova legge elettorale […] per ridurre gli effetti distorsivi sulla rappresentanza legati al taglio dei parlamentari». Peccato che al referendum dell’anno scorso il Pd si schierò a favore della sforbiciata alla rappresentanza… E ancora, nella parte dedicata al Lavoro i dem osservano: «Il vero tradimento sta nelle condizioni che è costretto ad accettare chi un lavoro lo trova: oltre il 20% degli stage extracurriculari attivati tra il 2014 il 2019 ha riguardato persone con più di 30 anni». Solo che in quei sei anni il Pd è stato quasi sempre al governo… Insomma, una gaffe dietro l’altra.

    La “cultura della droga”

    Spostandosi sul fronte opposto, sotto la fiamma tricolore di Fratelli d’Italia arde un programma ad alto tasso identitario. Il partito di Giorgia Meloni propone fra le altre cose: «valorizzazione della lingua italiana all’estero, difesa dell’italianità, della cultura e dei simboli italiani nel mondo»; «creazione di un nuovo immaginario italiano, anche promuovendo, in particolare nelle scuole, la storia dei grandi d’Italia e le rievocazioni storiche»; «incentivare il rientro in Italia di italiani all’estero e oriundi italiani»; e poi la già citata istituzione di un «Liceo del Made in Italy».

    Anche la Lega batte forte sui propri ideali conservatori. Il programma salviniano prevede di avviare, ad esempio, «campagne di sensibilizzazione verso i minori e i loro genitori sui pericoli della “cultura della droga”», oppure cerca di porre limiti al «tentativo in atto di “colonizzazione ideologica” attraverso la cosiddetta teoria gender». Ancora, nel documento leghista si rileva il rischio che «attraverso l’insegnamento dell’arabo vengano trasmessi ai discendenti di religione islamica messaggi e concetti riconducibili a ideologie estremiste». Che è un po’ come dire che chi parla siciliano stretto va tenuto d’occhio per possibili legami mafiosi.

    A mettere d’accordo tutti sono le detrazioni fiscali politically correct, come quelle per le attività culturali, o per quelle sportive, o per le spese veterinarie: una o più di queste proposte si trova in pressoché tutti i programmi elettorali. Al contrario, i partiti si dividono sulla durata dell’obbligo scolastico: se il Pd vorrebbe anticipare l’obbligo alla scuola dell’infanzia, Fratelli d’Italia propone di «ridurre di un anno il percorso di studio scolastico, a parità di monte ore totale, per consentire ai giovani italiani di diplomarsi a 17-18 anni» e anticipare così lo sbarco all’università o nel mondo del lavoro. Il polo Azione-Italia Viva, invece, vorrebbe spostare in avanti l’età dell’obbligo da 16 a 18 anni, ma anticipando di un anno – esattamente come Meloni – l’uscita dalle superiori.

    I ministri non bastano mai

    Poi ci sono le promesse di grandi novità nell’architettura governativa. La più propositiva qui è senza dubbio la Lega, che nella prossima legislatura vorrebbe dar vita a ben cinque nuovi ministeri: uno per l’Agroalimentare, uno per la Terza Età, uno per il Mare, uno per la Montagna e uno per l’Innovazione tecnologica, con quest’ultimo che – abbiamo scoperto negli ultimi giorni – dovrebbe aver sede a Milano anziché a Roma. Anche Sinistra Italiana ed Europa Verde propone di istituire una nuova figura nel governo: il ministro del Terzo Settore, settore che – ricordano Fratoianni e Bonelli – «contribuisce per il 5% al Pil nazionale, occupa in forma retribuita 750.000 persone e 3.300.000 volontari». Infine, merita una menzione speciale un breve passaggio del programma di Fratelli d’Italia: «Predisposizione di un piano di emergenza per fronteggiare eventuali blackout energetici inattesi e prolungati». Si profila un autunno difficile, e Meloni lo sa bene.

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