Non parte nel migliore dei modi la lunga marcia del centrosinistra verso le elezioni politiche del 2027. A Napoli, ieri pomeriggio, la prima uscita pubblica congiunta dei tre partiti che formano la base della coalizione – Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana e Verdi – non ha riempito piazza del Gesù e, per di più, è stata bersaglio di una contestazione da sinistra.
Il momento di difficoltà delle forze di opposizione ha offerto un assist alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che – con astuzia politica – è subito intervenuta sui social esprimendo solidarietà ai suoi avversari politici, da un lato ergendosi a paladina del diritto d’espressione e dall’altro rimarcando le tensioni che attraversano il fronte progressista.
La manifestazione – dal titolo “Al lavoro per cambiare l’Italia” – è stata inizialmente contestata da una cinquantina di attivisti del movimento napoletano Disoccupati 7 Novembre, che hanno minacciato di occupare il palco e hanno poi ottenuto un colloquio con i leader dei partiti.
Poi sono arrivati una ventina militanti di Potere al Popolo, guidati dal portavoce nazionale Giuliano Granata, napoletano, che hanno intonato fischi e slogan (“Vergogna!”, “Buffoni!”) durante il comizio di Roberto Fico, presidente della Regione Campania, e del sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi.
Al primo cittadino i contestatori rimproverano di aver approvato due anni fa il salario minimo in città, ma di non averlo mai applicato con i lavoratori degli appalti comunali, che continuerebbero a percepire 7-8 euro di salario.
“Dicono di volere un’Italia diversa e poi nelle città che amministrano stendono tappeti rossi alla speculazione immobiliare (vedi Milano), fanno rientrare dalla finestra chi ha inquinato e doveva pagare e invece non solo non pagherà ma otterrà anche soldi (vedi Napoli), si legge nel post di Potere al Popolo che documenta l’irruzione in piazza del Gesù. Il movimento della sinistra radicale critica i quattro partiti del cosiddetto “campo largo” anche per le ambiguità sul tema dell’aumento delle spese militari e sul tema della patrimoniale.
A causa della contestazione, l’evento è stato sospeso per una ventina di minuti. I leader di Pd, M5S e Avs hanno chiesto ai poliziotti schierati di non intervenire per evitare disordini.
“Noi non facciamo decreti per impedire di parlare e di reprimere il dissenso, cercate di distinguere”, ha scandito il presidente dei Cinque Stelle Giuseppe Conte. “Non ci facciamo spaventare dalle urla, ma mi chiedo che senso abbia contestare noi quando al governo c’è la peggiore destra di sempre”, ha detto Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, mentre per Angelo Bonelli, numero uno dei Verdi, “sono i fascisti che traggono vantaggio da questa operazione”.
Dopo la rumorosa interruzione, gli attivisti di Potere al Popolo hanno lasciato la piazza e i comizi sono ripresi. “Non faremo mai più il favore alle destre di dividerci, andremo uniti a vincere le prossime elezioni”, ha promesso la segretaria del Pd Elly Schlein.
In serata, di rientro dal vertice Nato di Ankara, la premier Meloni ha commentato l’accaduto con un post sui social prendendo le difese dei suoi avversari: “Esprimo la mia solidarietà ai leader e agli attivisti del ‘campo largo’, contestati durante la manifestazione di Napoli da esponenti di Potere al Popolo, che hanno tentato di impedirne il regolare svolgimento”, ha scritto Meloni. “La libertà di organizzare e svolgere una manifestazione politica è un principio che deve valere sempre, per tutti. Noi continueremo a difenderlo senza esitazioni e senza doppi standard”.
Festa rovinata, dunque, per il centrosinistra, mentre la premier – che pure nei prossimi mesi dovrà gestire la pratica-Vannacci – ha di che sorridere beffarda. La campagna elettorale è iniziata.