La stabilità è la prima grande riforma, ha detto Giorgia Meloni, ma per quanto sia rimasto in piedi senza particolari problemi il governo ha dovuto affrontare alcune dimissioni di cui avrebbe volentieri fatto a meno. La prima a lasciare è stata, a inizio 2023, la sottosegretaria all’Università Augusta Montaruli, dimessasi in seguito alla condanna definitiva per uso illecito di fondi pubblici nell’ambito della cosiddetta inchiesta “Rimborsopoli”, mentre nel febbraio 2024 è toccato a Vittorio Sgarbi lasciare l’incarico di sottosegretario alla Cultura, dopo che l’Antitrust aveva posto la questione circa l’incompatibilità tra il suo ruolo di governo e le sue attività professionali. Nel settembre dello stesso anno è toccato anche al titolare dello stesso dicastero, Gennaro Sangiuliano, lasciare il proprio posto in seguito all’esplosione del cosiddetto “caso Boccia”. Il rischio di un terremoto è però arrivato dopo il referendum sulla Giustizia nel marzo 2026, quando il sottosegretario Andrea Delmastro ha fatto un passo indietro in seguito alla notizia della sua partecipazione a una società legata a un’attività di ristorazione della figlia di un uomo ritenuto vicino al clan Senese. Contestualmente, fresca di sconfitta referendaria, ha lasciato anche la capo di gabinetto del ministero, Giusi Bartolozzi. Negli stessi giorni, su espressa richiesta di Giorgia Meloni, anche Daniela Santanché, in seguito al rinvio a giudizio per falso in bilancio nel “caso Visibilia”, ha rassegnato le dimissioni da ministra del Turismo.
Da Montaruli e Sangiuliano a Delmastro e Santanché: tutti i “guai” di Giorgia Meloni
Il Governo più longevo della storia repubblicana ha superato indenne gli scandali che hanno travolto alcuni dei suoi esponenti ma ha dovuto affrontare una serie di dimissioni di cui avrebbe volentieri fatto a meno
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