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    Michela Murgia a Salvini: “Lo paghiamo per andare in tv e mangiare arancini”

    Michela Murgia; Matteo Salvini
    Di Cristiana Mastronicola
    Pubblicato il 19 Apr. 2019 alle 11:01 Aggiornato il 19 Apr. 2019 alle 11:52

    Michela Murgia torna a parlare dell’attacco subito da Matteo Salvini, che, in un tweet, l’ha definita “un’intellettuale radical chic e snob”. Ospite della trasmissione Circo Massimo di Radio Capital, la scrittrice sarda è tornata sull’argomento spiegando che “l’impressione è che le parti siano invertite”

    “In questo modo si capisce quanto sia finta la sua retorica di uomo del popolo: non lo è stato mai, è stato piuttosto un uomo della poltrona”, ha detto la scrittrice. Quello che vuole fare Murgia è “dire a quelli che credono di essere rappresentati da Salvini che la sua narrazione è falsa. È un privilegiato, e anche nel suo privilegio si è dimostrato non all’altezza. Io non ho nulla contro chi prende 19mila euro per stare a Bruxelles, il problema è quando chi li prende non ci va o, se ci va, non presenta mozioni per mesi. Non lo dico io che nella sua attività politica è un fannullone, glielo hanno detto i suoi colleghi al Parlamento europeo”.

    Ma l’attacco della scrittrice non passa solo per l’assenza in Europa. Anche la poltrona italiana di Salvini, quella del Viminale, sembra essere spesso vuota: “Dal mio punto di vista, sarebbe meglio che Salvini non fosse su quella poltrona”.

    “Ed è interessante notare che la sua iperpresenza televisiva sia sotto gli occhi di tutti. La questione è: per cosa lo paghiamo? Per scaldare le feste negli studi televisivi e mangiare arancini nelle sagre, oppure perché garantisca la vera sicurezza di questo Paese? E la sicurezza non è rappresentata dai quattro disperati che arrivano sui barconi, che non sono il pericolo ma sono in pericolo, e ci liberi invece dai veri problemi della sicurezza, dalla mafia alla camorra, tutte cose di cui parla molto meno”, ha continuato ancora la scrittrice.

    I consensi, però, dicono che il vicepremier leghista nei consensi continua a crescere: “Chiaro che se tu soffi sulle paure costruisci anche un consenso pauroso e impaurito”, spiega la scrittrice, “ma io sono una persona sinceramente democratica, non mi faccio abbindolare dal consenso. Non è il consenso che segna la democrazia, anche Mussolini e Hitler sono arrivati al potere con il consenso. La democrazia si misura da come si tratta il dissenso. E come tratta il dissenso Matteo Salvini?”, chiede Murgia.

    “Si sveglia la mattina e tramite il suo social media manager Morisi e la sua Bestia, la macchina dei social, se la prende con chiunque abbia la possibilità di catalizzare un minimo di dissenso nei suoi confronti, che sia una scrittrice, uno scrittore come Roberto Saviano, uno chef come Rubio, un dj, chiunque abbia una parola contraria da dire al ministro si ritrova addosso centinaia di odiatori con gli account fake che intimidiscono chi legge e lo scoraggiano dall’intervenire, e probabilmente hanno anche l’intento di intimidire chi scrive”, spiega ancora Murgia.

    “Ma io non mi farò intimidire. Abbiamo un ministro degli interni che un giorno sì e l’altro anche si scaglia contro scrittori, contro il mondo della cultura. C’è un mondo della cultura, diciamo di gente pagata per pensare e raccontare quello che ha pensato, che sta dando fastidio al potere”, ha detto la scrittrice sarda.

    La lezione di Michela Murgia a Matteo Salvini, che la definisce “intellettuale radical chic”
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