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    L’Italia riparte, ma per andare dove? Così in Rete si “Immagina” il futuro del Paese

    Intervista ad Alessandro Capelli, coordinatore del progetto lanciato dal PD e rivolto a tutto il campo progressista: "L'apertura di Zingaretti è fondamentale. La crisi non deve scaricarsi sulle prospettive dei giovani. Servono idee per far sì che ripartire sia sinonimo di cambiare"

    Di Lorenzo Zacchetti
    Pubblicato il 16 Mag. 2020 alle 09:59

    Dallo scorso 29 aprile è online “Immagina”, una piattaforma lanciata dal Partito Democratico, ma che punta a un orizzonte molto più ampio di quello rappresentato dalle appartenenze di partito. Lo ha spiegato molto chiaramente Nicola Zingaretti in fase di presentazione: “Non sarà il portale del PD, ma servirà per raccogliere idee, contributi, proposte, politiche che provengono da tutti i settori del Paese”.

    Il segretario dei Dem ne aveva sottolineato anche il legame con la contingenza, visto il drammatico momento che sta vivendo il Paese, presentando “Immagina” come “il cantiere delle idee e delle proposte non tra 10 anni, ma per le prossime settimane, per concretizzare questa Italia nuova”.

    A due settimane dal suo lancio, come stanno andando le cose? Per comprendere meglio il senso di un progetto che prova a fornire una risposta nuova alla domanda di partecipazione, TPI ha incontrato Alessandro Capelli, 35enne consulente di comunicazione e professore di sociologia della comunicazione. Il suo compito è coordinare “Immagina” insieme a Enzo Cursio, giornalista candidato al Premio Nobel per la Pace nel 2018, esperto di disarmo e politiche per lo sviluppo sostenibile, Valentina Morigi, assessora al bilancio, partecipazione, servizi sociali, casa, politiche giovanili, immigrazione del Comune di Ravenna, e Simona Giunta, scienziata e ricercatrice sul cancro, nonché dirigente di progetto presso la Rockefeller University di New York, che partecipa in veste di consulente scientifica esterna.

    Come descrive il progetto “Immagina” e i suoi obiettivi?

    Lo stiamo sentendo in molte forme diverse: “Non vediamo l’ora di ripartire”. La vera domanda sta nel chiedersi: “Per andare dove?”. Il mondo si appresta a vivere una grande trasformazione. La pandemia si è trasformata in un acceleratore di futuro e grandi questioni che ci apparivano qualche mese fa come punte di un iceberg, oggi emergono in tutta la loro forza. Proprio durante una crisi come quella che stiamo vivendo è possibile mettere in discussione i fondamentali di una società. “Immagina” nasce proprio per pensare nuove strade da intraprendere, affinché ripartire sia sinonimo di cambiare. Per rimettere al centro della discussione un’idea di Italia e di Europa differente, per riattivare i nodi delle intelligenze diffuse e collettive. Perché per uscire dalla rappresentazione mediatica della politica e per cambiare la vita delle persone abbiamo anche bisogno di idee nuove.

    Quanto tempo è stato necessario per realizzarlo?

    La verità è che quando mi è stato proposto, il progetto era già stato tutto sostanzialmente preparato. Ecco perché il merito è tutto di Nicola Zingaretti, di Marco Furfaro – responsabile comunicazione – e di tutta la segreteria nazionale del PD.

    Come si può partecipare?

    Questo è un asse portante del progetto. “Immagina” raccoglie idee e proposte, si confronta con corpi intermedi, intellettuali, attivisti, ricercatori, giornalisti, dirigenti politici e figure istituzionali. Ma è anche uno spazio aperto alle idee e alle proposte di tutti, proprio perché siamo consapevoli come in questo Paese vi siano risorse diffuse che quando vengono valorizzate assumono una rilevanza spesso strategica. Concretamente sulla piattaforma immagina.eu si trova un form per poter mandare i propri contributi, che poi vengono catalogati e pubblicati.

    Come si spiega la scelta di non utilizzare il simbolo del PD?

    Anche in questo caso la scelta è stata del gruppo dirigente del PD. Ed è stata una scelta coraggiosa e generosa, molto coerente con l’impianto che Nicola Zingaretti ha dato sin dalla sua candidatura alle primarie del PD. La sua piattaforma programmatica in quelle primarie, “Piazza Grande”, non a caso evocava un processo di apertura dei confini e una grande alleanza per il cambiamento. Ecco perché anche “Immagina” è un atto di generosità nei confronti di un campo democratico e progressista che è da troppo tempo alla ricerca della propria identità profonda. “Immagina” è dunque dedicato alla comunità del PD e aperta a chi sta fuori dal partito in una meccanica orizzontale, senza porre confini artificiali.

    In cosa differisce “Immagina” da altre testate/laboratori di idee online?

    Anzitutto direi per il contesto storico in cui è stata lanciata e anche per la funzione temporalmente circoscritta: è questo il momento di tirare fuori idee e punti di vista per ripartire. In secondo luogo, “Immagina” non fa mistero della propria appartenenza politica e valoriale.

    Lei è stato molto vicino a Nichi Vendola e Giuliano Pisapia, che l’ha scelta come suo delegato alle politiche giovanili quando era Sindaco di Milano, per poi lavorare alla campagna congressuale di Nicola Zingaretti. Persone che hanno fatto percorsi simili, come Marco Fufaro e Maria Pia Pizzolante, sono entrate nel PD: qual è la sua prospettiva?

    Quando Nicola Zingaretti ha vinto le primarie del PD ha evidenziato due parole nel corso del suo discorso: unità e cambiamento. Che per me significano unità inossidabile di tutto il campo Democratico e Progressista e coraggio del cambiamento. Se si utilizza una prospettiva grandangolare, è la stessa sfida che ha caratterizzato la “stagione arancione” di cui sento di aver fatto parte. Giusto per fare un esempio, la composizione delle liste elettorali alle elezioni europee del PD rappresentava esattamente questa fotografia. Ora, al di là delle formule politiche, io credo che sostenere l’azione trasformativa della segreteria di Zingaretti (e che riguarda tutto il centrosinistra) sia fondamentale. L’apertura al civismo, all’ambientalismo e ai nuovi movimenti sociali; l’ideazione di un nuovo modello organizzativo per valorizzare territorio e attivismo; un’azione politica coraggiosa (ma non avventurista) per ritrovare sintonia con milioni di elettori che nelle ultime stagioni politiche si sono piano allontanati; il sostegno per indirizzare l’azione del governo in una fase storica decisiva.

    Quali sono i tre temi politici che, in questa particolare fase del Paese, le piacerebbe che fossero in cima all’agenda del centrosinistra?

    Il grande tema ora è la ripartenza, ovvero come “rimettere in moto il Paese”. La sfida è che questa esigenza di sviluppo muova nei binari giusti. I binari giusti son quelli della sostenibilità ambientale e sociale, anzitutto. Significa uno sviluppo che riduca le disuguaglianze sociali e che si prenda cura del Pianeta. In questo senso, dopo decenni, mi pare che ci si stia interrogando davvero su un rinnovato bisogno dell’intervento pubblico nell’economia. Questa fase inoltre ci porterà a dover ripensare il modello di welfare: il mondo del lavoro cambia con una velocità tale che impone anche di ripensare i sistemi di protezione sociale. Importante, per esempio, penso sia la posizione assunta dal PD a supporto del reddito universale. Terzo: azioni concrete sul tema delle parità di genere, perché questo Paese non diventerà grande fino a che terremo l’Italia nascosta sotto un immenso tetto di cristallo.

    Guardando in particolare ai giovani, come si può immaginare il loro futuro dopo l’impatto della pandemia?

    E’ necessario evitare che la crisi economica, come troppo spesso accaduto, si scarichi sulle prospettive delle generazioni più giovani. Bisogna sempre ricordare che gli investimenti pubblici in formazione e politiche giovanili hanno un ritorno sociale molto alto. A partire da scuola, formazione e università, è anche un’occasione per costruire un Paese che garantisca a tutti i giovani le stesse opportunità. Contemporaneamente penso sia anche una buona occasione per dare parola ai giovani e interrogarci collettivamente su quello che abbiamo sperimentato in questi mesi di didattica a distanza e di vita spesso iperdigitalizzata.

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