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    Meloni-story: i 20 momenti chiave dei primi 4 anni di governo

    Foto AGF

    Dalla vittoria alle elezioni alla sconfitta al referendum. Dal 7 Ottobre alle dimissioni di Sangiuliano. Dagli audio di Berlusconi all'insidia Vannacci

    Di Stefano Mentana
    Pubblicato il 25 Set. 2026 alle 12:15

    1. La vittoria elettorale. Il 25 settembre 2022 il centrodestra vince le elezioni: Fratelli d’Italia diventa primo partito con il 26 per cento dei voti, il centrodestra si avvicina al 44. Giorgia Meloni si appresta a diventare premier.

    2. L’audio di Berlusconi. Ancora non si è formato il governo, quando viene diffuso dall’agenzia Lapresse l’audio di Silvio Berlusconi in una riunione dei parlamentari di Forza Italia in cui pronuncia parole molto critiche verso Zelensky e sposa parte della narrazione russa sull’Ucraina. Gelo nel centrodestra. Berlusconi morirà il 12 giugno successivo, venendo salutato in un grande funerale presso il Duomo di Milano.

    3. Il giuramento. Il 22 ottobre 2022 nasce ufficialmente il Governo Meloni, il primo della storia della Repubblica a essere guidato da una donna, il primo a essere guidato dall’esponente di un partito considerato erede del Movimento Sociale Italiano.

     4. Il decreto anti-rave. Ottobre 2022. Mentre le cronache parlano di un rave a Modena, arriva uno dei primi provvedimenti del Governo: il decreto anti-rave, che inasprisce le pene per raduni non autorizzati in edifici altrui.

    5. La fine del Rdc. A dicembre 2022, l’approvazione della Legge di Bilancio segna l’inizio del percorso di smantellamento del Reddito di cittadinanza, una misura simbolo del Governo giallo-verde Conte I fortemente osteggiata da Meloni. Nel febbraio 2023 inizierà col Dl cessioni l’iter per porre fine anche al Superbonus.

    6. L’incontro con Zelensky. Febbraio 2023, plenaria del Consiglio europeo a Bruxelles: Meloni incontra per la prima volta il presidente ucraino Volodymir Zelensky.

    7. Il Cdm a Cutro. Dopo la strage del febbraio 2023, che ha visto la morte di almeno 94 migranti al largo di Cutro, il Governo svolge un Consiglio dei ministri simbolicamente presso la cittadina costiera calabrese. Il simbolo della politica sulle migrazioni dell’esecutivo, tuttavia, arriverà nel novembre successivo, con il memorandum con l’Albania per i centri migranti, che tuttavia nonostante i costi finirà per arenarsi.

    8. Musk a Roma. Il rapporto tra Meloni ed Elon Musk è stato oggetto di critiche dai loro detrattori e lodi tra i loro sostenitori, mentre il patron di Tesla ha offerto sempre più sostegno ai partiti della destra europea. Nel giugno 2023 il rapporto è stato suggellato dalla visita di Musk a Roma.

    9. Lo scherzo telefonico. Il 18 settembre del 2023 arriva un momento di imbarazzo per il governo: il duo comico russo Vovan e Lexus, noto per gli scherzi telefonici che riescono a raggiungere alte autorità internazionali, colpisce Meloni, spacciandosi per il presidente della Commissione dell’Unione africana.

    10. Il 7 Ottobre 2023. Nei giorni successivi alla strage avvenuta nel sud di Israele, Meloni si reca presso il Tempio Maggiore di Roma e incontra Netanyahu in Israele. L’Italia sarà uno dei Paesi europei col rapporto migliore col governo dello Stato ebraico, ma non mancheranno momenti di freddezza durante la guerra a Gaza, fino alla sospensione del rinnovo automatico del memorandum d’intesa sulla cooperazione militare.

    11. Il Piano Mattei. Il 29 Gennaio 2024, Giorgia Meloni lancia ufficialmente il piano Mattei, dedicato al fondatore di Eni, che punta a un modello di cooperazione tra Italia e Paesi africani contribuendo a fare dell’Italia un hub energetico.

    12. La sconfitta in Sardegna. Il 25 febbraio 2024 il centrosinistra ha strappato al centrodestra il governo della Regione Sardegna, con la vittoria della candidata pentastellata Alessandra Todde, in quella che viene vista come la prima grande battuta d’arresto elettorale del governo Meloni. Il 10 marzo successivo, il centrodestra si rifà parzialmente riconfermandosi in Abruzzo.

    13. I segnali delle europee. Il partito di Meloni può gioire alle elezioni europee del giugno 2024, migliorando il risultato delle politiche e raggiungendo il 28,7%. Diverse notizie tra gli alleati: se Forza Italia sorride con il secondo posto al 9,6, diverso è il risultato della Lega che viene superata dagli azzurri e crolla sotto il 9. All’opposizione, il Pd ottiene un valido 24,1%. Raffaele Fitto diventerà commissario europeo per l’Italia.

    14. Le dimissioni di Sangiuliano. Dopo giorni in cui finisce nel ciclone mediatico a causa del cosiddetto “affaire Boccia”, Gennaro Sangiuliano lascia la guida del ministero della Cultura, sostituito da Alessandro Giuli.

    15. Incontro con Trump. Il 5 febbraio 2025 Meloni vola a Mar a Lago dove incontra Donald Trump, fresco di elezione a presidente e in attesa del giuramento. Il loro rapporto sarà per diverso tempo molto positivo, con tanto di ringraziamento pubblico da parte di Trump alla conferenza di Sharm del 2025. Ma poco più di un anno dopo, le cose cambieranno: nel giugno 2026 il presidente statunitense fa sapere di non volere la premier italiana come fan. Il motivo? Il mancato sostegno italiano agli Stati Uniti nel tenere aperto lo Stretto di Hormuz.

    16. Tutti felici per le regionali. Tra settembre e novembre 2025 si vota in sei regioni italiane: il centrodestra si riconferma in Veneto, Marche e Calabria, il centrosinistra in Toscana, Campania e Puglia. Tutti cantano vittoria pur senza strappare nulla agli avversari.

    17. Vannacci si fa il partito. Divenuto popolare grazie al libro “Il mondo al contrario”, eletto con ampio sostegno elettorale europarlamentare per la Lega, il generale Roberto Vannacci il 3 febbraio 2026 lascia il partito di Salvini per fondare Futuro Nazionale. Per il governo si apre una grande questione: allearsi e spostare il baricentro a destra o tenerlo fuori, rischiando di perdere le elezioni?

    18. La sconfitta nel referendum. La riforma della giustizia firmata dal Governo Meloni viene sottoposta al voto dei cittadini e respinta nel referendum costituzionale: è la principale battuta d’arresto subita dall’esecutivo. La dimostrazione che, se unita, l’opposizione può riuscire a vincere.

    19. Le dimissioni dopo il voto. Nei giorni successivi al referendum, arrivano ben tre dimissioni di peso: il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, per il controverso legame societario con la famiglia Caroccia, la capo di gabinetto dello stesso ministero Giusi Bartolazzi e la ministra del Turismo Daniela Santanché, quest’ultima colpita dal rinvio a giudizio sul caso Visibilia.

    20. L’annuncio sul bollo. L’ultimo capitolo in ordine cronologico arriva dall’annuncio dell’abolizione del bollo auto per i veicoli sotto gli 80 kw. Una mossa importante per il Governo, una trovata elettorale per le opposizioni: cosa ne penseranno gli italiani, lo vedremo.

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