«Il bilancio del Governo Meloni è positivo». Francesco Giubilei, direttore della Fondazione Alleanza Nazionale, ne è fortemente convinto, anche perché – sottolinea – l’esecutivo guidato dalla leader di Fratelli d’Italia «si è insediato in un momento storico molto complesso». «È entrato in carica con la guerra in Ucraina in corso, conflitto che perdura tutt’oggi, ma non solo: negli anni di governo ci sono stati il 7 Ottobre, la guerra a Gaza e la guerra in Iran. Tutti fenomeni che hanno evidentemente avuto un impatto anche sul contesto politico italiano. Insomma, una situazione geopolitica internazionale particolarmente complessa».
«Nonostante ciò – fa notare Giubilei – il Governo ha ottenuto il record della longevità, che non è solo ed esclusivamente una durata da riconoscere come slogan, ma ha avuto e ha tutt’ora delle ricadute concrete. In questi anni l’economia italiana ha potuto godere di una fiducia a livello internazionale che ha portato ad esempio al calo dello Spread. Un fattore che ha permesso di pagare meno interesse sul debito pubblico (il nostro, come noto, è molto alto…)». «Il riflesso – osserva il direttore della Fondazione An – si è avuto anche nella vita concreta: ad esempio un cittadino che ha un mutuo a tasso variabile con lo Spread basso paga meno interessi». Dunque, è la conclusione, «avere una stabilità per la finanza pubblica è, indubbiamente, qualcosa di positivo. Inoltre, se tutto è confermato, a breve, già da questa legge finanziaria, l’Italia dovrebbe uscire dalla procedura di infrazione europea del 3% e questo permette di avere maggiore flessibilità sulla spesa».
Altri «successi»?
«Sull’immigrazione i dati ci dicono che dal 2022 ad oggi, in particolare nell’ultimo anno, c’è stato un calo degli sbarchi, un aumento delle espulsioni e soprattutto a giugno, anche grazie alla pressione italiana sia a livello governativo sia a livello europeo, è stato approvato un nuovo Patto migranti” che è un cambio importante a livello europeo sulle politiche sull’immigrazione».
Il Piano Mattei, secondo lei, è stato un successo della Meloni?
«È stato fatto un lavoro per cercare di diversificare i fornitori, quindi il mio è un giudizio positivo».
È indubbio, però, che c’è stato qualche inciampo durante questi oltre 1.400 giorni di Governo Meloni. Ad esempio il referendum sulla giustizia perso…
«È chiaro che l’esito di un referendum va sempre rispettato. Io però continuo a pensare che quella riforma fosse una riforma giusta. La separazione delle carriere, il tema del Csm, il tema della responsabilità dei magistrati a fronte di errori giudiziari… Nel merito era una riforma corretta. Quando ci sono dei referendum popolari non sempre si vota nel merito della riforma che, in questo caso, era anche tecnica, con alcuni punti difficili da spiegare. Una parte degli italiani ha votato per dare un segnale politico. Il centrodestra ha fatto una comunicazione, anche giustamente, nel merito della riforma con messaggi più difficili da far passare; dall’altra parte si è invece puntato su una comunicazione basata su messaggi dal mio punto di vista non veri, ma comunicativamente che passavano di più».
Quali?
«Ad esempio il controllo della politica sui giudici, il “Vogliono mettere le mani sulla Costituzione”… Comunicativamente questo ha avuto delle conseguenze sull’esito del referendum».
Le opposizioni da diversi mesi spingono sul tema del carovita e degli stipendi bassi. Il Governo più longevo della storia della nostra Repubblica poteva fare di più?
«Il carovita è un tema legato all’inflazione, che però non è un tema solo italiano, è un tema europeo. C’entrano, ad esempio, anche la politica della Bce e la congiuntura internazionale. Noi, come Italia, dobbiamo paragonarci alle altre due grandi economie europee, che sono la Francia e la Germania. Il caso spagnolo, che spesso viene evidenziato, è molto diverso dal nostro: è un’economia più piccola, non sono nel G7… È un po’ diverso. Francia e Germania crescono meno di noi, hanno problemi industriali anche maggiori dei nostri e hanno il tema dell’inflazione».
Inflazione che in Italia, ad oggi (dati di agosto), è al 3,3%…
«Quello dell’inflazione è un tema che riguarda l’Italia dai primi anni Duemila ad oggi. Ha interessato tutti i governi sia di sinistra sia tecnici sia di centrodestra. Il tema grosso di riflessione – che, per onestà intellettuale, non riguarda il Governo Meloni – è perché rispetto ad altre economie abbiamo una perdita del potere di acquisto rispetto a venti o trent’anni fa. Il costo della vita rispetto ai salari è un tema che esiste e riguarda in particolare i giovani. È disonesto intellettualmente dire che è un tema del Governo Meloni o del Governo Conte o Governo Renzi… È un tema più ampio di politiche economiche e industriali dell’Italia, servirebbe una riflessione sistema Paese».
Parliamo di sanità.
«Sono stati fatti degli investimenti importanti. È chiaro che anche quello è un tema che va oltre il Governo Meloni. C’è una riflessione da fare sul fatto che con l’invecchiamento della popolazione si pone e si porrà sempre di più il tema di come riuscire a rendere sostenibile il sistema sanitario nazionale e il sistema pensionistico».
C’è però chi dice che le grosse spese del Governo Meloni per la difesa potevano (o dovevano) essere destinate alla sanità o alla scuola…
«Non sono d’accordo quando si mettono in contrapposizione le spese per la difesa con quelle per la sanità o per gli asili. Ci sono dei capitoli di spesa per cui tu devi essere in grado, come Stato, sia di utilizzare le risorse per la difesa sia per la sanità e per tutto il resto. La semplificazione populista è dannosa. C’è un cortocircuito: la sinistra spesso dice: “Dipendiamo troppo da Trump”, “La nostra politica estera non è indipendente”. Per carità, possiamo discuterne, ma se tu – dopo che hai fatto questa critica – mi dici: “Sono contrario all’aumento delle spese per la difesa”, come pensi di avere una maggiore indipendenza o una maggiore sovranità? Io sono contrario all’esercito europeo comune perché senza una politica estera comune è inutile. Però è giusto intervenire sulle carenze che l’esercito italiano ha. Anche perché il mondo, purtroppo, dal 2022 ad oggi è cambiato. Non possiamo rischiare di ritrovarci impreparati».
In chiusura: mi può dire qual è stata, a suo avviso, una cosa fatta bene e una meno dal Governo Meloni?
«Quello che è stato fatto meglio è stato garantire una stabilità e un’autorevolezza e riconoscimento anche a livello internazionale. Ad inizio legislatura si diceva “L’Italia verrà isolata”, “Non conterà a livello europeo” e invece la politica estera è stata indubbiamente – soprattutto nella prima parte della legislatura – un asset importante per il Governo. Cosa si può fare di più? Auspicando un Governo Meloni II, si può fare di più su un tema a cui tengo molto: la battaglia culturale».