A poco più di un mese dal referendum sulla Giustizia, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella scende in campo in difesa del Consiglio Superiore della Magistratura, pesantemente attaccato nei giorni scorsi dal ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Nel mattino di oggi, mercoledì 18 febbraio, Mattarella, che è anche presidente di diritto del Csm, è intervenuto davanti al plenum del Consiglio a Palazzo Bachelet: non era mai successo nei suoi undici anni da Capo dello Stato.
“Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm”, ha detto: “Soprattutto, la necessità e l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione”.
Parole che suonano come un rimbrotto diretto al ministro Nordio – autore della riforma oggetto di referendum, che, tra le altre cose, rivoluziona il metodo di elezione del membri del Csm – il quale nei giorni scorsi aveva affermato che nel Consiglio Superiore della Magistratura vige un “meccanismo para-mafioso”.
Il Csm, ha sottolineato ancora Mattarella, nel suo intervento a sorpresa, “non è esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune ed errori e nei cui confronti non sono, ovviamente, precluse critiche. Come, del resto, si registrano difetti, lacune, errori e sono possibili critiche riguardo all’attività di altre istituzioni della Repubblica, siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario”.
Ma, ha osservato il Capo dello Stato, “in questa sede, che rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica, più che nella funzione di presidente di questo Consiglio come presidente della Repubblica, avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole”, ha aggiunto il presidente.
Ieri anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni era tornata ad attaccare i magistrati: “Una parte politicizzata” continua “a ostacolare ogni azione volta a contrastare l’immigrazione illegale di massa”, ha lamentato la premier in un video pubblicato sui social, commentando la vicenda di un “cittadino algerino, irregolare in Italia, che ha alle spalle 23 condanne” per il quale “alcuni giudici hanno stabilito non solo che non ci sarà un’espulsione, ma che il Ministero dell’Interno dovrà risarcirlo con 700 euro”.
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