È tornata a salire la tensione tra Italia e Germania sul tema della gestione dei richiedenti asilo. Berlino ha confermato che intende riprendere i trasferimenti verso l’Italia delle persone per le quali, secondo le regole europee, il nostro Paese è considerato responsabile dell’esame della domanda di protezione internazionale. Al centro della vicenda ci sono i cosiddetti “dublinanti”, cioè richiedenti asilo che si trovano in uno Stato europeo diverso da quello ritenuto competente per la loro domanda. Il principio alla base del sistema di Dublino è che, in determinate circostanze, la responsabilità della procedura ricada sul Paese di primo ingresso o su quello individuato dalle norme europee. La Germania ha previsto strumenti specifici per gestire questi casi e trasferire le persone verso lo Stato competente.
La questione si è riaperta con l’entrata in vigore, nel giugno 2026, del nuovo sistema europeo comune di asilo. Secondo Berlino, gli accordi bilaterali raggiunti nell’autunno 2025 con Italia e Grecia prevedevano la ripresa dell’applicazione delle regole di Dublino proprio con l’entrata in funzione del nuovo quadro europeo. Per il governo tedesco, quindi, i trasferimenti verso l’Italia rientrano nel funzionamento ordinario del sistema. Roma ha però contestato l’interpretazione tedesca, sostenendo che non tutti i casi precedenti all’entrata in vigore del nuovo sistema possano essere automaticamente trasferiti in Italia. Il confronto riguarda dunque anche la data dalla quale applicare le nuove regole e le conseguenze per le persone che si sono spostate dalla frontiera italiana verso altri Paesi europei.
Il primo trasferimento annunciato da Berlino dovrebbe riguardare una giovane donna somala e sarebbe previsto per il 19 agosto. Il caso è diventato così il primo banco di prova concreto della nuova fase dei rapporti tra i due Paesi sulla gestione dei richiedenti asilo. La reazione tedesca alle perplessità espresse da Roma è stata particolarmente netta. Una portavoce del ministero dell’Interno di Berlino ha detto che il governo è «sorpreso» dalle divergenze emerse con l’Italia, ricordando che i due Paesi hanno collaborato sulla politica migratoria e che gli accordi raggiunti nel 2025 prevedevano la ripresa delle procedure di Dublino.
Dietro lo scontro tecnico sulle procedure c’è una questione politica più ampia. La Germania, che negli ultimi anni ha ricevuto un numero significativo di richieste d’asilo, punta a ridurre i movimenti secondari dei richiedenti all’interno dell’Unione e a rendere effettivo il principio secondo cui la domanda dovrebbe essere gestita dallo Stato competente. L’Italia, invece, teme che la posizione geografica del Paese possa tradursi in un aumento delle persone da accogliere e gestire sul proprio territorio. Il confronto tra Roma e Berlino arriva inoltre in un momento particolarmente delicato per la politica migratoria europea. Il nuovo sistema comune di asilo dovrebbe distribuire maggiormente responsabilità e solidarietà tra gli Stati membri, ma l’applicazione concreta delle regole sta già facendo emergere divergenze sull’interpretazione dei singoli casi. Per ora, dunque, il nodo resta aperto: Berlino considera i trasferimenti verso l’Italia parte degli accordi e del nuovo sistema europeo; Roma contesta almeno una parte di questa lettura. Il trasferimento previsto per il 19 agosto potrebbe rappresentare il primo episodio di una controversia destinata a riproporsi nei prossimi mesi.