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    Rachele Scarpa (Pd), la più giovane parlamentare a Tpi: “Mi batterò contro Meloni per tutti i diritti”

    Di Marta Vigneri
    Pubblicato il 13 Ott. 2022 alle 13:40 Aggiornato il 13 Ott. 2022 alle 13:46

    “Sento tanta emozione e tanta carica, il peso della responsabilità di rappresentare la mia generazione visto che non siamo tanti, tante emozioni messe insieme”, così Rachele Scarpa, la più giovane parlamentare della XIX legislatura a Tpi nella bouvette di Montecitorio a margine dell’elezione del presidente della Camera. Eletta nelle file del Partito Democratico in Veneto, Scarpa fa parte dei giovanissimi dem candidati da Enrico Letta. In politica è attiva già da dieci anni: era stata candidata alle amministrative in Veneto nel 2020, risultando la prima dei non eletti in una Regione in cui l’avversario Luca Zaia aveva guadagnato oltre il 70 per cento di preferenze.

    “Alle scorse elezioni ero capolista del mio collegio in Veneto per la volontà di mandare avanti i giovani, un grande onore e una grande sorpresa per me”, dice. Sulla prospettiva di fare opposizione a uno dei governi più a destra della storia recente, afferma: “Mi preoccupa perché non penso che il centrodestra abbia un programma in grado di rispondere alle esigenze delle persone, non credo ci siano risposte sul tema dell’ambiente e del lavoro povero e precario o su cosa fare dell’istruzione in questo Paese. Sono queste le battaglie che mi interessano”, continua.

    Scarpa è bisessuale, ma ama dirsi “pansessuale”, definizione “ancora più indifferente al sesso delle persone”. “Sicuramente il tema dei diritti mi sta a cuore, ma venendo dalle lotte per i diritti mi sta molto a cuore anche la lotta per il diritto allo studio. Per la mia generazione penso che il tema della precarietà e del lavoro sia importante”, continua.

    “Meloni mi spaventa? Credo sia stata molto capace di comunicare, anche a livello culturale, la sua figura come leader del centrodestra, ma penso anche che abbia una storia e posizioni problematiche e non sono contenta di immaginarla presidente del consiglio”.

    “Non credo di essere qui solo perché sono una foglia di fico – continua la neo deputata dem – si può dire di ogni minoranza, ma se continuiamo a dire che siamo foglie di fico poi non entriamo mai nelle istituzioni e nei luoghi decisionali. Dico che ora sono una ma spero che al prossimo giro potremo essere tanti, così da non dire più che siamo solo etichette”. Al suo partito, in piena fase di autoanalisi e prossimo al congresso, consiglia di “aprirsi. “Il Pd è una casa accogliente, basta tenere le porte e le finestre aperte – dichiara – consiglio di concentrarci sulla nostra identità e sui temi, e di fare spazio a una nuova generazione e classe dirigente perché i militanti e le persone attive sul territorio sono attive, giovani e preparate”.

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