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    Reddito di cittadinanza, Durigon: “I laureati facciano anche i camerieri, non si può essere schizzinosi”

    Di Massimiliano Cassano
    Pubblicato il 22 Dic. 2022 alle 13:25 Aggiornato il 22 Dic. 2022 alle 13:26

    Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro in quota Lega, tra i principali artefici della riforma del reddito di cittadinanza che porterà la misura ad estinguersi nel 2024, ha spiegato i motivi dietro l’abolizione dell’aggettivo “congrua” in merito all’offerta di lavoro che i percettori del sussidio sono tenuti ad accettare, pena l’esclusione.

    “L’offerta congrua che abbiamo in mente – ha detto a Radio 24 – prevede che qualsiasi persona, anche laureata, se gli offrono un posto anche di cameriere casomai vicino casa è giusto che la accetti, perché se uno prende dei soldi pubblici non credo che possa essere schizzinoso. Il criterio della territorialità resta anche perché una persona non può andare a Trieste per due giorni se è di Napoli, tranquillizzerei Conte”.

    Il leader del Movimento 5 Stelle, padre della misura, aveva criticato l’emendamento alla manovra che cancellava il concetto di “offerta congrua”: “Significa che le persone più indigenti devono accettare qualsiasi proposta di lavoro in qualunque luogo d’Italia: significa distruggere l’ascensore sociale. Siamo alla follia pura”.

    La congruità dell’offerta è valutata in base alle esperienze e alle competenze del percettore e anche la distanza dal posto di lavoro, che deve essere situato entro 80 chilometri dall’abitazione del beneficiario e raggiungibile entro 100 minuti con i mezzi pubblici.

    Se l’offerta è comunque ”sia nei limiti temporali, che vicino casa, il percettore dovrà accettare qualsiasi tipologia di offerta di lavoro”, ha spiegato Durigon. “Questo sarà sicuramente un tema che entrerà nel nostro decreto. Dopodiché tante cose entreranno, dalla formazione al matching per poter dare ai percettori delle risposte ed una funzionalità diversa”.

    Tra gli altri provvedimenti che “smontano” il reddito di cittadinanza in vista della sua totale abolizione c’è la riduzione da 8 a 7 mensilità erogate nel 2023, l’impossibilità di rifiutare le offerte di lavoro pervenute, e a decorrere dal primo gennaio 2023, l’erogazione ai giovani tra i 18 e i 29 anni condizionata al completamento del percorso della scuola dell’obbligo.

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