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    Ddl Zan, è muro contro muro in Senato: il voto in Aula è fissato al 13 luglio

    Di Niccolò Di Francesco
    Pubblicato il 6 Lug. 2021 alle 08:08 Aggiornato il 6 Lug. 2021 alle 19:11

    Braccio di ferro al Senato sul Ddl Zan: le ultime notizie

    La battaglia al Senato sul Ddl Zan, il disegno di legge contro l’omotransfobia già approvato alla Camera, è arrivata al muro contro muro tra i partiti: la mediazione è saltata e il Senato ha votato l’approdo del testo in Aula il 13 luglio. Pd e Movimento 5 stelle non hanno accettato la mediazione proposta dal relatore e presidente della commissione Giustizia, il leghista Andrea Ostellari. L’Aula del Senato ha bocciato la proposta di Forza Italia di rinviare la discussione del ddl Zan e anche quella di Fratelli d’Italia che chiedeva un cambiamento del programma dei lavori mettendo all’ordine del giorno la discussione sulla commissione di inchiesta sui rifiuti al posto del provvedimento in questione. Il testo resta dunque all’esame dell’assemblea il prossimo 13 luglio.

    “In Parlamento ognuno è responsabile di quello che fa. Se la legge verrà affossata, il nome e cognome di colui che ha impedito che il Parlamento approvasse all’unanimità la tutela della libertà d’amore e dei diritti civili è il signor Letta. Perché gli è stata proposta, non una, ma dieci volte la possibilità di dialogo, di mediazione, perfino dai gruppi autonomisti del centrosinistra, perfino dai renziani, senza dimenticare il Vaticano da cui è arrivato l’appello”. Così il segretario leghista Matteo Salvini.

    Il #DdlZan sarà in Aula il 13 luglio. L’approvazione del calendario dimostra che i voti ci sono, se c’è la responsabilità. Adesso andiamo avanti con coraggio, a viso aperto, per dare una legge di civiltà all’Italia. Basta con i tentennamenti, è il momento di dare risposte”, ha commentato Monica Cirinnà.

    Il Ddl, che prende il nome dal relatore Alessandro Zan, era stato approvato alla Camera con i voti di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Liberi e Uguali e Italia Viva. Ora, però, il partito di Matteo Renzi, dopo l’asse con la Lega di Matteo Salvini, rischia di affossare la legge a Palazzo Madama dove i numeri sono molto più risicati.

    Secondo le prime ricostruzioni, al tavolo di maggioranza riunito questa mattina Italia Viva avrebbe chiesto di rinviare a domani il voto sulla calendarizzazione del disegno di legge, previsto invece alle 16,30 di oggi. Il presidente della Commissione Giustizia di Palazzo Madama, il leghista Andrea Ostellari, avrebbe inoltre chiesto di rimandare al 22 luglio l’approdo del testo in Aula, attualmente in programma per il 13 luglio. Entrambe mozioni al momento sono state respinte dal Pd.

    Dopo il tavolo, sempre secondo quanto si apprende, si è dato il via a nuova riunione tra PD, M5s, Iv e LeU. Riunione che si è chiusa con un nulla di fatto. Al tavolo di maggioranza sul ddl Zan, Pd e Movimento 5 stelle non hanno accettato la mediazione proposta dal relatore e presidente della commissione Giustizia, il leghista Andrea Ostellari. il Senato ha votato l’approdo del testo in Aula il 13 luglio.

    “Di fronte al tentativo del Presidente Ostellari di privare completamente di tutele le persone trans eliminando l’espressione “identità di genere”, mi auguro che tutte le forze che hanno votato il ddl Zan alla Camera facciano quadrato attorno al testo”, ha commentato a LaPresse la senatrice del Pd, Monica Cirinnà. “Finalmente la Lega ha gettato la maschera e si è capito che non vogliono questa legge facendo di tutto per affossarla. Chi si presta a questo gioco allo sfascio, sulla pelle delle persone, ne sarà responsabile”.

    Ddl Zan: i numeri al Senato

    Se il 13 luglio il Ddl Zan arriverà al Senato con lo stesso testo approvato alla Camera, e quindi senza aver raggiunto un accordo con il centrodestra e, a questo punto, anche con Italia Viva, la legge rischia di essere affossata a Palazzo Madama.

    Senza i 17 voti del partito di Matteo Renzi, infatti, i voti favorevoli al Ddl sono circa 141: 75 M5s, 38 Pd, 6 Leu, 8 Autonomie e 14 del Misto. Quelli contrari, invece, sono 135: 20 FdI, 51 Fi e 64 Lega.

    La partita, però, si gioca sul voto segreto. In caso di voto segreto, infatti, le carte potrebbero rimescolarsi. Alcuni senatori di Pd e M5S, infatti, potrebbero votare contro il disegno di legge, così come alcuni elementi del centrodestra potrebbero votare a favore. Ecco perché l’approvazione o meno del Ddl si basa su una manciata di voti, soprattutto se Italia Viva confermerà l’intenzione di sfilarsi dal disegno di legge così come è stato approvato alla Camera.

    Il Pd: “No al voto segreto”

    Il Partito Democratico, dal canto suo, va avanti per la sua strada e, così come dichiarato nella serata di lunedì 5 luglio dal segretario Enrico Letta nel corso della puntata di In Onda, ribadisce che non chiederà il voto segreto.

    “Non capisco la posizione di Iv che ha fatto un lavoro di merito importantissimo alla Camera e improvvisamente ha cambiato idea” ha dichiarato Letta aggiungendo: “Lega e FdI non la vogliono, la maggioranza che l’ha approvata alla Camera deve farsi carico di approvarla al Senato”.

    “Se sono seri, ce la si fa” dichiara Letta riferendosi ai senatori di Italia Viva. “Salvini è sempre stato contrario. Lo dice il fatto che il suo alleato principale è Orban e l’Ungheria è l’unico Paese a fare un passo indietro sui diritti Lgbqt, tant’è che l’Europa la sta sanzionando. Poi cerca di scaricare su altri. Io preferisco la coerenza ai giochetti” aggiunge il segretario del Pd.

    È il deputato Zan, invece, a rivolgere un ultimo appello ai senatori di Italia Viva: “Salvini utilizza il finto tentativo di volere una mediazione per cercare di svuotare e decapitare la legge, perciò dico agli amici di Italia Viva: attenzione, non prestatevi a questa trappola”.

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