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    Crosetto “chiama” l’opposizione a collaborare sull’Iran: “Non è la nostra guerra”. Ma respinge le accuse di un governo succube di Trump: “Cosa dovremmo fare di più?”

    Il ministro della Difesa Guido Crosetto e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Credit: AGF

    "Su questi temi serve l'unità nazionale": le parole del ministro della Difesa

    Di Niccolò Di Francesco
    Pubblicato il 13 Mar. 2026 alle 12:39

    In un’intervista al Corriere della Sera, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha invitato l’opposizione a collaborare sul tema della guerra in Iran: “Esiste il 95% di temi su cui maggioranza e opposizione possono scontrarsi, ma questo no. Questo riguarda tutti gli italiani – la nostra sicurezza, la guerra fatta da altri, le conseguenze politiche ed economiche – e dovrebbe essere materia sulla quale non si battibecca per interessi di bottega ma ci si siede a un tavolo e si ragiona insieme. Io mi aspetto che lo faranno. Ci sono forze politiche che sono ben consce 
di ciò che sta accadendo. Non è su questo terreno che possiamo permetterci di scontrarci”.

    Secondo Crosetto “le regole del diritto internazionale vengono trascurate, ignorate e prevalgono quelle del più forte. Per questo, noi Paesi che non siamo grandi potenze e che subiamo le guerre che incendiano il mondo dobbiamo batterci per tornare al rispetto da parte di tutti delle regole della carta dell’Onu”. Tuttavia, il ministro della Difesa respinge le accuse di un governo succube dell’America di Trump: “A me pare esattamente il contrario. Cosa dovremmo fare di più? La guerra a Usa, Russia, Iran? La premier è stata chiarissima in Parlamento: 
questa non è la nostra guerra, non l’abbiamo voluta, non ne facciamo parte. Stiamo operando in ogni modo perché si torni al tavolo e alla diplomazia. 
E cerchiamo di far esprimere l’Europa con una voce sola, unita”. Poi, il ministro spiega perché l’Italia non attacca Trump: “Non abbiamo elementi per giudicare se è vero, come hanno detto Usa e Israele che gli iraniani erano a due mesi dalla realizzazione 
di un’arma atomica. Loro sostengono che su quel pericolo si fondi la legittimità del loro intervento. Viviamo un’epoca così difficile anche perché alcuni problemi li pongono Paesi che sono alleati e amici da sempre, ai quali dobbiamo la nostra democrazia e libertà. Non possiamo far saltare alleanze strategiche e inscindibili in momenti così delicati. A volte bisogna mantenere la lucidità, tacere, non polemizzare, ma agire con tutti i mezzi che abbiamo”.

    “Bisogna continuare a cercare una soluzione diplomatica con l’Iran. Prima dello scoppio del conflitto, tutti eravamo d’accordo sul fatto che Teheran non potesse avere l’arma nucleare e una capacità balistica di migliaia di chilometri. Così come tutto il mondo condivideva
la condanna al regime iraniano” aggiunge Crosetto in un’intervista a Il Messaggero augurandosi che il conflitto in Iran non duri più di due settimane ancora perché “se dura di più diventa un guaio mondiale: per ora abbiamo frenato gli effetti del blocco di Hormuz con le scorte, 
ma poi ci sarà il buco delle navi che non sono potute partire”. E proprio su Hormuz, il ministro chiosa: “Ne ho parlato con i colleghi inglese, francese, tedesco, polacco con una linea che va condivisa con tutta l’Europa. Ma ad Hormuz passa il 20% del commercio mondiale, sono interessati paesi come la Cina, l’India, il Giappone. Serve un’azione collettiva per far sì che quella zona esca dal conflitto, che venga ‘sterilizzata’. Su questo ci stiamo muovendo per far sì che la guerra, con la crisi energetica che ne deriva, resti fuori il più possibile dalla vita reale delle persone, come delle famiglie, imprese, fabbriche”.

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