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    Il Cdm approva il Recovery Plan. Le ministre di Italia Viva si astengono: duro scontro con Conte sul Mes

    Di Luca Serafini
    Pubblicato il 13 Gen. 2021 alle 06:53

    Il Consiglio dei Ministri ha approvato nella notte il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il recovery Plan vale 222,9 miliardi. Le ministre di Italia Viva Bellanova e Bonetti si sono astenute, dando seguito a quanto affermato nella serata di ieri da Matteo Renzi: “Se non ci sarà il Mes le ministre di Iv si asterranno”, aveva annunciato l’ex premier in tv. Il leader di Italia Viva ha anche spiegato che la decisione sulle eventuali dimissioni delle due ministre verrà presa oggi e annunciata nel corso di una conferenza stampa.

    In Cdm il vero punto di rottura è stato proprio il Mes. Le due ministre renziane nel corso della riunione hanno definito “incomprensibile” la rinuncia al fondo salva stati. Bellanova ha spiegato che la decisione di astenersi dal voto sul Recovery Fund era motivata proprio dall’assenza, nel piano presentato, di risorse aggiuntive per la sanità.

    “Il Mes non è compreso nel Next Generation, non è questa la sede per discutere il punto”, è stata la replica di Conte, che ha invitato a “non speculare sul numero dei decessi in Italia per invocare l’attivazione del Mes”, con “un accostamento che offende la ragione e anche l’etica”.

    Subito dopo è intervenuto il ministro dell’Economia Gualtieri, affermando che il Mes “non fa parte di Next generation Eu e non sono soldi che possono essere usati come risorse aggiuntive alle spese per la sanità”. Il ministro ha ribadito che lui “è da sempre favorevole a usarlo in sostituzione di risorse già stanziate, se ci fosse consenso politico che non c’è”. Al termine del Cdm, dopo l’approvazione del Recovery Plan, lo stesso Gualtieri ha dichiarato: “E’ stato un gran lavoro, più importante d’ogni polemica. Ora via al confronto in Parlamento e nella società”.

    Durante il Cdm sono intervenuti anche i ministri Boccia e Amendola per chiarire che il Mes non entra qui in gioco e quindi la ragione dell’astensione viene meno. Anche il ministro Speranza avrebbe spiegato che gli investimenti fatti per la pandemia non sono sufficienti.

    Quanto al Recovery Plan, il documento (di 160 pagine) approvato stanzia 46,18 miliardi per digitalizzazione e cultura, 68,9 miliardi per la rivoluzione verde, 31,8 per le infrastrutture, 28,49 per l’istruzione, 27,62 per l’inclusione e la coesione (lavoro, famiglia, politiche sociali), 19,72 per la salute. Considerando gli altri fondi Ue, tra cui il Feasr e il Qfp 2021-26, l’Italia potrà gestire complessivamente 310,66 miliardi, di cui 58,95 per digitalizzazione e cultura, 78,79 per il green, 33,14 per le infrastrutture, 34,04 per istruzione e ricerca, 85 per inclusione e coesione, 20,73 per la salute.

    Nonostante l’approvazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dopo la riunione di stanotte la crisi di governo sembra sempre più vicina. Oggi Renzi annuncerà la decisione sulle eventuali dimissioni delle ministre Bellanova e Bonetti. Se le dimissioni venissero formalizzate, Conte potrebbe decidere di andare alla conta in parlamento, cercando il sostegno di alcuni “responsabili” dalle forze di opposizione, Forza Italia in particolare.

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