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    Cappato, la sentenza della Consulta: “Aiuto a suicidio non sempre punibile”

    È arrivata l'attesa decisione dei giudici costituzionali sul caso Cappato

    Di Laura Melissari
    Pubblicato il 25 Set. 2019 alle 20:03 Aggiornato il 26 Set. 2019 alle 12:00

    Cappato, la sentenza della Corte Costituzionale: “Aiuto al suicidio non sempre punibile”

    Oggi, 25 settembre 2019, è arrivata la sentenza della Corte Costituzionale sulla costituzionalità del divieto di aiuto al suicidio, previsto dal nostro Codice penale, per il caso che aveva visto protagonista Marco Cappato, esponente dei Radicali e dell’Associazione Luca Coscioni che aveva aiutato Dj Fabo a raggiungere la Svizzera dove si era sottoposto a suicidio assistito.

    I giudici costituzionali hanno stabilito che “l’aiuto al suicidio non è sempre punibile” ai sensi dell’articolo 580 del codice penale.

    Secondo i giudici, infatti, non è punibile chi agevola il suicidio di persone, che si trovano in determinate condizioni. “Chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”.

    La Corte, inoltre, ha ribadito che è “indispensabile l’intervento del legislatore” sul fine vita.

    L’articolo 580 del codice penale che regola i reati di “Istigazione o aiuto al suicidio”, tra le altre cose, dice: “Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni”.

    La sentenza, inizialmente prevista per il 24 settembre, era stata successivamente rinviata alla giornata di oggi.

     

    Le dichiarazioni di Marco Cappato dopo la sentenza della Corte Costituzionale

    “Da oggi in Italia siamo tutti più liberi, anche quelli che non sono d’accordo. Ho aiutato Fabiano perché ho considerato un mio dovere farlo. La Corte costituzionale ha chiarito che era anche un suo diritto costituzionale per non dover subire sofferenze atroci. È una vittoria di Fabo e della disobbedienza civile, ottenuta mentre la politica ufficiale girava la testa dall’altra parte. Ora è necessaria una legge”, Marco Cappato commenta con un tweet la storica sentenza della Corte Costituzionale sulla questione della legittimità dell’articolo 580 del codice penale, che punisce l’istigazione e l’aiuto al suicidio.

    “Il compito della Consulta è un compito difficile e importante e noi attendiamo col massimo rispetto questa decisione, qualunque sia. Ho aiutato Fabiano perché l’ho ritenuto un mio dovere morale, ora dovremo sapere se può essere riconosciuto come un diritto”, ha detto Marco Cappato dopo l’udienza della Corte Costituzionale. “Qui non c’è in causa solo più il diritto di Fabiano o la mia situazione personale ma la libertà fondamentale di tante persone che si trovano in situazione di sofferenza, di sofferenza insopportabile e che non vogliono più subire. Questa è la posta in gioco oggi, il parlamento si è dimostrato inadeguato ad affrontare il tema”, aveva dichiarato in attesa dell’udienza.

    Le dichiarazioni di Marco Cappato a TPI:

     

    Sentenza Cappato: come si è arrivati alla decisione della Consulta

    A chiamare in causa la Corte Costituzionale erano stati i giudici di Milano, che durante il processo a Marco Cappato avevano chiesto il giudizio di costituzionalità dell’art. 580 del codice penale. La Corte Costituzionale il 24 ottobre 2018 aveva rinviato la sua decisione a settembre 2019, invitando il Parlamento a intervenire sulla delicata questione, a offrire adeguate tutele legislative corrispondenti al dettato costituzionale.

    Marco Cappato era stato rinviato a giudizio dopo essersi autodenunciato per aver aiutato dj Fabo, Fabiano Antonioni, a raggiungere la Svizzera, dove si era sottoposto a suicidio assistito. Dj Fabo era rimasto cieco e tetraplegico in seguito a un grave incidente in auto nel 2014. Il processo a Cappato è iniziato l’8 novembre 2017 davanti la Corte d’assise di Milano. Il 14 febbraio 2018 la Corte di Assise, mentre ha assolto per la parte di istigazione al suicidio Marco Cappato, perché il fatto non sussiste, ha sospeso il giudizio per la parte di aiuto al suicidio, in attesa del responso della Consulta. Il Presidente della Corte di Assise di Milano ha infatti rinviato alla Corte costituzionale il giudizio di costituzionalità della norma sull’aiuto al suicidio, l’art. 580 del codice penale. Il 24 ottobre la Corte si pronuncia rinviando a oggi, 24 settembre 2019, il giudizio di costituzionalità.

    Cosa è il suicidio assistito?

    Si tratta di una forma di eutanasia, legale in Svizzera ma non in Italia, dove a seguito di un iter strettamente regolamentato, e sotto controllo medico, la persona che ne fa richiesta autonomamente si somministra il farmaco, senza intervento di terzi. Dj Fabo ha fatto ricorso al suicidio assistito a febbraio 2017, e Marco Cappato lo ha aiutato a raggiungere la Svizzera. Ma come funziona il suicidio assistito? Il paziente chiede al medico di prescrivergli dei farmaci che sarà lui stesso a decidere di ingerire. Il medico non agisce direttamente ma assiste il malato collaborando con lui. Qualora si tratti di un paziente che non è in grado di bere autonomamente, il gesto è sempre del malato che aziona con i movimenti che è ancora in grado di fare il sondino collegato ai farmaci letali. È il paziente a decidere quando morire.

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