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    La quiete nei sondaggi e le prevedibili tempeste del prossimo voto in Italia (di S. Mentana)

    Credit: Nicola Marfisi - AGF

    Il cosiddetto “effetto carrozzone” colpisce anche gli italiani, che da indecisi tendono a schierarsi con il candidato considerato favorito

    Di Stefano Mentana
    Pubblicato il 20 Feb. 2026 alle 10:56

    Si dice che Bettino Craxi fosse rimasto molto sorpreso, dal suo soggiorno tunisino, nell’apprendere che il suo vecchio amico Silvio Berlusconi, fino a poco prima imprenditore, da poco anche politico, nel 1994 aveva portato un partito appena fondato dal nulla al 20 per cento alle politiche e, appena un mese dopo, gli aveva addirittura fatto raggiungere il 30% alle ravvicinatissime europee. Per uno che aveva guidato un partito con quasi cento anni di storia e vissuto la sua leadership con l’ambizione di portare il Partito Socialista Italiano al 15 per cento, festeggiando per ogni balzo in avanti dello 0,5, quanto fatto da Berlusconi era qualcosa di impensabile e che apriva evidentemente una nuova epoca.
    Oggi, le minimali oscillazioni della Prima Repubblica ci sembrano qualcosa di sideralmente lontano. Nella società post-ideologica e ultra-veloce, un elettore si può barcamenare tra destra, sinistra e astensione una tornata dopo l’altra senza farsi particolari scrupoli, spesso decidendo per chi votare negli ultimi giorni, o addirittura il giorno stesso delle elezioni. Con buona pace dei sondaggisti, che rischiano facilmente di imbattersi nell’accusa di aver sbagliato le previsioni, con il dettaglio non secondario che il loro lavoro è consegnare un’istantanea di un’opinione popolare sempre più facilmente mutevole, e non fare previsioni.
    I dati in questo senso parlano chiaro: Fratelli d’Italia al suo esordio nel 2013 non arrivò al due per cento, ma alle europee del 2024 ha toccato il 28,7. Il Partito Democratico al suo esordio nel 2008 prese il 33 per cento e alle ultime europee il 24, toccando nel frattempo il famoso 40 per cento nel 2014 e il suo minimo al voto nazionale successivo, il 18,7 nel 2018. Potremmo fare discorsi simili per i Cinque Stelle, che si sono barcamenati in pochi anni toccando il 32% nel 2018 e non arrivando al 10 nel 2024, così come per la Lega, al 34 per cento alle europee del 2019, sotto al nove per cento appena tre anni dopo. Tutte cose che sarebbero sembrate impensabili al Craxi che da Hammamet si stupiva per l’impresa di Berlusconi. Questo fenomeno è oggi totalmente spiegabile e consolidato e va ben al di fuori dei confini nazionali italiani: si tratta del cosiddetto “effetto bandwagon”, “effetto carrozzone” per dirla in italiano, secondo cui gli elettori indecisi tendono a schierarsi più facilmente con il candidato che il sentire comune reputa il favorito.
    Guardando i sondaggi (supermedia Youtrend per AGI del 12 febbraio 2026), vediamo che Fratelli d’Italia ha consolidato il suo primato, crescendo di un punto rispetto alle Europee di ormai quasi due anni fa, il Partito Democratico è sceso di un paio di punti, il Movimento Cinque Stelle salito di altrettanto, Forza Italia e Alleanza Verdi e Sinistra sono pressoché stabili così come Italia Viva e +Europa, che corsero insieme due anni fa. Situazione simile per Azione. Scende di poco la Lega, che però ha appena subito la scissione di Vannacci, dato poco sotto il tre per cento. Praticamente, dei dati stabili, che forse non stupirebbero il Craxi che da Hammamet non si capacitava del boom di Berlusconi. Chissà se questa quiete sia reale o solo apparente e, in realtà, si aspetti solo la miccia del prossimo voto per scatenare di nuovo quelle tanto imprevedibili oscillazioni, in un senso o nell’altro.

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