Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera scritta da Giovanni Crisanti.
La presidente del Consiglio annuncia un pacchetto di misure per sostenere i giovani. Al primo punto mette il “salario”, e cosa propone? Un “premio”, così lo chiama. Sembrerebbe un’agevolazione di 2.500 euro tassata all’1% per i neoassunti sotto i 30 anni. Lei stessa afferma: “Vogliamo fare tutto quello che possiamo perché i ragazzi italiani non ritengano che per costruirsi un futuro bisogna fare le valige e andarsene”.
Davvero si può pensare che un ragazzo o una ragazza che inizia a lavorare deciderà di restare in Italia per un premio, una tantum, di 2.500 euro?
Posto che per contrastare il fenomeno della cosiddetta “fuga dei cervelli” occorrono misure strutturali e integrate con istruzione, formazione, ricerca, benessere sul luogo di lavoro, una riforma che aiuti i giovani deve essere continuativa nel tempo. Servono salari più alti, si, ma non solo per una volta e come “premio”.
Se l’Italia è l’unico Paese OCSE che negli ultimi 30 anni ha visto scendere gli stipendi reali, c’è bisogno di intervenire davvero per invertire la rotta. Produttività, ricerca, tassazione agevolata per le categorie più fragili – tra cui i giovani, e non solo, che non possono permettersi una casa, sostegno alle piccole e medie imprese, in particolare al sud. Di tutto questo c’è poco, per ora, nella proposta di legge di bilancio avanzata dal governo. E a pagare saranno sempre gli ultimi.
Giovanni Crisanti