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    Prima Pfizer, poi Moderna: ecco come sono diventato un bidose (di C. Sabelli Fioretti)

    Di Claudio Sabelli Fioretti
    Pubblicato il 4 Giu. 2021 alle 19:11 Aggiornato il 5 Giu. 2021 alle 11:08

    Quante volte? Due. Prima dose. Poi dopo 42 giorni, il richiamo. L’argomento mi annoiava. Ma mi riguardava in prima persona. E così, quando mi sono accorto che stavo diventando un fenomeno da circo, come la donna cannone o l’uomo proiettile, ho cominciato a preoccuparmi. Proprio così. Sono forse uno dei pochi italiani bidose.

    Ci sono quelli che hanno ricevuto due tranquilli e indolori Pfizer, quelli che si sono beccati due aristocratici e simpatici Moderna, quelli che si sono spupazzati due rischiosi Astrazeneca, quelli che se la sono cavata con un solo fanciullesco Johnson and Johnson. Io no. Io non potevo cavarmela in una maniera così elementare. Io sono diventato un bidose.

    Prima Pfizer e poi, alè, Moderna. Io sono un Pfizer-Moderna. Quaranta giorni fa mi ero recato bello pimpante in una struttura dispensatrice di vaccini. Avevo schivato l’Astrazeneca del quale si diceva un gran bel male. Io sono diabetico e l’Astrazeneca non va d’accordo con la glicemia alta. Avevo chiamato il medico di base esprimendogli i miei dubbi. Lui mi avevate detto: “Fottitene. L’Astrazeneca è pappa e ciccia col diabete”.

    Io me ne sono fottuto del medico di base ed ho cambiato la prenotazione. Checché si dica si può scegliere il vaccino. Basta rifiutare la prenotazione finché non si trova quella con la giusta distanza di giorni fra la prima e la seconda somministrazione.

    Ed io, che sono furbo, ho individuato e scelto il Pfizer. Nessun problema, nessun dolore, solo una grande sonnolenza. Così, 42 giorni dopo, mi sono presentato per il richiamo, in un drive through. Da bravo bambino ho scritto sul modulo che avevo fatto il Pfizer e sotto una bella tenda beduina mi sono denudato la più sexi delle mie due spalle e mi sono beccato una splendida dose di Moderna.

    Avrei dovuto capirlo prima che qualcosa non andava per il verso giusto. Per esempio quando la gentile infermiera mi aveva detto che non ero nell’elenco, mentre io avevo la prenotazione, documentata, per quel giorno e per quell’ora. E poi avrei dovuto capirlo perché tutti quelli davanti a me facevano Moderna e anche quelli al mio fianco facevano Moderna.

    Ma io ho 77 anni e il mio rincoglionimento è un fatto noto ai più. E così, sempre più pimpante e felice perché il giorno dopo sarei partito per Salina, ho fatto la mia brava decompressione di 15 minuti nella macchina sotto il sole e me ne sono tornato a casa. Ho cominciato ad avere qualche sospetto quando mi sono accorto che non avevo nessun dolore, nessuna sonnolenza, niente di niente. Possibile? Possibile. Ma per togliermi ogni dubbio ho chiamato l’azienda sanitaria per chiedere il certificato.

    Niente da fare. Tutto chiuso. E così sono andato a letto tranquillo. Il mattino dopo ho cominciato a fare qualche altra telefonata a bordo di un Frecciarossa. Ogni numero di telefono mi rimandava ad un altro numero di telefono. Segreterie, numeri verdi, call center. I più gentili mi rassicuravano: fra un paio di giorni avrà il certificato online nella sua cartella clinica. “Ma se nel frattempo muoio?” Nessuno aveva la delicatezza di dirmi che l’evento era altamente improbabile. Al più mi dicevano di provare a chiamare il capufficio, il responsabile dell’ufficio, qualcuno più in alto. “Noi non siamo autorizzati a fornire al telefono dati sensibili”.

    Io facevo notare che avrei apprezzato l’insensibilità se qualcuno mi avesse rassicurato che non ero in punto di morte. “Lei ha capito, vero, che forse ho ricevuto due vaccini diversi?” Sì, aveva capito, ma non c’era niente da fare. “Ha provato a mandare una mail?” Una mail? Uno che sta per morire manda un a mail? L’ultima mail? La mettevo giù un po’ dura. Non credevo di essere in punto di morte ma mi piaceva l’aspetto kafkiano del dramma vaccinale. Vedevo già il film  di Hitchcock, “L’uomo che ha vissuto due vaccini”.

    Comunque, per non saper né leggere né scrivere, mandavo, tanto per ammazzare il tempo, tre o quattro mail, ma senza farci troppo affidamento. E intanto continuavano le mie inutili telefonate. “La preghiamo di non riattaccare per non perdere la priorità acquisita”. “Le risponderà un operatore da Tirana ma se vuole può chiedere che la telefonata sia trasferita in Italia”. “Per informazioni generali digitare due. Per informazioni sul Covid digitare tre”. Covid covid. Digito tre. Tutti i nostri operatori sono occupati. La preghiamo di non riattaccare per non perdere la priorità acquisita. Lo confesso. Ogni tanto temevo che sarei potuto morire senza perdere la priorità acquisita.

    Intanto si era fatta una certa. Il mio treno mi aveva depositato a Termini e davanti ad un piatto di gnocchi al sugo, dopo aver letto la rasserenante notizia che in Canada hanno già cominciato a realizzare con successo l’accoppiata Pfizer-Moderna, ricevevo la Telefonata dell’Alto Dirigente. “Lei ha ragione”, diceva l’Alto Dirigente. “In effetti lei ha ricevuto l’accoppiata Pfizer-Moderna. Ci scusiamo”. “E quindi?” “Quindi tutto a posto”. “Non morirò?” “Non morirà”. E tanto ci voleva? Ringrazio il gentilissimo Alto Dirigente e mangio l’ultimo gnocco, felice di passare alla storia senza aver corso nessun pericolo. E senza perdere la priorità acquisita.

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