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    Se anche lo Stato incassa un extra-dividendo: ecco come può usarlo contro il caro-energia

    Foto Unsplash

    Legare la quota pubblica di extra-dividendi alla riduzione della vulnerabilità energetica contribuirebbe ad abbassare il costo della prossima crisi, sia per i consumatori sia per i conti pubblici

    Di Lorenzo Sciarretta
    Pubblicato il 22 Ott. 2026 alle 17:01

    Autostrade e porti presidiati pacificamente dagli autotrasportatori contro il caro gasolio ripropongono una domanda: come distribuire il costo della crisi? Gli utili record del settore petrolifero ed energetico hanno spinto l’Italia e altri cinque Stati membri a chiedere a Bruxelles un intervento europeo, ma la Commissione ha ribadito che la tassazione degli extra-profitti rientra nelle competenze dei singoli Stati membri.

    Il governo italiano ha poi scelto un’altra strada: sconti volontari da parte delle compagnie, credito d’imposta sul gasolio, taglio temporaneo delle accise e la sospensione del bollo auto. Tutte misure che alleggeriscono nell’immediato il conto per famiglie e imprese, ma non rendono il Paese meno esposto domani.

    Anche senza una tassa, una parte di quegli extra-profitti arriverà allo Stato e non solo tramite l’extra-gettito Iva. Lo Stato è primo azionista di Eni con circa un terzo del capitale: 30,9% attraverso Cassa Depositi e Prestiti e 2,17% tramite il Ministero dell’Economia. Superate determinate soglie di prezzo di petrolio, gas e margini di raffinazione, il piano industriale di Eni prevede che i flussi di cassa aggiuntivi vadano interamente agli azionisti.

    Oggi il gruppo comunicherà i risultati del terzo trimestre e deciderà sulla distribuzione dell’extra-dividendo, stimato tra 1 e 2 miliardi di euro. Saranno tra i 350 e 700 milioni di euro le risorse che entreranno nel perimetro pubblico.

    Non sarebbe corretto etichettare queste somme come un trasferimento totale e diretto dalle tasche dei consumatori italiani, perché una parte dei profitti di Eni deriva da attività produttive all’estero e dalla vendita sui mercati internazionali. Ma il legame resta: lo shock che ha messo sotto pressione i bilanci delle imprese e delle famiglie può generare anche maggiori entrate per lo Stato azionista. Mentre autotrasportatori e automobilisti pagano di più alla pompa, lo Stato incassa più dividendi come azionista.

    Che cosa dovrebbe fare lo Stato di queste risorse? Le misure del governo costano allo Stato molto più di quanto arriverà da Eni, ma, essendo solo emergenziali, a ogni nuovo shock il conto si ripresenterà. Il dividendo straordinario potrebbe servire a ridurlo: legare in modo esplicito la quota pubblica di extra-dividendi alla riduzione della vulnerabilità energetica contribuirebbe ad abbassare il costo della prossima crisi, sia per i consumatori sia per i conti pubblici. Quelle risorse si trasformerebbero in investimenti strutturali destinati a durare, capaci di contribuire ad attutire in futuro il colpo, soprattutto per le famiglie e le imprese più deboli.

    Per tradurre questa proposta in pratica le strade sono due. La prima è far confluire le risorse al Tesoro tramite i dividendi ordinari di CDP o con una distribuzione straordinaria come avvenuto nel 2019. In entrambi i casi, con le regole fiscali europee, un’entrata non discrezionale, al contrario di una nuova tassa, non apre spazio per nuove misure. La seconda è che CDP utilizzi queste risorse per costruire o potenziare uno strumento di investimento dedicato a sostenere la transizione. I finanziamenti della Cassa, se nel rispetto del suo mandato e a condizioni di mercato, non sono considerati spesa pubblica.

    I possibili ambiti di intervento non mancherebbero: efficienza energetica, autoproduzione da rinnovabili, transizione delle imprese energivore più esposte… Certo, CDP potrebbe finanziare la transizione anche senza questi dividendi, e qualche centinaio di milioni non basta a ridurre l’esposizione agli shock di un Paese che, ad esempio, importa circa il 75% dell’energia.

    Il valore della scelta, quindi, è politico più che contabile. Significherebbe affermare che ciò che lo Stato incassa da una crisi torna a chi l’ha pagata, in conti a fine mese più leggeri e imprese meno esposte. La prossima crisi arriverà con tempi e modalità che oggi non possiamo prevedere, però possiamo decidere se accelerare la riduzione delle cause della nostra vulnerabilità. L’extra-dividendo che Eni deciderà oggi è un altro punto da cui partire.

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