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    Il Governo dei garantisti vara il fermo preventivo: basta il sospetto di un’azione futura per farlo scattare

    Credit: AGF

    La misura, varata da una maggioranza che evoca spesso la presunzione d'innocenza, è stata accusata da più parti il principio costituzionale della inviolabilità della libertà personale

    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 6 Feb. 2026 alle 12:31 Aggiornato il 6 Feb. 2026 alle 12:34

    Il Governo dei garantisti vara il fermo preventivo

    Dunque, il fermo preventivo è legge. Nella serata di ieri, giovedì 5 febbraio 2026, il Consiglio dei ministri ha approvato il Decreto Sicurezza che introduce, tra le altre norme, la possibilità per le forze di polizia di fermare e trattenere per non oltre 12 ore persone che, in vista di una manifestazione, siano ritenute pericolose per l’ordine pubblico. Anche se non hanno commesso alcun reato. Una previsione che va in senso opposto rispetto al garantismo professato in più occasioni dai principali esponenti del Governo.

    Cosa prevede il Decreto Sicurezza

    Il decreto-legge – che dovrà essere ratificato dal Parlamento entro i prossimi 60 giorni – è stato emanato sull’onda del clamore suscitato da alcuni recenti episodi di cronaca, dal diciottenne che a scuola ha accoltellato a morte un suo compagno agli scontri a Torino durante il corteo per il centro sociale Askatasuna.

    Il pacchetto sicurezza prevede una stretta in materia di ordine pubblico. Tre le novità introdotte, ci sono lo “scudo penale” in favore di chi commette un reato per legittima difesa, il divieto di vendere coltelli ai minorenni, le aggravanti per chi aggredisce insegnanti o sanitari e la nuova pena accessoria del divieto a partecipare a manifestazioni di piazza nei confronti di chi viene condannato per determinati reati considerati “gravissimi” (tra cui attività terroristiche o atti di devastazione e saccheggio).

    Insieme allo scudo penale di cui sopra, la norma che suscita le maggiori critiche è il cosiddetto “fermo preventivo”.

    Cos’è il fermo preventivo

    Il Decreto Sicurezza prevede che, in vista di manifestazioni in luoghi pubblici o aperti al pubblico, le forze di polizia possono procedere al fermo preventivo di soggetti ritenuti pericolosi per l’ordine pubblico, anche se non hanno commesso alcuna infrazione. Significa che gli agenti possono fermare preventivamente queste persone, portarle nei propri uffici e trattenerle per non oltre 12 ore.

    La misura ha l’obiettivo di scongiurare le infiltrazioni di frange violente all’interno dei cortei. Può essere disposta nei confronti di chi abbia precedenti penali o che in passato sia stato segnalato alle forze dell’ordine per episodi di violenza sulle persone o le cose verificatisi in occasione di manifestazioni nei precedenti cinque anni. In particolare, si fa riferimento al possesso di armi o oggetti atti ad offendere, al lancio di lacrimogeni, fumogeni o petardi e all’utilizzo di mezzi atti a rendere difficoltoso il riconoscimento.

    Del fermo preventivo viene immediatamente informato il pubblico ministero, il quale, se riconosce che non sussistono le condizioni, può disporre il rilascio.

    E il garantismo del Governo?

    La misura del fermo preventivo è stata accusata da più parti di violare il principio costituzionale della inviolabilità della libertà personale. Secondo il costituzionalista Gaetano Azzariti, intervistato da La Stampa, “il Governo utilizza i fatti di cronaca per costruire un modello ideale di ordine pubblico sempre più autoritario”.

    Mario Morcone, ex prefetto e capo di gabinetto al Viminale ai tempi cui ministro dell’Interno era Marco Minniti, ha definito la norma una “roba fascista”: “Si faceva nei primi del Novecento, quando ti chiamavano in caserma prima delle manifestazioni”, ha dichiarato a Il Foglio.

    La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha parlato di previsione “liberticida”, mentre per il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, si tratta di una “misura sproporzionata”.

    Il fermo preventivo sembra andare in senso opposto rispetto al principio garantista tanto caro proprio alla maggioranza di governo. L’articolo 27 della Costituzione afferma che “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. In questo caso la misura restrittiva non è diretta contro un imputato ma nemmeno contro un indagato. Per far scattare il fermo basta il sospetto di una possibile azione futura.

    E pensare che, appena dieci giorni fa, intervenendo alla Camera sul tema degli interrogatori preventivi (norma garantista introdotta da questo esecutivo), il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, aveva puntato il dito contro le “carcerazioni inutili”.

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