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    A Bonomi danno fastidio le richieste dei partiti ma sfortunatamente per lui siamo in democrazia

    Di Giulio Cavalli
    Pubblicato il 21 Ott. 2021 alle 15:19 Aggiornato il 21 Ott. 2021 alle 16:28

    Invidio al presidente di Confindustria Carlo Bonomi la fantasmagorica capacità di esprimere ogni volta, anche solo in poche frasi, la sua eccezionale visione antidemocratica del mondo e un’ignoranza delle funzioni del Parlamento che sfoggia con smodata fierezza.

    Sì, perché se un giornalista qualsiasi, un politico, un commentatore o una persona qualsiasi al bar avesse il coraggio di esprimere gli stessi concetti del patron di Confindustria sarebbe nel migliore dei casi additato come un ignorantello un po’ arrogante se non addirittura un pericoloso insurrezionalista contro la Costituzione.

    Bonomi in un’intervista al Corriere della Sera ci dice che «Draghi sa cosa serve al Paese per crescere ma i partiti invece non l’hanno ancora capito». E fin qui siamo sul campo delle opinioni legittime personali anche se un po’ ingenue: che un Parlamento che sostiene praticamente in toto un governo abbia delle idee diverse rientra tra le normali conseguenze del diritto di rappresentanza e viene piuttosto semplice immaginare che un partito di sinistra abbia visioni diverse da un partito di destra, almeno per rispetto dei cittadini che li hanno votati.

    Ma Bonomi continua come una slavina, dicendoci che i partiti «stanno dando l’assalto alla diligenza com’è successo in tutte le manovre finanziarie precedenti, in cui ognuno di solito dà battaglia per la sua bandierina». E qui ovviamente Bonomi, iscritto con grande gioia al partito unico del fatturato a tutti i costi, dimentica che quella che chiama “bandierina” è esattamente il cuore della politica, le “bandierine” sono le idee (nel migliore dei casi gli ideali) che i partiti sono chiamati a sostenere in Parlamento. Capiamo che per lui sia così fastidioso dover tenere conto di interessi che non siano semplicemente i sussidi pubblici per le imprese dei suoi associati, ma per fortuna uno Stato funziona così.

    Infine il colpo da fuoriclasse: «Siamo sicuri che il governo sappia bene ciò che va fatto – aggiunge -, ma i partiti lo assediano». Ha detto proprio così. I partiti, questi partiti sporchi e cattivi, si permettono di assediare un presidente del Consiglio che dovrebbe invece fare un giro di telefonate ai suoi amici più stretti (e non viene difficile che in quel gruppo di watshapp ci sia anche il caro Bonomi) per poi sedersi a scrivere e firmare i suoi decreti senza questi fastidiosi partiti che rallentano il lavoro del Re. Viene il dubbio che per Bonomi i partiti siano più o meno una sorta di sindacati con cui bisogna fare finta di avere a che fare ma che devono starsene all’angolo senza rompere troppo in quei diritti che troppo spesso rallentano la produzione.

    E infatti Bonomi aggiunge: «un partito dà battaglia per le pensioni, un altro per il reddito di cittadinanza, un terzo per qualcos’altro ancora”, prosegue il numero uno degli industriali. “La sensazione – dichiara Bonomi – è che ancora oggi i partiti non abbiano capito che bisogna concentrare le risorse sulla crescita e sulla produttività». Il presidente di Confindustria insomma vorrebbe un mondo che si riducesse a un solo dio laico: la produttività. Tutto il resto è secondario.

    Peccato solo che Bonomi nemmeno questa volta abbia avuto il coraggio di dirci quell’idea che gli sta in gola ma non riesce a sputare: aboliamo i partiti, facciamo così, e in Parlamento ci assumiamo con contratto a tempo determinato solo dei commerciali che propaghino le idee dell’amministratore delegato seduto a Palazzo Chigi. Che mondo triste che c’è nella testa e nelle parole di Bonomi.

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