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    Caso Battisti, rinviata la decisione della Corte suprema brasiliana sull’estradizione in Italia

    L'ex terrorista italiano evita il carcere e parla del fermo alla frontiera boliviana: "È stata una trappola, era tutto organizzato"

    Di Giuseppe Loris Ienco
    Pubblicato il 24 Ott. 2017 alle 08:13 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 20:28

    Nella riunione del 24 ottobre i giudici del tribunale supremo federale brasiliano hanno deciso di rinviare alla prossima settimana l’esame sull’eventuale estradizione in Italia dell’ex terrorista Cesare Battisti e sulla revoca dello status di rifugiato politico.

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    Nel frattempo, i giudici del Tribunale regionale federale, con sede a San Paolo, hanno deciso all’unanimità di mantenere le misure cautelari alternative al carcere per Battisti e il conseguente rilascio in libertà vigilata:l’ex terrorista dovrà usare un braccialetto elettronico per essere costantemente monitorato durante la sua permanenza in Brasile.

    Nel frattempo l’ex terrorista italiano ha parlato ai microfoni del Gr1 della Rai: “Qualcuno ha voluto portarmi alla frontiera con la Bolivia, è stata una trappola. Era tutto organizzato. Io qui in Brasile sono accettato da tutti, tutti mi vogliono bene”.

    Baattisti ha anche aggiunto: nel plenario ci sono diverse voci, molte delle quali sono a mio favore”.

    Il governo brasiliano ha già fatto sapere ai giudici che il presidente Michel Temer ha l’autorità di decidere autonomamente sul rimpatrio di Cesare Battisti in Italia.

    Grace Mendonça, procuratore generale della repubblica brasiliana, ha affermato che l’estradizione è una decisione politica che solo il presidente può prendere.

    Inoltre, Mendonça ha fatto presente che nel 2009 la Corte suprema si era già espressa favorevolmente sul ritorno di Battisti in Italia e ha chiesto ai giudici di respingere l’habeas corpus richiesto dai suoi legali, che bloccherebbe di fatto ogni possibilità di rimpatrio.

    Nei giorni precedenti l’ex terrorista ha parlato anche ai media brasiliani. Parole durissime nei confronti della stampa e della politica, accusate di fomentare odio nei suoi confronti.

    Battisti teme che, in caso di estradizione in Italia, potrebbe subire violenze da parte degli agenti penitenziari, o addirittura essere ucciso. Al tempo stesso, però, si è detto fiducioso riguardo la possibilità di non essere estradato.

    Battisti è stato fermato il 4 ottobre scorso alla frontiera con la Bolivia. Da allora le autorità italiane stanno pressando per riportarlo in Italia e assicurarlo alla giustizia dopo 36 anni di latitanza tra Francia, Messico e Brasile.

    Condannato all’ergastolo per quattro omicidi commessi negli anni Settanta, quando militava tra le fila del gruppo terroristico dei PAC (Proletari Armati per il Comunismo), Battisti evase dal carcere nel 1981.

    Nonostante l’autorizzazione della Corte suprema brasiliana all’estradizione nel 2009, il rimpatrio era stato bloccato nel 2010 dall’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva che, negli ultimi giorni del suo mandato, aveva concesso a Battisti lo status di rifugiato politico.

    Il rifiuto di Lula all’estradizione dell’ex terrorista ha incrinato i rapporti tra Italia e Brasile.

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