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Covid in Lombardia. torna la DAD? Il Pd si oppone: “Incentivare lo smart working”

Il Consigliere regionale Raffaele Straniero: "Già a marzo avevamo denunciato la scarsità di risorse destinate allo strumento. Ci saremmo aspettati misure di incentivo per le imprese"

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 23 Ott. 2020 alle 15:26

La sempre più difficile situazione sanitaria della Lombardia lascia presagire nuove restrizioni all’orizzonte, qualora nel weekend l’impennata dei contagi proseguisse sugli stessi ritmi dei giorni scorsi. Sul piano politico, l’accordo sembra davvero lontano, con il Pd che si oppone all’ipotesi del Presidente Attilio Fontana di tornare, almeno parzialmente, alla didattica a distanza. “O riduciamo il numero delle persone che vanno a lavorare o il numero di quelle che vanno a scuola”, ha detto il Governatore.

“Prima di chiudere le scuole, si faciliti lo smart working”, replica Raffaele Straniero, consigliere regionale del Pd e capogruppo in IV Commissione Attività produttive.

“Il presidente Fontana vuole chiudere la scuola, ma se mettesse le risorse sullo smart working faciliterebbe questa modalità di lavoro, invece di pensare solo alla didattica a distanza obbligatoria per una parte importante degli studenti. E così facendo si svuoterebbero in parte anche i mezzi pubblici”, ha osservato l’espondente Dem. “Sarebbe meglio che gli adulti lavorassero da casa e i ragazzi andassero, almeno per una quota di tempo, a scuola”.

Straniero ricorda che “già a marzo avevamo denunciato la scarsità di risorse destinate allo strumento. Ci saremmo aspettati che in questa fase di revisione e riprogrammazione dell’utilizzo delle vecchie risorse comunitarie 2014/2020, almeno una parte di esse potesse convergere su questa misura, ad esempio sulla formazione del personale e l’aiuto alle aziende per l’acquisto degli strumenti tecnologici per l’attuazione del piano. Invece nemmeno un euro. Una scelta incomprensibile e miope, quando incentivando questo strumento, oltre a decongestionare i mezzi di trasporto, si tutelerebbe soprattutto il lavoro dei giovani e delle donne che durante questa crisi sono le categorie più colpite”.

Ma nonostante “le nostre sollecitazioni, e quelle delle parti sociali e datoriali, da aprile la Giunta Fontana non ha stanziato altre risorse in merito allo smart working. Strumento che non sarà la panacea di tutti i mali, ma che in questo momento e in futuro sarà una delle modalità di lavoro più utilizzate da parte dei dipendenti pubblici e privati – insiste il consigliere Pd –. Invece, come accade da molti mesi, il presidente leghista sta passando più tempo a criticare il Governo piuttosto che trovare soluzioni ai tanti problemi economici e occupazionali che stanno investendo anche la Lombardia. Ci aspetteremmo una Regione più seria e lungimirante”.

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