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La storia di Abdul, da prigioniero in Libia ad apicoltore in Piemonte

Il documentario Bee My Job, prodotto dall'associazione Cambalache che si occupa di integrare rifugiati e richiedenti asilo, è il racconto di come il destino delle api e degli uomini si intrecciano

Di Laura Melissari
Pubblicato il 6 Nov. 2017 alle 12:30 Aggiornato il 18 Apr. 2019 alle 09:13

Abdul è un giovane rifugiato senegalese, proveniente da una famiglia contadina. A causa di problemi politici che mettevano in pericolo la sua vita ha dovuto lasciare la sua terra e la sua famiglia.

Oggi anche la vita delle api è in pericolo, minacciata dall’inquinamento.

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Bee My Job è un progetto umanitario dell’associazione Cambalache che si occupa di integrare rifugiati e richiedenti asilo come Abdul nel territorio italiano, insegnandoli il lavoro dell’apicoltore.

Il documentario Bee My Job racconta l’epopea di Abdul: il suo rapporto con la terra di origine, il viaggio attraverso il deserto e il mare, la sua prigionia in Libia, l’incontro con lo sconosciuto, con altre culture e il suo arrivo in Italia.

Oggi Abdul, grazie al supporto dell’associazione Cambalache e il progetto Bee My Job lavora come apicoltore in Piemonte. Qui ha ricostruito piano piano delle relazioni, una stabilità emotiva, delle amicizie e un lavoro. Le api, con il loro instancabile lavoro di impollinazione sono parte essenziale del ciclo della vita.

L’apicoltura costringe a capire che ogni creatura gioca il suo ruolo nel tenere in equilibrio un sistema. Le doti fecondatrici di questi piccoli insetti portano un messaggio rivoluzionario: per creare valore si deve lasciare spazio alle contaminazioni.

I flussi migratori, allo stesso modo, mescolano informazioni umane garantendo la sopravvivenza e la varietà della cultura umana. Lasciano spazio alla contaminazione culturale. Quando il proprio habitat naturale è attaccato da agenti esterni, si può ricominciare a vivere in ambienti diversi.

Bee My Job è il racconto di come il destino delle api e degli uomini si intrecciano.

Il documentario Bee My Job nasce grazie a un’idea di Francesco Panella, titolare dell’azienda apistica Apiari degli Speziali: raccontare attraverso un breve documentario la storia del progetto Bee My Job.

Una storia di integrazione, di flussi migratori e di rapporto con la terra.

Cambalache è l’associazione che ha dato origine a questo progetto: permettere ai rifugiati e ai richiedenti asilo di integrarsi nel tessuto sociale e territoriale italiano attraverso l’apprendimento di un lavoro. Attraverso dei corsi di formazione e dei tirocini Cambalache insegna a un gruppo di richiedenti asilo il lavoro dell’apicoltura.

Il fine ultimo, quello di permettere a questi nuovi apicoltori di aprire un giorno la propria azienda agricola nel pieno rispetto della natura. Api e uomini lavorano fianco a fianco, instancabilmente, per infondere nuova vita all’habitat naturale, attraverso il reciproco lavoro di impollinazione e contaminazione culturale.

Elena Brunello (produttrice e autrice del soggetto), Paolo Caselli (regista) e Francesco Ferri (direttore della fotografia), della casa produttrice milanese Dueotto Film, raccontano la storia di Abdul, di Cambalache e del progetto Bee My Job.

Prendendo spunto da alcuni punti del saggio “La Favola delle Api”, del medico e filosofo olandese Bernard de Mandeville (1670-1733), che traccia un paragone tra la struttura sociale degli uomini e quella dell’alveare, il documentario Bee My Job racconta il territorio italiano e la sua contaminazione con culture altre che lo arricchiscono.

Quello dell’apicoltore è un lavoro che oggi, in Italia, manca di forza lavoro.

Il meticoloso lavoro delle api è necessario alla sopravvivenza dell’ecosistema. Insegnando le tecniche antiche e moderne di questo lavoro a un gruppo di rifugiati il progetto Bee My Job ha permesso al territorio piemontese di recuperare linfa vitale. Bee My Job è una storia di api e di uomini.

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