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    Le sanzioni degli Stati Uniti contro l’Iran per bloccare i finanziamenti illeciti a Hezbollah

    La banca centrale iraniana

    "Il Governatore della Banca Centrale ha segretamente incanalato milioni di dollari da parte del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica attraverso la Banca islamica Al-Bilad, con sede in Iraq, per sostenere gli interessi violenti e radicali di Hezbollah”, ha affermato il segretario al Tesoro Steven T. Mnuchin in una dichiarazione

    Di Davide Lemmi
    Pubblicato il 16 Mag. 2018 alle 13:26 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 00:06

    Lasciato l’accordo sul nucleare, Donald Trump mantiene fede alle parole dette in conferenza stampa a Washington l’8 maggio. “Sarà pesantemente sanzionato”, con questa frase il presidente degli Stati Uniti ha annunciato provvedimenti economici nei confronti di Tehran.

    In poco più di una settimana il Dipartimento del Tesoro Usa, sezione controllo per i beni stranieri, ha attuato parte della decisione del presidente Trump. 

    Nonostante la diplomazia europea, russa e cinese stia lavorando nel tentativo di salvare l’accordo, la situazione rimane fragile. “Se la trattativa con l’Unione europea dovesse fallire siamo pronti ad arricchire l’uranio al 20 per cento o di più”, le parole del portavoce del governo iraniano.

    Le sanzioni di Washington colpiranno tra gli altri il governatore della Banca Centrale iraniana, Valiollah Seif e la Banca islamica Al-Bilad, con sede in Iraq.

    L’accusa mossa dagli Stati Uniti al numero uno dell’istituto di Tehran è quella di aver trasferito “milioni di dollari” per conto del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, i Pasdaran, a Hezbollah e altri alleati nell’area.

    “Il Governatore della Banca Centrale ha segretamente incanalato milioni di dollari da parte del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica attraverso la Banca islamica Al-Bilad, con sede in Iraq, per sostenere gli interessi violenti e radicali di Hezbollah”, ha affermato il segretario al Tesoro Steven T. Mnuchin in una dichiarazione.

    “È spaventoso, ma non sorprendente, che il funzionario bancario più anziano dell’Iran abbia cospirato con i Pasdaran per facilitare il finanziamento di gruppi terroristici”, continua Mnuchin che conclude, “Mina qualsiasi credibilità che potrebbe rivendicare nel proteggere l’integrità della Banca Centrale iraniana”.

    Oltre a Valiollah Seif, al Direttore del Dipartimento internazionale presso la Banca centrale iraniana, Ali Tarzali, e al Presidente della Banca islamica Al-Bilad, Aras Habib, le sanzioni hanno colpito anche Mohammad Qassir, personaggio chiave delle operazioni di trasferimento di fondi tra Tehran e Beirut.

    Secondo l’ufficio di Mnuchin, Qassir, oltre ad essere un funzionario di Hezbollah, è stato appositamente designato per divenire  “un canale tramite cui erogare i finanziamenti illeciti al Partito e milizia sciita libanese”.

    Il Dipartimento del Tesoro americano, al fine di ammortizzare l’impatto delle sanzioni sulle proprie aziende, ha poi concesso periodi finestra che vanno da 90 giorni a 6 mesi per ridurre o annullare i propri scambi con Tehran.

    Nel passato, quando gli Stati Uniti hanno sanzionato individui, ai cittadini americani e alle società a stelle e strisce è stato proibito di fare affari con l’oggetto dei provvedimenti. In questo caso, trattandosi di sanzioni secondarie, vengono applicate anche a società non statunitensi.

     In sostanza chiunque, di qualsiasi nazionalità, intrattenga rapporti commerciali con Seif o Tarzali, potrebbe essere punito con ammende che comprendono l’estromissione dal sistema finanziario statunitense. Un vero e proprio colpo anche alle possibilità di manovra dei paesi europei che difficilmente rischierebbero i rapporti con il partner storico d’oltreoceano.

    Il 10 maggio 2018, il Dipartimento del Tesoro ha inoltre rilasciato i risultati di un’inchiesta realizzata in collaborazione con le autorità degli Emirati Arabi Uniti.

    L’asse Washington Abu Dhabi, stando alle informazioni rilasciate dal numero uno dell’istituto americano, avrebbe smantellato un sistema di società di facciata direttamente collegato al Corpo delle guardie della rivoluzione islamica.

    “Il regime iraniano e la sua banca centrale hanno abusato della loro posizione, utilizzando società negli EAU per acquisire dollari USA e sostenere le attività maligne dei Pasdaran, tra cui il finanziamento dei suoi proxy regionali”, ha affermato il Segretario del Tesoro americano.

    Sei individui, diversi operatori di valuta e tre società, comprese quelle di copertura delle forze Quds, unità speciale del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, sono state sanzionate in base alle normative statunitensi che si occupano di terrorismo.

    In linea con la decisione di Washington anche gli Emirati Arabi Uniti hanno inserito le stesse compagnie e individui nella sua lista di organizzazioni terroristiche globali.

    Stando ai documenti rilasciati dal Dipartimento del Tesoro, una delle società sanzionate è stata coinvolta anche nel recupero delle entrate petrolifere dai conti bancari esteri di proprietà della Banca Centrale iraniana.

    Nel febbraio 2015, un’inchiesta della Reuters aveva svelato come almeno 1 miliardo di dollari era stato contrabbandato in Iran nonostante le sanzioni in essere. Stando all’agenzia di stampa inglese, il flusso di denaro, prima di raggiungere Tehran, era passato attraverso cambiavalute e compagnie di facciata a Dubai e in Iraq. Secondo Reuters, sono state utilizzate più società di facciata per nascondere le dimensioni complessive dell’operazione.

    Ma la decisione del Dipartimento del Tesoro americano non è solo frutto di un’inchiesta oggettiva, guardando al contesto è anche in linea con la nuova politica del Presidente Donald Trump nell’area. L’appoggio ad Israele, con l’apertura dell’ambasciata Usa a Gerusalemme, è ormai incondizionato.

    Anche la nuova Arabia Saudita di Mohamed Bin Salman fa sempre di più parte dell’asse. Dopo aver scaricato la causa palestinese, ostacolo nelle relazioni con Tel Aviv, e aver deciso l’obiettivo principale, limitare l’influenza dell’Iran nella regione, il Regno Wahabita si pone come alleato strategico in un’ottica anti iraniana.

    La guerra, fortunatamente ad ora soltanto diplomatica ed economica, è già iniziata.

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