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    In Turchia la crisi della lira non si arresta: Erdogan accusa gli Stati Uniti

    Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Credit: Afp/Adem Altan

    Dopo il crollo di venerdì, la settimana è iniziata con un nuovo minimo record sul dollaro: allarme ad Ankara

    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 13 Ago. 2018 alle 13:35 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 21:22

    Dopo il crollo registrato venerdì 10 agosto 2018, la lira turca lunedì 13 ha registrato un nuovo minimo record, sfondando quota 7 sul dollaro. La valuta ha poi parzialmente recuperato terreno, ma la situazione ad Ankara resta di grande allarme. Anche la Borsa di Istanbul è in forte calo.

    La Banca centrale turca ha annunciato che adotterà “tutte le misure necessarie” per assicurare la stabilità, la stessa espressione che fu utilizzata dal presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, nel 2012 per rassicurare i mercati di fronte alla crisi della zona euro.

    Il presidente Recep Tayyip Erdogan continua a sostenere la tesi del complotto contro il Paese e ha lanciato dure accuse contro gli Stati Uniti. “Da un lato, siete con noi nella Nato e, dall’altro, state cercando di colpire il vostro partner strategico alle spalle. Può essere accettabile una cosa del genere?”, Ha detto Erdogan in un discorso ad Ankara.

    La Procura di Istanbul ha aperto un’indagine su individui sospettati di essere coinvolti in azioni che minacciano la sicurezza economica della Turchia. “La Turchia è stata presa di mira da un attacco economico”, ha detto l’ufficio del pubblico ministero.

    Lunedì 13 agosto, in apertura di seduta, la lira ha toccato il tasso di cambio 7,2149, record negativo assoluto. Nelle ore successive il livello è sceso, complici anche le dichiarazioni del ministro delle Finanze, Berat Albayrak, che ha assicurato che il governo prenderà provvedimenti per calmare i mercati.

    Ora però i mercati temono un effetto contagio su altri Paesi.

    La Banca centrale turca ha garantito che fornirà “tutta la liquidità necessaria alle banche”: si parla di una iniezione da 10 miliardi di lire turche. In un’intervista al quotidiano Hurriyet, il ministro delle Finanze, Albayrak, ha spiegato che il Governo ha in programma di adottare le “azioni necessarie con l’obiettivo di calmare i mercati”.

    Da inizio anno la lira turca ha perso oltre il 40 per cento del proprio valore rispetto al dollaro, mentre il presidente Erdogan ha manifestato in più occasioni la propria contrarietà a un aumento dei tassi d’interesse da parte della Banca centrale per far fronte al crollo della lira, all’inflazione crescente e a un bilancio pubblico in gravi difficoltà.

    A complicare la situazione ci sono i rapporti ai minimi con gli Stati Uniti del presidente Donald Trump, che proprio venerdì 10 agosto ha approvato il raddoppio delle tariffe sull’acciaio e sull’alluminio turco, dopo il rifiuto della Turchia di liberare un pastore americano, Andrew Brunson, detenuto in Turchia da quasi due anni.

    D’altro canto, Ankara ha chiesto da tempo a Washington la consegna di Fethullah Gulen, l’Imam che vive negli Usa e che Erdogan vorrebbe fare arrestare quale presunto “mentore” del fallito golpe del 2016.

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