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    Trump attacca Papa Leone: “È un debole ed è pessimo sulla politica estera”. La replica di Prevost: “Non ho paura di lui”

    AGF

    L'inquilino della Casa Bianca: "Non sarebbe Papa senza di me”. I vescovi americani: “Parole denigratorie”

    Di Antonio Scali
    Pubblicato il 13 Apr. 2026 alle 10:36 Aggiornato il 13 Apr. 2026 alle 12:07

    Un attacco senza precedenti, come non accadeva probabilmente da secoli. Sono durissime le parole di Donald Trump nei confronti di Papa Leone XIV, che in queste ultime settimane ha alzato i toni e lanciato forti appelli per la pace, ricordando che non si può giustificare nessuna guerra in nome di Dio. Il presidente degli Stati Uniti ha attaccato frontalmente il Pontefice con un post sul suo social Truth e con dichiarazioni a favore di telecamere alla vigilia dello storico viaggio di Prevost in Africa. Proprio dall’aereo che lo porta ad Algeri, il capo della Chiesa cattolica ha replicato seccamente alla “scomunica” trumpiana. Ma ricostruiamo i fatti.

    Un attacco diretto e pesante nei confronti del successore di Pietro che segna una rottura inimmaginabile tra la Casa Bianca e il Vaticano, proprio ora che il vescovo di Roma è per la prima volta un americano. “Papa Leone è DEBOLE sulla criminalità, ed è pessimo in politica estera”, ha scritto Trump su Truth. “Parla della ‘paura’ dell’Amministrazione Trump, ma non menziona la PAURA che la Chiesa cattolica, e tutte le altre organizzazioni cristiane, hanno vissuto durante il COVID, quando arrestavano sacerdoti, ministri e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose, anche all’aperto e mantenendo distanze di tre o persino sei metri. Mi piace molto di più suo fratello Louis, perché Louis è totalmente MAGA. Lui capisce, mentre Leone no! Non voglio un Papa che pensi che vada bene per l’Iran avere un’arma nucleare”, ha tuonato Trump.

    “Non voglio un Papa che pensi che sia terribile che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e, cosa ancora peggiore, svuotando le proprie prigioni — inclusi assassini, spacciatori e killer — mandandoli nel nostro Paese. E non voglio un Papa che critichi il presidente degli Stati Uniti quando sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una VITTORIA SCHIACCIANTE, ottenendo numeri record di criminalità ai minimi storici e creando il più grande mercato azionario della storia. Leone dovrebbe essere riconoscente perché, come tutti sanno, è stato una sorpresa scioccante. Non era in nessuna lista per diventare Papa ed è stato messo lì dalla Chiesa solo perché era americano, e si pensava che quello fosse il modo migliore per trattare con il Presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”, aggiunge il tycoon.

    “Purtroppo”, ha proseguito Trump, “l’atteggiamento di Leone, troppo debole sul fronte della criminalità e su quello delle armi nucleari, non mi va affatto a genio. Né mi piace il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un fallito della sinistra, uno di coloro che avrebbero voluto vedere arrestati fedeli e membri del clero”. “Leone”, ha insistito il presidente americano “dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un Grande Papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la chiesa cattolica!”, ha concluso. Come se non bastasse, il tycoon ha poi postato un’immagine realizzata con l’intelligenza artificiale in cui il leader americano appare come una sorta di nuovo Gesù, mentre impone le mani su un uomo costretto a letto.

    Non era mai successo che un presidente in carica degli Stati Uniti attaccasse con un linguaggio così diretto e violento un Papa. Accuse pesanti che segnano il punto più basso nei rapporti tra Usa e Santa Sede, a pochi giorni dalla Veglia di preghiera per la Pace presieduta dal Papa nella Basilica di San Pietro, durante la quale Prevost aveva lanciato un chiaro messaggio ai leader delle Nazioni: “Fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!”, proprio nelle stesse ore in cui Stati Uniti e Iran stavano tenendo colloqui di pace, poi falliti, in Pakistan.

    Nelle ultime settimane il Pontefice sia nei discorsi ufficiali che attraverso alcuni tweet sui social aveva preso posizione sempre più netta contro la guerra in Iran e in Libano scatenata dalla Casa Bianca e da Israele. Leone aveva definito “inaccettabili” le minacce di Trump di distruggere l’Iran e ha più volte ribadito che nessuna guerra può essere giustificata manipolando la religione, smentendo così alcuni tra i più stretti collaboratori del Presidente americano, come alla Domenica delle Palme, quando citando Isaia aveva detto: “Anche se fate molte preghiere io non vi ascolterò: le vostre mani sono piene di sangue”. Leone nei giorni scorsi da Castel Gandolfo aveva inoltre invitato a contattare i politici – inclusi i membri del Congresso Usa – per chiedere la fine della guerra.

    La risposta di Leone

    Non si è fatta attendere la secca replica del Pontefice. “Non ho paura dell’amministrazione Trump”, ha detto Leone XIV rispondendo ad alcuni giornalisti riguardo alle dichiarazioni del presidente Usa durante il volo che lo ha condotto ad Algeri, prima tappa di un lungo viaggio africano che lo porterà in Angola, Camerun e Guinea Equatoriale. “Io parlo del Vangelo. Non sono un politico. Non ho intenzione di fare un dibattito con lui”, ha rimarcato. “Il messaggio è sempre lo stesso: la pace. E lo dico per tutti i leader del mondo. Cerchiamo di finire questa guerra”. “Non penso – ha aggiunto – che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo”.

    Le reazioni

    Le pesantissime accuse di Trump a Leone non potevano non indignare i vescovi americani. L’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense, si è detto sconfortato dall’attacco di Donald Trump al Papa. “Sono affranto per il fatto che il presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie sul Santo Padre. Papa Leone non è il suo rivale; né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime”, ha affermato in una dichiarazione.

    La Presidenza della Cei “esprime rammarico per le parole a lui rivolte nelle scorse ore” dal Presidente Usa Donald Trump, e “unendosi a quanto affermato dal Presidente dei vescovi Usa, ricorda che il Papa non è una controparte politica, ma il successore di Pietro, chiamato a servire il Vangelo, la verità e la pace. In un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali, la sua voce rappresenta un richiamo esigente alla dignità della persona, al dialogo e alla responsabilità. Le Chiese che sono in Italia rinnovano al Papa vicinanza e affetto, auspicando da parte di tutti rispetto per la sua persona e per il suo ministero”.

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