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    Katie ha tentato il suicidio, ma grazie al trapianto di faccia ora sorride di nuovo

    L'immagine di National Geographic, che ha dedicato a Katie la copertina del numero di settembre 2018

    Katie, 21 anni, vuole che la sua storia aumenti la consapevolezza dei giovani sui danni derivanti dal tentato suicidio

    Di Anna Ditta
    Pubblicato il 17 Ago. 2018 alle 11:04 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 23:44

    A 21 anni Katie Stubblefield è diventata la persona più giovane negli Stati Uniti a ricevere un trapianto di faccia.

    L’operazione, eseguita a maggio 2017, è durata 31 ore e puntava a ripristinare la struttura e le funzioni del viso di Katie.

    Masticare, respirare, deglutire. Erano tutte cose che non poteva più fare da quando, nel 2014, era sopravvissuta a un tentativo di suicidio.

    Alla storia di Katie è dedicata la copertina di settembre 2018 di National Geographic, che ha girato anche un documentario intitolato “Katie’s Face”.

    Ora lei spera che il suo intervento serva ad aumentare la consapevolezza sui danni durevoli del suicidio e sul valore prezioso della vita.

    Il tentato suicidio

    Katie aveva 18 anni quando ha provato a togliersi la vita. Durante la sua adolescenza, la famiglia si era trasferita due volte.

    Da Lakeland, in Florida, dove Katie era cresciuta, si è spostata a Owensboro, nel Kentucky, quando Katie era al secondo anno.

    Un anno dopo la famiglia si è trasferita a Oxford, nel Mississippi.

    Katie si è innamorata di un compagno di classe, e i due hanno iniziato a parlare di matrimonio.

    L’ultimo anno del liceo, però, il mondo di Katie si è sfaldato. Ha dovuto sottoporsi a un intervento e affrontare problemi gastrointestinali cronici. Sua madre, che insegnava in una piccola scuola cattolica, è stata licenziata.

    Inoltre, ha scoperto dei messaggi rivolti a un’altra ragazza sul cellulare del fidanzato. Quando ha affrontato la questione con lui, il ragazzo l’ha lasciata.

    Era il 25 marzo 2014. Quel giorno Katie è andata a casa di suo fratello Robert.

    Mentre lui era davanti casa, e parlava con la madre – preoccupato per la situazione della sorella – ha sentito dei colpi di pistola.

    Robert ha sfondato la porta di casa, che era chiusa, e ha trovato la sorella in bagno in un lago di sangue. “La sua faccia non c’era più”, dice.

    Katie si era puntata l’arma del fratello sotto il mento e aveva fatto fuoco.

    Katie Stubblefield

    I medici sono riusciti incredibilmente a salvarle la vita, ma Katie aveva perso parte della fronte, il naso, la bocca – eccetto gli angoli delle labbra – gran parte della mascella e della mandibola. I suoi occhi funzionavano ancora, ma erano stati danneggiati.

    Katie non ricorda il giorno in cui è successo tutto questo, e non ricorda nemmeno gran parte di quello che è successo nel primo anno in cui è stata ricoverata.

    Mentre si trovavano nell’ospedale di Memphis, i genitori di Katie hanno sentito per la prima volta l’espressione “trapianto facciale”.

    “Non avevo idea di cosa fosse un trapianto di faccia”, ha detto Katie al National Geographic. “Quando i miei genitori mi hanno spiegato tutto, ero molto eccitata all’idea di avere di nuovo una faccia e di avere di nuovo le mie funzioni”.

    Il trapianto facciale

    Prima del trapianto, Katie ha subito decine di interventi ricostruttivi. I chirurghi della Cleveland Clinic, guidati da Brian Gastman, hanno utilizzato la stampa in 3D per ricostruire il 90 per cento della sua mascella inferiore, utilizzando scansioni della mascella della sorella maggiore di Katie.

    Per un anno Katie è rimasta in lista d’attesa per l’intervento, che è considerato sperimentale e quindi non è coperto dalle assicurazioni sanitarie statunitensi.

    L’operazione è stata pagata con un finanziamento del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, attraverso l’Istituto delle Forze Armate della Medicina Rigenerativa, che è interessata a migliorare la sperimentazione per curare i soldati statunitensi feriti.

    Due donatori sono risultati incompatibili, ma a maggio 2017 è arrivato il momento dell’intervento.

    La donatrice era una donna di 31 anni, Adrea Schneider, morta per overdose. Aveva già donato i suoi organi, ma è stata la nonna di Adrea, Sandra Bennington, a decidere di donare il volto della nipote, dopo aver individuato delle somiglianze tra Katie e Adrea.

    Nel mondo sono solo 40 le persone che hanno subito un trapianto di faccia (il primo è stato eseguito nel 2010).

    Il trapianto non comporta solo la sostituzione della pelle, ma anche di pelle, ossa, nervi, vasi sanguigni.

    A Katie è stato trapiantato il cuoio capelluto, la fronte, le palpebre superiori e inferiori, le cavità oculari, il naso, la parte superiore delle guance, la mascella superiore e metà della mandibola, tutti i denti, parte dei nervi facciali, i muscoli e la pelle.

    Il nuovo volto di Katie

    “Ora sono in grado di toccare ancora il mio volto e mi sembra qualcosa di incredibile”. Katie è stata dimessa ad agosto 2017. Sarà costretta ad assumere farmaci immuno-depressivi per evitare il rigetto, che si verifica quando il sistema immunitario di un trapiantato attacca l’organo o il tessuto trapiantato.

    Inoltre, ha ancora difficoltà a parlare. Ma non si arrende e vuole iscriversi al college online.

    “La vita è preziosa”, dice al National Geographic. “Vorrei parlare agli adolescenti del suicidio e del valore della vita. Mi hanno aiutato tante persone, ora vorrei essere io ad aiutare gli altri”.

    Nel mondo circa 800mila persone muoiono suicide ogni anno, vale a dire circa una persona ogni 40 secondi, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

    Negli Stati Uniti, i tassi di suicidio sono aumentati significativamente in 44 stati dal 1999 al 2016, secondo un rapporto pubblicato a giugno dai Centers for Disease Control and Prevention.

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