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    Spari sulla folla

    51 manifestanti pro-Morsi sono stati uccisi durante un sit-in. Ma i soldati affermano di essere stati attaccati per primi

    Di Gualtiero Sanfilippo
    Pubblicato il 9 Lug. 2013 alle 13:12 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 22:33

    Spari sulla folla che partecipava a un sit in di preghiera davanti alla sede della Guardia Repubblicana. Il bilancio è di 51 morti e 435 sono i feriti. I Fratelli Musulmani puntano il dito contro l’esercito, considerandolo come l’autore di queste uccisioni, ma secondo le forze armate sarebbero stati i manifestanti a iniziare le violenze.

    È l’ennesimo caso d’instabilità in Egitto. Chi ha sparato sui manifestanti? Il bilancio delle vittime è stato confermato dal Ministero della Salute ma nessuna delle due parti avverse ha prove schiaccianti che possano incolpare l’altra.

    I manifestanti hanno pregato, sin dal mattino, di fronte alla caserma del Cairo, dove si pensa sia detenuto il presidente destituito Morsi.

    I network televisivi egiziani hanno diffuso delle immagini che riprendevano i cadaveri delle vittime, allineati e con ferite alla testa. “Forse dei cecchini”, dicono i Fratelli Musulmani, invitando la gente a sollevarsi contro l’esercito. “Ci hanno sparato con gas lacrimogeni, poi proiettili di gomma e infine, hanno utilizzato quelli veri”, ha detto Abdel Abdelaziz Shakua, uno dei feriti.

    Ma l’esercito tuona e non accetta le accuse che rigetta al mittente: “Abbiamo cercato solo di difenderci”. “La violenza genera violenza e deve essere condannata con forza”, ha detto Mohamed El-Baradei. Secondo l’esercito alcuni manifestanti armati hanno attaccato i soldati, che si sono limitati a difendersi con gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Ahmed Ali, portavoce delle forze armate, ha portato avanti questa tesi in una conferenza stampa, mostrando un video realizzato da un elicottero, che a suo dire rappresenterebbe una prova decisiva a loro favore.

    “Le forze armate si occupano sempre in modo saggio di tutte le questioni, ma c’è sicuramente anche un limite alla pazienza”, ha detto.

    Adesso, però, l’Egitto si trova a dover rendere conto della situazione alla comunità internazionale. Molti degli alleati storici del Paese ad ogni modo hanno avuto difficoltà a etichettare gli avvenimenti della scorsa settimana come un ‘colpo di Stato’.

    L’Egitto non può permettersi di perdere gli aiuti esteri, il Paese rischia di vedere ulteriormente aggravata la sua crisi economica, considerando che la moneta locale ha perso l’11 per cento del suo valore dalla fine dell’anno scorso, mentre il principale indice azionario egiziano è in caduta costante.

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