«La solitudine è diventata uno dei fenomeni sociali più significativi in Spagna e a livello internazionale». Lo sostiene il governo spagnolo nella sua prima strategia nazionale per prevenire e contrastare le “solitudini”. La scelta del plurale non è casuale, ma evidenzia la «pluralità di contesti, fasi della vita e circostanze» in cui questi fenomeni possono verificarsi. Il documento non considera il problema limitato a una parte della popolazione, associandolo come avviene «tradizionalmente» a quella più anziana, ma prevede interventi a favore di persone di tutte le fasce d’età.
Secondo un sondaggio del 2024, un quinto degli adulti che vivono in Spagna si sente solo, e il 13,5% soffre di solitudine cronica, cioè da due o più anni. La fascia d’età che patisce maggiormente la solitudine è quella più giovane, con il 34,6% di chi ha tra i 18 e i 24 anni che dice di sentirsi solo, rispetto al 20% di chi ha più di 70 anni. Lo studio conferma inoltre che la solitudine è più diffusa tra le donne che tra gli uomini (21,8% e 18%). Un divario ancora più accentuato tra i più giovani, secondo un altro sondaggio condotto tra chi ha un’età compresa tra 16 e 29 anni, con un dato del 31,1% tra le donne e del 20,2% tra i maschi.
La strategia spagnola ruota attorno a quattro assi, incentrati sull’integrazione della solitudine nelle politiche pubbliche, sul tessuto sociale e lo sviluppo comunitario, sull’individuazione, il sostegno relazionale e le risorse locali, e infine sulla consapevolezza sociale, conoscenza e innovazione. Ciascuna area tematica ha obiettivi specifici, collegati a loro volta a linee d’azione nazionali e a orientamenti per le amministrazioni regionali e locali.
Per l’attuazione della strategia, il governo spagnolo ha istituito un “Tavolo interistituzionale sulla solitudine”, che deve riunire almeno una volta all’anno i rappresentanti di 12 ministeri e 10 membri della società civile ed è presieduto dal Segretario di Stato per i diritti sociali, per rafforzare il coordinamento tra lo Stato, il terzo settore e altri attori rilevanti.
Secondo il ministro per le Politiche sociali, Pablo Bustinduy, verranno sviluppate strategie per prevenire i fenomeni di isolamento sociale e solitudine derivanti, ad esempio, «dalle nuove forme di lavoro da remoto» o da difficoltà abitative. Il tavolo si occuperà anche della “prescrizione sociale”, uno strumento con cui, come riporta El País, il Regno Unito ha già «compiuto notevoli progressi» consentendo ai medici di prescrivere «la partecipazione sociale e comunitaria come meccanismo di prevenzione».
La strategia prevede inoltre criteri per la “individuazione precoce” della solitudine all’interno del sistema sanitario, educativo o in altri contesti, attraverso figure professionali designate. Da questo punto di vista, il documento lascia margine di manovra alle autorità locali, che possono affidarsi a figure già esistenti all’interno di scuole e ospedali. Sono anche previste misure per consentire alle persone che richiedono sostegno di poter accedere ad attività di vario genere. Viene citato anche il “taxi sociale”, un servizio già attivo in alcuni Comuni che permette alle persone con mobilità ridotta di recarsi a teatro o al cinema.
Per quanto ambiziosa, la strategia presenta alcuni limiti. Non prevede misure vincolanti per le Comunità autonome, citando il rispetto della «diversità di competenze» e la promozione di «approcci condivisi», e non stabilisce finanziamenti specifici per gli interventi. Ma, come sottolinea il ministro Bustinduy, il fatto stesso che la strategia sia stata varata proietta la Spagna tra i «pochissimi Paesi al mondo che sono intervenuti in questo ambito». La promessa del Governo è quella di difendere i «principi dello Stato sociale»: «nessuno sarà abbandonato o lasciato solo qui».
Il “caso” Spagna: quando lo Stato interviene contro le nuove “solitudini”
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