Trump vestito da Papa, nei panni di Gesù mentre guarisce malati o in versione Top Gun mentre, alla guida di un caccia, scarica letame sui suoi oppositori: sono solo alcune delle immagini che il presidente statunitense ha condiviso non solo sui suoi social ma anche su quelli istituzionali, come il profilo della Casa Bianca. Spesso bollati come provocazioni questi post, in realtà, sono frutto di una strategia ben precisa che esperti e analisti hanno denominato “slopaganda”, un termine ibrido che nasce dalla fusione di “slop”, ovvero contenuto scadente, e “propaganda”, comunicazione volta a influenzare l’opinione pubblica.
La “slopaganda” prevede una produzione massiva di contenuti, realizzati con l’intelligenza artificiale, a basso costo. La quantità, quindi, prevale sulla qualità mentre l’impatto emotivo sostituisce la verifica dei fatti. Questi contenuti, video, meme, immagini, vengono testati in tempo reale con gli algoritmi: quelli che funzionano e generano reazioni vengono diffusi in modo capillare, gli altri scompaiono velocemente. È così che un video sulla guerra, che trasforma l’orrore di un conflitto in un videogioco, crea distanza e superficialità sul giudizio, influenza percezioni e opinioni generando emozioni forti come rabbia, paura, indignazione. Non è importante che un video o un’immagine sia vera o credibile: conta che sia utile.
Sempre più persone, infatti, condividono questi contenuti pur sapendo che sono falsi, rendendo spesso inefficace qualsiasi tentativo di fact-checking. Il vero rischio, però, è quello di non riuscire più a distinguere la realtà da contenuti manipolati. Già oggi, infatti, online una quota significativa di contenuti è generata o assistita dall’intelligenza artificiale. In un futuro prossimo, la produzione automatizzata potrebbe superare quella umana. I cittadini, quindi, non solo potrebbero ritrovarsi a non distinguere più tra produzione artificiale e produzione umana, ma potrebbero anche avere sempre più difficoltà ad accedere a informazioni affidabili su cui costruire opinioni consapevoli. In poche parole, non è esagerato dire che la “slopaganda” mette a rischio la democrazia.