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    La modella indiana sfigurata dall’acido che sfilerà in passerella per la prima volta a New York

    Nonostante l'aggressione subìta, Reshma Qureshi ha continuato a prestare il suo volto in video tutorial fornendo consigli su come truccarsi alle altre ragazze

    Di TPI
    Pubblicato il 7 Set. 2016 alle 13:58 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 23:18

    Tre quarti del suo volto non esistono più, sciolti dall’acido lanciatole addosso quando aveva diciassette anni. Oggi, Reshma Qureshi di anni ne ha 19 e si appresta in questi giorni a lasciare i confini del suo paese natale, l’India, per volare verso gli Stati Uniti e poter calcare per la prima volta nella sua vita le passerelle di moda newyorchesi, in occasione della settimana della moda che ha aperto i battenti il 4 settembre e terminerà il 12.

    Sopravvissuta all’aggressione da parte di un gruppo di uomini, nonostante non veda più dall’occhio sinistro e il suo volto sia completamente sfigurato e solcato dalle cicatrici, Reshma non si è fermata e ha continuato a prestare il suo volto come modella nei tutorial realizzati per un’organizzazione non governativa di Nuova Delhi, sorta in difesa delle ragazze sfigurate dall’acido. 

    I suoi seguitissimi video fanno parte della campagna “Make Love Not Scars” promossa dal movimento #EndAcidSale e offrono alle spettatrici consigli su come truccarsi. Il volto ferito di Reshma campeggia in primo piano e la sua voce riecheggia nello studio di registrazione mentre spiega come applicare al meglio un eyeliner sulle palpebre. 

    Ma il fine di questi brevi filmati è anche quello di sensibilizzare gli spettatori e le spettatrici sulle vittime degli attacchi di acido, sempre più frequenti nelle aree del sud e sudest asiatico, come il Bangladesh, il Pakistan, l’India e la Cambogia che possiede il triste primato del più alto numero di casi di donne bruciate dall’acido. 

    (Qui sotto uno dei video tutorial di Reshma Qureshi. L’articolo continua sotto)


    La storia di Reshma

    Il calvario della giovane indiana è iniziato nel mese di maggio del 2014. In quei giorni, Reshma e sua sorella maggiore, Gulshan, decisero di affrontare un viaggio nello stato settentrionale indiano dell’Uttar Pradesh, per fare visita ad alcuni familiari.

    All’epoca, Reshma aveva diciassette anni ed era nel pieno della sua adolescenza e con la sua bellezza spopolava tra i suoi coetanei. Le due sorelle stavano camminando per strada il giorno in cui subirono l’aggressione, quando, a un certo punto, un gruppo di uomini le intercettarono e iniziarono a molestarle. Tra questi vi era l’ex marito di Gulshan e alcuni suoi amici. 

    Gli uomini presero Reshma per le braccia e la buttarono a terra, costringendola a non muoversi. Dopo averla immobilizzata le gettarono dell’acido sul volto e sul corpo. La sorella tentò in ogni modo di salvarla, ma contrastare la forza di un gruppo di uomini si rivelò pressoché impossibile. Lei stessa subì delle ustioni sulle braccia e fu ferita seppur lievemente. 

    Le conseguenze più gravi dell’aggressione le riportò Reshma. Il suo volto venne quasi del tutto cancellato. Al posto dell’occhio sinistro c’era un’orbita vuota, il suo naso era un ammasso informe di pelle e cartilagine. E i dolori lancinanti la tormentavano ogni giorno. La sua vita era cambiata radicalmente. 

    Lontana da tutti, Reshma si era rifugiata fra le quattro mura della sua angusta abitazione a Mumbai e si sentiva “un mostro spaventoso”, come lei stessa ha raccontato in una recente intervista alla Bbc

    (Qui sotto Reshma Qurashi presta il volto alla campagna #endacidsale)

    Oltre al danno la beffa

    Negli ultimi due anni, la giovane non solo ha dovuto patire la sofferenza delle cicatrici sul volto, ma anche lo stigma sociale di essere una delle tante, troppe vittime dell’attacco con acido. 

    Si è trovata isolata dalla società e abbandonata dallo stato che avrebbe dovuto aiutarla economicamente – dopo la decisione della corte suprema dell’India di risarcire le vittime degli attacchi con l’acido – versandole una somma di 300mila rupie (circa 4mila euro), delle quali 100mila sarebbero dovute arrivare entro 15 giorni dall’aggressione e le altre 200mila in seguito.

    Ma cinque mesi dopo la brutale aggressione, non aveva ancora ricevuto neanche un centesimo. E dopo due anni la situazione è rimasta pressoché immutata. 

    Nel lungo periodo trascorso fra le quattro mura di casa, le uniche persone ad averla sostenuta e aiutata sono state la sorella e la madre. “Ogni giorno entrambe si prendevano cura di me, strofinandomi degli unguenti sul viso perché si cicatrizzasse. Speravo che le cose andassero meglio, ma non è cambiato nulla. La mia famiglia ha chiesto prestiti per far sì che io mi sottoponessi a trattamenti specifici, ma i medici ritenevano che avessi bisogno di almeno dieci operazioni. Ma non potevamo permettercelo”, ha raccontato la giovane. 

    La sua unica speranza di poter condurre una vita “normale” sono le donazioni attraverso le campagne di informazione promosse dalla rete di volontari del movimento “Make Love Not Scars”, attraverso una pagina di crowdfunding sul sito Indiegogo.

    (Qui sotto Reshma Qurashi com’era prima di subire l’aggressione e come appare oggi)

    Le leggi in vigore non fermano le azioni 

    Nel 2014 sono stati segnalati circa 309 casi di aggressioni con l’acido in India. Tra le vittime principali ci sono soprattutto le donne. Per fronteggiare il problema di un numero crescente di episodi, nel 2013 la Corte suprema indiana ha ordinato ai governi statali di regolamentare la vendita delle sostanze e degli acidi, istituendo il rilascio di licenze specifiche ai rivenditori, i quali a loro volte hanno l’onere di registrare in maniera dettagliata il nome del cliente e l’acquisto effettuato. 

    Tuttavia, la normativa vigente non ha impedito in maniera definitiva la vendita libera degli acidi, né l’introduzione nel codice penale indiano dell’attacco con acido alla stregua di un reato specifico cui corrisponde una pena di reclusione per chi lo commette (da 10 anni all’ergastolo) ha ridimensionato il numero di vittime.

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