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    Le reazioni dei leader mondiali allo spostamento dell’ambasciata Usa a Gerusalemme

    credit: AFP

    Il 14 maggio 2018 gli Stati Uniti hanno spostato l'ambasciata americana a Gerusalemme e durante l'inaugurazione si sono registrati diversi morti e feriti al confine tra Israele e Gaza

    Di Futura D'Aprile
    Pubblicato il 21 Mag. 2018 alle 10:00 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 00:06

    Lunedì 14 maggio 2018 gli Stati Uniti hanno spostato la loro ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme.

    L’inaugurazione è stata circondata da un clima di forti tensioni, in quanto lo spostamento è un implicito riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello stato ebraico (Cosa significa il riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele?).

    Il 16 maggio 2018 anche il Guatemala ha trasferito la sua ambasciata a Gerusalemme, seguita il 21 maggio dal Paraguay.

    Intanto, Israele ha convocato gli ambasciatori di Spagna, Belgio e Slovenia per avere dei chiarimenti su voto da loro espresso sulla risoluzione dell’Onu che condannava le violenze a Gaza.

    Negli scontri del 14 e 15 maggio hanno perso la vita 66 persone, 8 delle quali minorenni, e 2.700 palestinesi sono rimasti feriti.

    Il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione per l’invio di alcuni investigatori internazionali nella striscia di Gaza propsota dal Pakistan a nome dell’Organizzazione per la cooperazione islamica (Oic).

    Gli esperti investigheranno sulle azioni compiute dall’esercito israeliano contro i manifestanti palestinesi.

    Israele ha espulso il console turco a Gerusalemme, in risposta all’allontanamento dell’ambasciatore israeliano dalla Turchia. A dare la notizia è il ministero degli Esteri isreliano.

    Durante il suo intervento al Consiglio di sicurezza l’inviato dell’Onu per il Medio Oriente Nickolay Mladenov ha affermato che “non ci sono giustificazioni” per la “tragedia” di Gaza, rivolgendosi sia a Israele che ad Hamas.

    La Turchia ha espulso oggi, 15 maggio 2018, l’ambasciatore israeliano in Turchia, Eitan Naeh, dopo averlo convocato al ministero degli Esteri. Lo riferisce il quotidiano turco Daily Sabah.

    Il 14 maggio l’ambasciatore turco in Israele era stato richiamato in patria  come segno di protesta.

    Intanto, la Lega Araba ha chiesto al procuratore della Corte Penale Internazionale l’apertura di un’indagine sui “crimini dell’occupazione israeliana” perpetuati contro i palestinesi il 14 maggio 2018.

    Le reazioni internazionali

    Belgio

    Il ministero degli Esteri del Belgio ha convocato l’ambasciatore di Israele per discutere su quanto accaduto in questi giorni nella Striscia di Gaza. Inoltre, Il Belgio ha chiesto l’apertura di una inchiesta internazionale.

    Gran Bretagna

    “Siamo preoccupati per le notizie di violenze e per le perdite di vite umane a Gaza, invitiamo alla calma e alla moderazione per evitare azioni distruttive per gli sforzi di pace” nella regione, ha fatto sapere un portavoce della premier britannica Theresa May.

    Londra ha ribadito di non essere d’accordo con la decisione presa dal presidente americano Trump di  trasferire l’ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme.

    “Il primo ministro aveva chiarito già a dicembre che disapproviamo questa decisione”, ha sottolineato il portavoce di May. “Pensiamo che non aiuti le prospettive di pace nella regione”.

    “Il Regno Unito rimane fermamente impegnato in una soluzione a due Stati con Gerusalemme come capitale comune”.

    Turchia

    “Gli Stati Uniti sono corresponsabili di questo crimine contro l’umanità”, ha dichiarato il premier turco Binali Yildirim.

    “Condanniamo con forza quello che è un vile massacro”, ha aggiunto. “Gli Usa non hanno più alcuna credibilità come mediatori nel processo di pace dopo essere stati causa di questo massacro”.

    Il presidente turco Erdogan ha detto che lo spostamento dell’ambasciata è una “ricompensa” per il governo di Israele, nonostante i suoi sforzi per minare la pace nella regione e una “punizione” per i palestinesi.

    La Turchia ha richiamato in patria il proprio ambasciatore in Israele in risposta alle morti dei manifestanti palestinesi e ha espulso l’ambasciatore israeliano presente nel paese.

    Ankara ha definito “crimini contro l’umanità” e “genocidio” le azioni compiute da Israele contro i manifestanti presenti nella Striscia di Gaza.

    Israele

    “Ogni Paese ha l’obbligo di difendere il suo territorio. L’organizzazione terroristica Hamas vuole distruggere Israele e ha inviato a questo scopo migliaia di persone a forzare il confine. Israele continuerà ad agire con decisione per impedirlo”.

    Questo il commento del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu su Twitter.

    Stati Uniti

    La Casa Bianca ha accusato Hamas per le violenze lungo il confine tra la Striscia di Gaza e Israele e ha ribadito che “Israele ha il diritto di difendersi”, secondo quanto riferito dal corrispondente alla Casa Bianca della Cbs.

    “Israele ieri [14 maggio, ndr] ha agito con moderazione a Gaza”, ha affermato l’ambasciatore permanente degli Usa all’Onu, Nikki Haley. “Mi rallegro con gli israeliani per tutto quanto hanno ottenuto nei loro 70 anni. Gerusalemme è la capitale di Israele, lo è sempre stata”, ha continuato Haley.

    Autorità nazionale palestinese

    Abu Mazen, il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, ha definito un “massacro” le azioni portate avanti da Israele nella Striscia di Gaza.

    Secondo il presidente palestinese, “gli Stati Uniti non possono più proporsi come mediatori del conflitto israelo-palestinese”.

    “Gli Stati Uniti non sono un mediatore in Medio Oriente”, ha dichiarato Abu Mazen, che definendo l’ambasciata degli Stati Uniti un “nuovo avamposto della colonizzazione”.

    Il leader palestinese ha annunciato tre giorni di lutto nei Territori palestinesi e ha indetto uno sciopero generale per il 15 maggio 2018, giorno in cui i palestinesi ricordano la “Nakba”, cioè la catastrofe, e che coincide con la nascita dello Stato di Israele.

    Nazioni Unite

    Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si è detto preoccupato per “l’alto numero di persone uccise” a Gaza.

    “Non c’è nessun piano B alla soluzione dei due Stati che permetta a israeliani e palestinesi di vivere in pace”, ha aggiunto Guterres parlando con i giornalisti a Vienna, in Austria.

    L’Onu aveva richiesto l’apertura di un’indagine indipendente sugli scontri avvenuti a Gaza, ma gli Stati Uniti hanno bloccato il provvedimento.

    L’inviato dell’Onu per il Medio Oriente Nickolay Mladenov ha affermato che “non ci sono giustificazioni” per la “tragedia” di Gaza, rivolgendosi sia a Israele che ad Hamas.

    Durante il suo intervento al Consiglio di sicurezza, Mladenov ha riconosciuto che Israele “deve proteggere le sue frontiere dalle infiltrazioni e dal terrorismo”, ma deve farlo in modo “proporzionato” e l’Onu deve “indagare in forma indipendente e trasparente” su quanto accaduto a Gaza.

    Unione Europea

    Federica Mogherini, alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri, ha chiesto a Israele di “rispettare il principio di proporzionalità nell’uso della forza” dopo che i soldati israeliani hanno sparato e ucciso più di 50 palestinesi.

    Israele deve agire evitando “altre perdite” e ha aggiunto che “Israele deve rispettare il diritto dei palestinesi a protestare pacificamente”.

    Mogherini ha anche affermato che Hamas deve far sì che le manifestazioni siano pacifiche e che “non deve sfruttarle per altri scopi”.

    Iran

    Il ministro degli esteri iraniano Mohammed Javad Zarif ha definito l’apertura dell’ambasciata americana a Gerusalemme un “giorno di grande vergogna”.

    “Il regime israeliano ha ucciso numerosi palestinesi a sangue freddo mentre protestavano nella prigione a cielo aperto più grande del mondo”, ha scritto il ministro su Twitter.

    “Intanto Trump festeggia lo spostamento illegale dell’ambasciata Usa”.

    “La mossa di muovere l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme e l’accordo sul nucleare iraniano non rimarranno impuniti”, ha dichiarato Ali Larijani, il portavoce del parlamento iraniano.

    L’Iran ha chiesto che Israele sia processato dalla Corte penale internazionale per “crimini di guerra” dopo il “massacro brutale” dei manifestanti palestinesi. “L’uccisione di bambini, donne del popolo indifeso palestinese e l’occupazione delle terre palestinesi è diventate la strategia basilare degli Sionisti, in 70 anni di occupazione”, ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Bahram Ghasemi.

    Lega Araba

    La Lega Araba, composta da 22 Stati, ha chiesto alla comunità internazionale di opporsi alla “decisione ingiusta” e “all’occupazione israeliana” di Gerusalemme.

    Lo spostamento dell’ambasciata è “un attacco sfacciato ai sentimenti degli arabi e dei musulmani” e “una grave violazione delle leggi internazionali” che destabilizzerà la regione.

    La Lega Araba ha chiesto al procuratore della Corte Penale Internazionale l’apertura di un’indagine sui “crimini dell’occupazione israeliana” perpetuati contro i palestinesi il 14 maggio 2018.

    “Israele è  un’entità oppressiva e assassina e i suoi politici e militari devono essere portati davanti alla Corte penale internazionale”, ha fatto sapere Amjad Shamout, il presidente della commissione permanente sui diritti umani dell’organizzazione araba.

    La Lega Araba si riunirà il 16 maggio 2018 in Egitto, al Cairo, per discutere quanto avvenuto in questi giorni al confine tra la striscia di Gaza e Israele.

    Kuwait

    Il Kuwait, membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ha chiesto di indire una riunione urgente e straordinaria per discutere quanto accaduto al confine tra la Striscia di Gaza e Israele e per parlare dell’attuale situazione in Medio Oriente.

    “Condanniamo ciò che è successo, ci sarà una reazione da parte nostra”, ha affermato l’ambasciatore kuwaitiano all’Onu, Mansour al Otaibi.

    Libano

    Il primo ministro Saad Hariri ha commentato su Twitter quanto accaduto a Gaza e si dice dispiaciuto perché “questa decisione sta aumentando la rabbia di milioni di arabi, musulmani e cristiani”.

    Il Libano denuncia la decisone “provocativa” che sta inasprendo il conflitto e permette agli “israeliani di far scorrere altro sangue di palestinesi innocenti e aumentare l’intensità dell’estremismo che minaccia la comunità mondiale”.

    Pakistan

    Il ministro degli esteri del Pakistan ha affermato che lo spostamento dell’ambasciata viola il diritto internazionale e le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

    “Il governo e il popolo del Pakistan si schiera fermamente con  i palestinesi”, ha detto il ministro. “Il Pakistan chiede nuovamente la creazione di uno Stato palestinese indipendente e contiguo”.

    Egitto

    Il presidente egiziano ha condannato le azioni di Israele e ha espresso il suo appoggio alle rivendicazioni dei palestinesi. Inoltre, l’Egitto ha messo a disposizioni alcuni ospedali per curare i feriti.

    Sudafrica

    L’ambasciatore del Sudafrica in Israele è stato richiamato in patria come segno di protesta contro “l’ultimo atto di aggressione violenta” compiuto da Israele nella striscia di Gaza. Il diplomatico Sisa Ngombane tornerà “immediatamente” in Sudafrica, ha affermato il governo sudafricano, sottolineando che le vittime palestinesi stavano prendendo parte a “manifestazioni pacifiche contro la provocatoria inaugurazione dell’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme”.

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