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    Perché i morti di un attacco chimico dovrebbero valere di più degli altri?

    Il commento del professore Paolo Foradori, vicedirettore della Scuola di Studi Internazionali di Trento sul perché gli attacchi chimici fanno così tanto notizia

    Di Laura Melissari
    Pubblicato il 5 Apr. 2017 alle 14:56 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 17:50

    Il 4 aprile 2017 il mondo intero è stato scosso dalla notizia di un pesante attacco chimico nella provincia siriana di Idlib, in cui hanno perso la vita almeno 86 persone, tra cui molti bambini. 

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    TPI ha chiesto al professore Paolo Foradori, vicedirettore della Scuola di Studi Internazionali dell’Università di Trento in che cosa si differenziano fondamentalmente queste armi dalle armi convenzionali e perché fanno così tanto notizia. 

    “Che differenza fa morire asfissiato da un gas piuttosto che dissanguato da un proiettile o dalla scheggia di una bomba? La questione è molto complessa. Perché le armi chimiche, come quelle biologiche, sono proibite mentre quelle convenzionali non lo sono? Perché una bomba tradizionale è invece legittima?”, si chiede il professor Foradori. 

    “Esiste una sorta di stigma per cui le armi chimiche sono considerate inumane, immorali e per questo da bandire. Io non credo che morire in un attacco chimico sia più terribile che morire dissanguato per un colpo di baionetta o per un proiettile. La ragione profonda del perché è il fatto che sia più difficile controllarne l’uso. Spargendo un’arma chimica si potrebbe indiscriminatamente colpire sia il nemico che una popolazione inerme. Il loro gradiente di indiscriminazione è maggiore di quello di un’arma convenzionale”.

    “Sono convinto che ci sia un eccesso di attenzione per queste armi, specie nel conflitto siriano. Faccio fatica a capire perché la comunità internazionale accetti senza grossi problemi che siano state uccise centinaia di migliaia di persone in guerra con armi convenzionali, mentre solo poche centinaia di vittime per armi chimiche provochino una reazione così forte. C’è una sproporzione ingiustificata tra il clamore per i bambini uccisi con le armi chimiche e il silenzio sulle decine di migliaia che sono morti con armi convenzionali”. 

    “La comunità internazionale si mobilita quando vengono usate armi chimiche ma è del tutto disinteressata, o quanto meno tiepida, di fronte al massacro compiuto in Siria attraverso le armi convenzionali. Tutto questo è sorprendente. Suona un po’ cinico dirlo ma perché mille morti valgono di più delle decine di migliaia morti con armi convenzionali? È un paradosso, un’assurdità”, conclude il professor Foradori.  

    Le armi chimiche, per la loro letalità, costituiscono una seria minaccia per il genere umano e per l’ambiente. Nel 1993 la Convenzione sulla Proibizione delle Armi Chimiche di Parigi ha sancito definitivamente il bando completo di tali armi. 

    Solitamente gli armamenti vengono distinti in armi convenzionali ed armi di distruzione di massa. Le prime, generalmente ritenute legittime, vengono definite “convenzionali” in base a due osservazioni: possiedono una capacità distruttiva relativamente contenuta ed hanno effetti discriminanti per cui consentono una maggiore tutela della popolazione civile.

    Le seconde, invece, comprendenti armi nucleari, biologiche e chimiche sono accomunate dalla caratteristica di possedere un potenziale distruttivo enorme e, soprattutto, indiscriminato.

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