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    I paesi dove votare è un obbligo, non un diritto

    Dall'Australia all'America Latina, sono tantissimi i Paesi dove votare è obbligatorio.

    In questi giorni i cittadini del Brasile e del Belgio sono chiamati alle urne: in entrambi in Paesi (come in altri oltre 20 stati in giro per il mondo) votare è obbligatorio. E chi non lo fa ne paga le conseguenze

    Di Viola Stefanello
    Pubblicato il 9 Ott. 2018 alle 16:48 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 00:28

    Dopo il primo turno di domenica 7 ottobre 2018, il 28 i cittadini brasiliani saranno chiamati nuovamente alle urne per scegliere il nuovo presidente tra l’ex militare e candidato di estrema destra Jair Bolsonaro e il candidato del Partito dei Lavoratori, Fernando Haddad.

    Una scelta drastica che, in tanti altri paesi, potrebbe portare tanti elettori a prendere la via dell’astensionismo. Ma non in Brasile: nel paese latinoamericano, infatti, votare è un obbligo, non soltanto un diritto.

    Chi non si reca alle urne deve pagare, prima di tutto, una piccola multa: 3,51 réales brasiliani, poco meno di un euro.

    A fungere da deterrente sono, però, le conseguenze amministrative: chi risulta astensionista per più di tre volte non può candidarsi per un posto pubblico, rinnovare il passaporto o carta d’identità, iscriversi ad una scuola o università statale o ottenere un prestito da una banca legata allo stato.

    Questo sistema potrebbe sembrare strano, quasi esagerato ad un’Italia che registra da anni livelli record d’astensione – arrivando a toccare il 27,1% alle politiche del marzo 2018.

    Eppure, il Brasile non è il solo paese ad aver messo in piedi un sistema di voto obbligatorio: sono più di 20 in giro per il mondo, con penalità più o meno leggere per chi decide, comunque, di non recarsi alle urne.

    Quali sono i Paesi dove votare è obbligatorio

    La mappa dei Paesi dove votare è obbligatorio: in rosso scuro quelli in cui l’obbligo è effettivamente applicato, in rosa quelli dove l’obbligo esiste formalmente ma non viene applicato. In azzurro, invece, i Paesi dove votare è un obbligo soltanto per gli uomini. In giallo, i Paesi dove l’obbligo esisteva in passato.

    In diversi paesi di Asia, Africa e Medio Oriente – Repubblica Democratica del Congo, Egitto, Gabon, Libia, Thailandia e Turchia – l’obbligo esiste, ma chi non vota non rischia quasi mai nulla. In Libano, invece, è considerato un dovere soltanto per i cittadini di sesso maschile.

    In Corea del Nord, ogni cittadino sopra i 17 anni è chiamato alle urne, ma sulle schede c’è il nome di un solo candidato: il sistema non esiste tanto per esercitare un (finto) diritto democratico, quindi, ma piuttosto per contare facilmente chi si trova o meno nel Paese.

    In Europa sono il Belgio – dove si terranno le elezioni comunali questo 14 ottobre – il Lussemburgo e la Grecia ad avere questa regola.

    Mentre nel minuscolo Lussemburgo l’obbligo è rispettato, in Grecia l’istituto esiste ma non viene messo in pratica.

    Nel caso belga, è dal 2003 che le persone che si rifiutano di votare non vengono multate, anche se l’istituto esiste dal 1894 ed è sancito dall’articolo 62 della costituzione. È l’obbligo di voto più antico al mondo.

    “È una cosa culturale, accettata da tutti: votare non è un diritto, è un dovere”, spiega Valère Piérard, studente di Scienze Politiche belga a favore dell’obbligatorietà. “Porta a una maggiore legittimità del risultato ed evita che a votare siano soprattutto le classi agiate”.

    Un pensiero simile lo esprime anche Matthew Abbey, australiano. Nel grande Paese dell’Oceania, l’obbligo di voto alle elezioni federali è stato approvato nel 1924, dopo che negli anni ’10 del secolo scorso l’astensione aveva cominciato a crescere in modo preoccupante.

    La multa per chi non si presenta al seggio in Australia è di 20 dollari australiani, equivalenti a circa 18 euro. Ma, a seconda dei casi, chi si astiene potrebbe doversi presentare davanti a un giudice e scontare una pena detentiva.

    “Vedo il voto come un dovere civico, non una libertà personale”, commenta Matthew. “Sono a favore del voto obbligatorio perché credo che aumenti la legittimità del governo: certo, c’è il problema della gente che vota a caso, ma in generale l’obbligo permette alla popolazione di sapere che gioca un ruolo importante nel governare l’Australia”.

    Oltre alle possibili multe, ci sono delle altre misure messe in atto per convincere la gente a presentarsi alle urne, racconta il ragazzo: molti dei seggi elettorali, ad esempio, offrono una grigliata gratuita, regalando salsicce a chi vota.

    Il continente dove si trova la maggior parte dei paesi dove votare è un dovere è l’America Latina. Ad applicare quest’obbligo sono infatti Argentina, Brasile, Ecuador, Peru e Uruguay, mentre Bolivia, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Guatemala, Honduras, Messico, Panama e Paraguay contano l’istituto nel proprio sistema elettorale ma non lo mettono in atto.

    In alcuni Stati dove le disuguaglianze tra centro e periferia sono particolarmente sentite, come l’Ecuador, l’esistenza di questa legge e di una serie di programmi volti a rendere il voto più semplice tra le fasce più svantaggiate della popolazione è particolarmente importante.

    Lo spiega Anne Dominique Correa, belgo-ecuadoregna che ha potuto osservare per anni le differenze che intercorrono tra la capitale Quito e tantissime regioni remote dello Stato andino.

    “Ci sono tantissime persone che non riescono a votare perché sono troppo isolate, vivono molto molto lontano e talvolta non sanno nemmeno che si tengono le elezioni”, racconta.

    Così, da qualche anno a questa parte, sono stati messi in piedi dei programmi per facilitare il voto per i portatori di handicap e chi vive nelle zone più remote, aiutandoli a raggiungere le urne. Il governo sta anche prendendo in considerazione la possibilità di mettere in piedi un sistema di voto obbligatorio, per semplificare ulteriormente il processo.

    “Poi ci sono le campagne per incoraggiare le persone a votare, e quelli che vanno a prendere i disabili e gli anziani a casa per aiutarli a raggiungere i seggi”, aggiunge la studentessa di Relazioni Internazionali. Nel paese, l’obbligo non vale per gli analfabeti e i cittadini sopra i 65 anni, ma questo non impedisce al governo di fare il possibile per incoraggiarli.

    “Secondo me sarebbe molto importante che in tutta Europa si applicasse l’obbligo di voto, perché non credo che una democrazia sia stabile se soltanto i più politicizzati vanno a votare e decidono per la maggior parte dei cittadini. Chi lavora tantissime ore e deve anche prendersi cura di una famiglia non ha moltissimo tempo per informarsi e capisco che potrebbe decidere di non votare – ma sono proprio loro a essere più toccati dalle conseguenze delle decisioni politiche”, conclude.

    La giovane brasiliana Carol Amaral non è dello stesso avviso, però. “In Brasile il voto è considerato un dovere, ma perché? Non dovremmo avere libertà di scelta?”, si domanda. “C’è già tantissima gente che lascia la scheda in bianco o la annulla. Credo che sia sbagliato credere che rendere il voto obbligatorio equivalga necessariamente a più voti: quando ti forzano a farlo ma non ti piace nessun candidato, troverai comunque il modo di non esprimere una preferenza”.

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