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    Il capo dell’intelligence militare ucraina: “La Russia ha risorse per altri due anni di guerra”

    Foto AGF

    Per Oleh Ivashchenko, numero uno dell'Hur, "l'economia di Mosca è molto più debole rispetto all'inizio dell'invasione. Ma può ancora permettersi di combattere fino al 2028"

    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 8 Set. 2026 alle 10:39 Aggiornato il 8 Set. 2026 alle 10:43

    L’economia della Russia è “molto più debole” rispetto all’inizio della guerra contro l’Ucraina, ma il Cremlino potrebbe comunque disporre di risorse “sufficienti” per combattere per altri due anni. Lo ha affermato Oleh Ivashchenko, capo dell’intelligence della difesa ucraina (Hur) in un’intervista a Ukrinform, l’agenzia di stampa statale di Kiev.

    Secondo il numero uno dei Servizi segreti militari ucraini, “oggi la Russia è economicamente molto più debole di quanto non fosse all’inizio della guerra su vasta scala”. “I principali problemi che affliggono l’economia russa – dice Ivashchenko – sono la carenza di manodopera, un crescente deficit del bilancio federale e un peggioramento della situazione del sistema bancario”.

    Tuttavia, continua il capo dell’Hur,  Mosca “dispone ancora di risorse sufficienti per condurre la guerra contro l’Ucraina. Non possiamo escludere la possibilità che queste risorse siano sufficienti sia per il 2027 che per il 2028”.

    Affinché il Cremlino esaurisca queste risorse, Ivashchenko auspica che i partner internazionali di Kiev proseguano nell’applicare sanzioni economiche efficaci contro la Russia. “Le sanzioni – osserva il vertice dell’intelligence di difesa – devono effettivamente funzionare. Sappiamo quali Paesi riforniscono la Federazione Russa di componenti elettronici, macchine utensili e prodotti chimici speciali. Stanno emergendo numerose società di comodo che introducono in Russia merci che vengono poi utilizzate dalla sua macchina bellica contro di noi”.

    Attualmente la strategia bellica di Kiev è concentrata su attacchi a lungo raggio con droni contro raffinerie, depositi petroliferi, fabbriche e petroliere russe allo scopo di ridurre le entrate per Mosca e aumentare la pressione economica. Circa il 40% delle infrastrutture di raffinazione petrolifera russe è stato danneggiato dagli attacchi ucraini: la conseguente carenza di carburante ha spinto il Cremlino a vietare le esportazioni di gasolio e benzina. Anche l’export di cereali è stato fortemente compromesso a causa dei raid ucraini.

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    Nei primi sette mesi del 2026 il deficit pubblico della Federazione Russa è aumentato del 40%, ma il presidente Vladimir Putin assicura che la situazione non è “critica”, considerato il basso indebitamento dello Stato, inferiore al 20% del Pil.

    Intanto, è scaduta la tregua di tre giorni concordata in occasione della missione in Russia e Ucraina degli inviati della Casa Bianca, Jared Kushner e Steve Witkoff.  Nella notte tra lunedì 7 e martedì 8 settembre Mosca ha condotto un massiccio attacco contro Kiev, Odessa, Sumy e altre città ucraine: secondo il Ministero della Difesa russo, i raid hanno preso di mira “obiettivi del complesso militare-industriale ucraino coinvolti nella produzione e nello stoccaggio di droni e missili, centri di trasporto, logistica e distribuzione di merci militari”. Il bilancio è di 2 morti e 7 feriti. Il Ministero riferisce inoltre che le difese aeree russe hanno intercettato 384 droni su 14 regioni russe, compresa quella della capitale, per un totale di dieci persone ferite.

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