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    Le carcasse delle balene arenate sulle coste della Nuova Zelanda rischiano di esplodere

    Uno dei più imponenti episodi di spiaggiamento di cetacei nella storia della Nuova Zelanda rischia ora di diventare un enorme problema di smaltimento delle carcasse

    Di TPI
    Pubblicato il 13 Feb. 2017 alle 14:25 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 16:22

    Il 9 febbraio 416 balene pilota si sono arenate sulla spiaggia Farewell Spit dell’isola del sud della Nuova Zelanda. Il 12 febbraio altre 240 si sono spiaggiate tra gli insediamenti di Puponga e Pakawau.

    Uno dei più imponenti episodi di spiaggiamento di cetacei nella storia della Nuova Zelanda rischia ora di diventare un enorme problema di smaltimento delle carcasse. Le centinaia di animali disseminate sulla spiaggia sono soggette al fenomeno delle esplosioni spontanee e l’equipaggio di volontari e veterinari presenti sull’isola deve risolvere la questione di come “ripulire” la spiaggia.

    L’esplosione della carcassa di un cetaceo è un fenomeno che può avvenire spontaneamente a causa dei gas prodotti dalla decomposizione ed accumulati nell’animale morto. “Le esplosioni avvengono dallo stomaco”, ha spiegato a un quotidiano nazionale Mike Ogle, responsabile delle operazioni del dipartimento per la Salvaguardia della fauna selvatica della Nuova Zelanda. “Se si sta in piedi nei pressi dei cetacei, non è molto bello vedersi arrivare in faccia quello che potremmo definire una bomba intestinale’”.

    “Non abbiamo mai avuto a che fare con ben 250 carcasse prima d’ora e la maggior parte di loro può arrivare a pesare più di una tonnellata”, ha concluso Ogle.

    Di seguito un video raccoglie alcuni casi del particolare fenomeno delle esplosioni delle carcasse:

    Lo spiaggiamento dei globicefali, ossia dei piccoli cetacei, è avvenuto in due fasi distinte: una prima il 9 febbraio, con oltre 400 esemplari arenati sulle coste neozelandesi di cui a salvarsi sono stati soltanto 100 animali, e una seconda, il 12 febbraio, durante la quale altri 240 cetacei sono rimasti bloccati.

    Volontari e veterinari erano accorsi a Farewell Spit, sull’isola meridionale neozelandese, alle prime ore di venerdì 9 per tentare il salvataggio degli esemplari ancora in vita tra i 416 che si erano arenati. Dopo aver riportato le balene in acqua, una catena umana ha cercato di spingerle verso una profondità maggiore.

    Il dipartimento per la Salvaguardia della fauna selvatica ha reso noto che si tratta di uno degli episodi più gravi per numero di animali coinvolti e gli scienziati faticano a spiegarsi le ragioni del fenomeno, anche se sono state avanzate diverse ipotesi.

    Quando le balene sono anziane, malate o ferite, o quando commettono errori di navigazione può succedere che finiscano sulle spiagge. A volte, una balena spiaggiata lancia un segnale alle compagne che si dirigono verso di lei per aiutarla trovandosi a loro volta intrappolate.

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