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    Il New York Times applaude Mamdani: “La democrazia può rinascere dal basso”

    Zohran Mamdani, 34 anni, sindaco di New York dal primo gennaio 2026. Foto AGF

    In un editoriale Lydia Polgreen scrive che il sindaco è "l'antidoto al malcontento che pervade il mondo": "La sua soluzione all'autoritarismo è una politica fatta sul marciapiede". Ecco cosa ha fatto nei suoi primi nove mesi di mandato

    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 6 Ott. 2026 alle 12:08

    In questo «mondo in fiamme», caratterizzato dagli autoritarismi e da una crescente sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni, Zohran Mamdani fornisce una «soluzione sorprendente convincente». Ovvero: «Partire dal basso». Lo scrive il New York Times in un editoriale firmato dalla nota giornalista Lydia Polgreen, in cui il sindaco della Grande Mela viene elogiato come protagonista di una possibile rinascita della democrazia.

    «I cittadini di tutto il mondo sono insoddisfatti dei loro governi e in molti luoghi nutrono una crescente diffidenza verso la democrazia», si legge nell’articolo, «eppure Mamdani ha intuito l’opportunità di recuperare parte dello spirito fondante della città».

    Pochi giorni prima che i leader di tutto il pianeta si ritrovassero a New York per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il sindaco – scrive Polgreen – ha «offerto la sua soluzione, alquanto sorprendente, al problema del crescente autoritarismo: riparare le buche stradali. “Se la politica non riesce a dare risultati nel vostro quartiere, perché dovreste fidarvi che possa farlo altrove?”, ha chiesto Mamdani a un gruppo di sindaci di grandi città di tutto il mondo. “Se rendete la vita di un newyorkese un po’ più agevole, state anche contribuendo a rafforzare la sua fiducia nella capacità del governo di agire concretamente per loro“».

    Nell’articolo si ricorda come, dall’inizio del mandato di Mamdani, nel gennaio scorso, l’Amministrazione cittadina abbia riparato oltre 200mila buche. Secondo il New York Times, il sindaco sembra «offrire un antidoto al malcontento che pervade il mondo. Per ripristinare la fiducia nelle istituzioni, bisogna partire dal basso, iniziando da cose semplici come le buche stradali. La politica, come ha detto lui, “deve tradursi in azione sul marciapiede“».

    Riparare le buche è più importante di quanto si creda. Ma la svolta che il primo cittadino vuole imprimere alla metropoli va ben oltre la qualità del manto stradale. A partire dalla questione abitativa, che anche in Europa stiamo toccando con mano. Con il Rent Guidelines Board, Mamdani ha approvato il congelamento dei canoni d’affitto per circa un milione di appartamenti in città. Nei primi sei mesi del suo mandato è stata finanziata la realizzazione di circa 12.500 alloggi a prezzi accessibili, destinati a newyorkesi a basso reddito, di cui 2mila senzatetto (l’obiettivo è arrivare a 200mila alloggi nell’arco di un decennio).

    La lotta al carovita è la missione principale che il sindaco si è dato nella campagna elettorale che lo ha portato al City Hall. L’anno prossimo dovrebbe aprire, nel Bronx, il primo supermercato municipale con prezzi calmierati, a cui ne seguiranno – secondo i piani – altri cinque entro la fine del mandato. Proprio ieri, inoltre, è stato annunciato l’accesso gratuito agli asili nido per oltre 10mila bambini che erano in lista d’attesa.

    Le misure varate in favore dei ceti meno abbienti sono finanziate anche grazie a un aumento della pressione fiscale sulle classi più agiate: Mamdani ha introdotto una nuova tassa sulle seconde case di lusso oltre i 5 milioni di dollari. L’imposta dovrebbe fruttare alle casse comunali 500 milioni di dollari all’anno, ma rischia di essere bloccata dalla magistratura [LEGGI ANCHE: 11 Settembre, Mamdani pubblica i documenti inediti: “Ai newyorkesi sono state dette bugie, l’aria era tossica”].

    Secondo un recente sondaggio dell’istituto Siena, la popolarità del sindaco in città raggiunge il 60%. «Mamdani, grazie alla sua giovane età, alla sua improbabile ascesa e al suo insolito background, conferisce un forte valore simbolico al ruolo», scrive il new York Times. «Africano di nascita, sud-asiatico per eredità, americano per scelta, Mamdani incarna per molti versi l’ideale cosmopolita che è alla base della fondazione delle Nazioni Unite»: l’articolo osserva che, in occasione dell’Assemblea generale dell’Onu, «i leader mondiali facevano a gara per incontrarlo»: dal primo ministro dell’Irlanda a quello della Spagna, passando per loro collega norvegese, fino al presidente del Brasile.

    «Persino il presidente Trump – si legge nell’editoriale – non ha resistito alla tentazione di trascorrere un po’ di tempo con il sindaco. Lunedì scorso ha fatto visita a Gracie Mansion, trascorrendo circa un’ora a porte chiuse con Mamdani, un’eternità nell’agenda presidenziale. Trump non sembrava avere fretta di andarsene mentre i due rispondevano alle domande dei giornalisti, e raggiante ha dichiarato: “Voglio che sia un grande sindaco, e di certo ha del potenziale, un grande potenziale”».

    Il New York Times ricorda che i critici accusano il sindaco di essere «ossessionato» da questioni distanti da quelle che gli competono, come l’arresto del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per i crimini di guerra nella Striscia di Gaza. «Semmai, sembrava essere Netanyahu ad essere ossessionato dal sindaco», scrive Polgreen. «Nel suo veemente discorso alle Nazioni Unite la scorsa settimana, ha definito Mamdani un antisemita con “amici di Hamas”. Ha fatto un riferimento oscuro allo streamer di sinistra Hasan Piker e ha persino criticato la moglie di Mamdani per i suoi “like” sui social media».

    Secondo la commentatrice del New York Times, «Mamdani sembra porsi una domanda diversa» rispetto ai media e al resto del mondo politico: «Come possiamo rinnovare la fiducia nella politica e colmare il divario tra i cittadini e i loro rappresentanti? La risposta, suggerisce, risiede nella città stessa. Se le città hanno dato i natali alla democrazia, forse sono il luogo migliore per favorirne la rinascita».

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