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    In Nepal si dorme ancora per strada

    Sta arrivando il periodo dei monsoni, ma le vittime del terremoto continuano a soffrire a causa della grave mancanza di fondi per gestire l'emergenza

    Di Sabika Shah Povia
    Pubblicato il 9 Mag. 2015 alle 10:27 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 12:37

    Due settimane fa un terremoto di magnitudo 7,8 sulla scala Richter colpiva il Nepal. Questa settimana sono stati ritrovati altri corpi sotto le macerie. Almeno quattro persone però, sarebbero state salvate grazie a una nuova tecnologia, sviluppata dalla Nasa – l’agenzia aerospaziale statunitense – e il Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti, con lo scopo di salvare le persone intrappolate dai detriti in caso di catastrofi naturali.

    Finder, un acronimo di Finding Individuals for Disaster and Emergency Response, è stato usato per la prima volta proprio in Nepal. È una macchina radar che trasmette un segnale continuo a microonde in grado di rilevare un respiro o battito cardiaco umano attraverso le macerie fino ad una profondità di 9 metri o dietro a 6 metri di cemento.

    Nonostante la tecnologia stia contribuendo a salvare vite umane, il numero delle vittime continua a salire. Ad oggi si contano 7.759 morti. I feriti sono oltre 16mila e le case distrutte 300mila.

    “Dei 415 milioni di dollari richiesti per sostenere gli interventi umanitari d’emergenza, ne sono arrivati solo 22,4 milioni,” ha dichiarato il dirigente dell’Onu residente in Nepal Jamie McGoldrick in una conferenza stampa a Kathmandu. Questa richiesta è stata progettata per rispondere all’emergenza soltanto per i primi tre mesi dopo il disastro, e comprende le richieste di finanziamento per il cibo, la strutture sanitarie e i ripari.

    Il bisogno di ricevere questi aiuti sta diventando sempre più urgente. Tra meno di un mese comincerà il periodo dei monsoni. Molte case gravemente danneggiate rischiano di crollare e la popolazione necessita di ripari dalle piogge.

    Perché, nonostante la gravità della situazione, ci sono forti rallentamenti sull’arrivo dei fondi? Secondo quanto Orla Fagan, portavoce delle Nazioni Unite per la Coordinazione degli Affari Umanitari, ha rivelato alla Reuters, potrebbe essere a causa di una sorta di “stanchezza dei donatori”. Fagan sostiene che ci sono oltre una dozzina di crisi umanitarie internazionali attive nel mondo oggi che dipendono fortemente sui contributi dei paesi donatori, come ad esempio i conflitti in Siria e in Iraq.

    Sembra essere un momento storico senza precedenti. “Abbiamo raccolto più soldi di quanti ne avessimo mai raccolti prima dell’anno scorso, ma continuiamo ad averne bisogno,” ha detto il direttore esecutivo del World Food Program Ertharin Cousin.

    Molti villaggi, specie nelle remote zone montagnose del Nepal, sono giusto appena stati raggiunti e altri devono ancora essere identificati. Da qui a giugno, quando arriverà il monsone, sarà una lotta contro il tempo, visto che ci sono anche dei villaggi raggiungibili solo con giorni di cammino.

    L’agenzia umanitaria Asia, presente in Nepal dal 1996, conferma la gravità della situazione. “Kathmandu è una città smembrata avvolta da un silenzio surreale,” sostiene. “Vicino l’epicentro, la distruzione è totale e il pericolo di malattie, in particolare epidemie di colera, è dietro l’angolo”.

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