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    Meloni al G20 insieme alla figlia Ginevra: per la prima volta una bimba nello “staff” del premier

    Di Marco Nepi
    Pubblicato il 15 Nov. 2022 alle 08:06 Aggiornato il 15 Nov. 2022 alle 08:06

    Negli ambienti vicini alla presidente del Consiglio, gli incontri bilaterali previsti al G20 di Bali per Giorgia Meloni “smentiscono i detrattori” arrivando a mostrare “la grande attenzione verso l’Italia” e non “quell’isolamento che la sinistra sta raccontando”. Un viaggio, che la premier ha fatto con sua figlia Ginevra – per la prima volta la figlia di un presidente italiano è tra gli accompagnatori – che le permetterà di esordire politicamente tra i grandi del mondo. A margine dei lavori del summit l’agenda della premier prevede per domani un faccia a faccia con Joe Biden, poi con il presidente della Repubblica Popolare cinese, Xi-Jinping, con il premier indiano, Narendra Modi, con il primo ministro canadese, Justin Trudeau e con il premier giapponese, Fumio Kishida. È escluso, al momento, che le tensioni con la Francia esplose intorno al caso dello sbarco della nave Ocean Viking possano appianarsi definitivamente in Indonesia.

    C’è curiosità invece su come l’Italia si posizionerà nella questione Taiwan: fino ad oggi Meloni non si è risparmiata nelle critiche a Pechino, e in campagna elettorale ha anche incontrato il rappresentante taiwanese in Italia, ma oggi la premier potrebbe essere costretta ad ammorbidire la sua posizione in vista del bilaterale con Xi-Jinping. Una mossa che potrebbe rivelarsi utile anche in chiave risolutiva del conflitto in Ucraina, visto che Cina e India, i due colossi asiatici presenti a Bali, potrebbero risultare determinanti nel persuadere Putin dal continuare l’invasione. L’Italia cerca di accreditarsi come interlocutore credibile sullo scacchiere internazionale.

    Importante anche l’incontro con Biden, durante il quale la leader italiana ribadirà il ruolo strategico del nord Africa per gli approvvigionamenti, augurandosi – come già fatto in Egitto, durante la Cop27 – una rinnovata attenzione alla stabilizzazione libica. Questo per evitare che nella zona nascano ulteriori conflitti sul fronte della sicurezza alimentare, che potrebbero rendere pericolose intere aree dei continenti africano e asiatico. Sul fronte della crisi energetica gli Stati Uniti ribadiranno la loro intenzione di continuare a rifornire il Vecchio Continente di gas naturale liquefatto, con le riserve di Washington che ad oggi costituiscono il 44% delle importazioni.

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