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    Meglio Trump che Clinton per l’Europa

    Il commento di Carlo Brenner, che si augura che con la vittoria di Trump gli stati europei "si sveglino", ritornando ad avere un ruolo nel mondo

    Di Carlo Brenner
    Pubblicato il 9 Nov. 2016 alle 15:51 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:25

    Leggo molti commenti disperati per l’elezione di Donald J. Trump come Presidente degli Stati Uniti. Non credo che Hillary Clinton fosse meglio, anzi ritengo che sarebbe stata più pericolosa.

    Innanzitutto premetto che quello che mi stupisce di più di queste elezioni americane è la qualità dei candidati: mi chiedo come sia possibile che l’America, con tutto il suo vantarsi di avere le migliori università del mondo, i migliori poli tecnologici, i migliori servizi segreti, il miglior esercito, le più grandi aziende, sia riuscita a proporre come sua massima espressione due persone di così basso livello. La Clinton è l’oligarchia: come si può pensare che in uno stato con più di 300 milioni di abitanti prima vadano al potere padre e figlio – i Bush – e adesso marito e moglie? Non succede nemmeno a San Marino.

    La Clinton rappresentava chiaramente l’establishment e la brama di potere. Trump, seppur con la sua banalissima personalità, rappresenta il rifiuto di questo establishment, anche se non dell’oligarchia al potere in America. Il neo-eletto rappresenta anche il rifiuto del politicamente corretto ad ogni costo. La Brexit era un’altra sfaccettatura di questo rifiuto.

    Il messaggio è: fanculo l’Europa e fanculo l’establishment. Sarà interessante vedere, nei prossimi mesi, i popolarissimi detrattori dell’Italia, gli amanti dei paragoni con l’estero dove l’estero è l’Eden, come gestiranno il nuovo presidente americano. Dopo esserci accaniti per anni contro Berlusconi ci ritroviamo adesso con l’uomo più importante del mondo che ne è una pallida imitazione. Una persona molto meno raffinata del nostro ex premier, che pur ne condivide le passioni più criticate. 

    Non sono così disperato. Non credo che Trump sia una tragedia, anzi: ero più preoccupato per la Clinton. La differenza tra i due è che Trump è, evidentemente, un fuori di testa, mentre la Clinton riesce a nasconderlo benissimo. Ho più paura del pazzo che sembra sano che di quello che manifesta quello che è. Questo è vero soprattutto in America: nell’opinione comune si ritiene che il presidente americano sia un uomo molto potente, tanto che è considerato l’uomo più potente del mondo.

    La verità è che il presidente americano è il capo dello stato più potente del mondo ma, internamente, i suoi poteri sono più limitati di quelli del presidente francese. Per ogni sua decisione deve convincere senatori e membri del Congresso, anche quelli del suo stesso partito. Ogni parlamentare americano conta per sé, la disciplina di partito è molto meno sentita che in Italia. Per tutti questi motivi il presidente americano è anche chiamato il “primo lobbista d’America”.

    Basti pensare alla fatica fatta da Obama sulla riforma sanitaria per rendersi conto che non gli è concesso di prendere le decisione che vuole. In questo scenario, una pedina impazzita come Trump verrebbe monitorato molto di più, le sue decisioni saranno vagliate più volte, la sua inesperienza gli farà perdere tempo e lo renderà più controllabile.

    La Clinton, al contrario, naviga nelle acque del potere da tutta la vita, conosce benissimo i suoi gangli e sa come raggiungere i suoi obiettivi, per quanto perversi. Non dimentichiamo che la Clinton ha distrutto un paese: la Libia. La sua scelleratezza non ha fine. Una decisione sua, e di quell’altro idiota francese di Bernard Henri-Levi, ha causato la morte di migliaia di persone. Per cosa? Un bel niente, anzi un casino più grande di prima. Un vuoto, che ha avuto ripercussioni anche su di noi. 

    Infine, credo che Trump sia un’occasione per l’Europa. È sua intenzione, come lo era del suo predecessore Mitt Romney, alleggerire la presa sull’Europa, spendere meno sulla NATO, concentrarsi sulle potenzialità dell’America. Per noi questo sarà un salto nel vuoto, ma ci costringerà a svegliarci.

    Ancora oggi, dalla Seconda guerra mondiale, abbiamo delegato la nostra difesa agli Stati Uniti. Con Trump dovremo invece camminare sulle nostre gambe e vedere se stiamo in piedi. Tra queste elezioni e la Brexit, l’Europa è spinta sempre di più verso il momento della verità: fallimento o successo. Molti sono preoccupati per un’eventualità del genere perché gli euroscettici non sono pochi, ma neanche gli europeisti lo sono. 

    Sono contento perché credo che durante il mandato di Trump cambieranno molte cose in Europa. Spero che smetteremo di essere gli osservatori invidiosi dell’estero e ritorneremo ad avere un ruolo nel mondo. 

    È un’altra occasione per noi.

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