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    Le parole di Einstein a una studentessa che rimpiange di essere una donna

    Tyfanny racconta allo scienziato della propria passione per l'astronomia, ma gli confessa anche il disagio nel dover accettare di essere una ragazza e non un ragazzo

    Di TPI
    Pubblicato il 14 Mar. 2017 alle 10:53 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 17:08

    Oltre alle scoperte rivoluzionarie nel campo della fisica che hanno cambiato la nostra comprensione del tempo e favorito un linguaggio comune della scienza, Albert Einstein è stato anche un uomo di grande saggezza, empatia e intelligenza emotiva, che è riuscito ad esprimere attraverso una copiosa corrispondenza epistolare con familiari, amici e semplici appassionati del suo lavoro.

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    Lo scienziato ha mostrato in questo modo il suo lato più umano e sensibile scrivendo lettere d’amore mozzafiato, dispensando consigli al giovane figlio e ai ragazzi che gli scrivevano chiedendo aiuto per realizzare i propri sogni.

    A lui hanno scritto molti bambini e ragazzi, ponendogli le domande più disparate, buffe e imprevedibili. Nelle sue risposte il grande fisico ha stimolato la loro curiosità e incoraggiato la loro sete di conoscenza.

    Tra le lettere che sono state rese pubbliche – nei testi tradotti da Alice Cavatrice  per Archintovi – vi è la curiosa e toccante corrispondenza con Tyfanny, una ragazza sudafricana interessata all’astronomia.

    Tyfanny racconta ad Einstein della propria passione per la scienza, ma gli confessa anche il proprio disagio nel dover accettare di essere una ragazza e non un ragazzo.

    La risposta dello scienziato – una sola frase, spiazzante nella sua semplicità – è la conferma che alcuni dei nostri maggiori quesiti esistenziali possano essere affrontanti con serenità.

    Di seguito parte della corrispondenza:

    da Tyfanny, Sudafrica 10 luglio 1946

    Gentile Signore,

    Spero che non penserà che sono impertinente, ma visto che è il più grande scienziato mai esistito, mi piacerebbe avere il suo autografo. La prego di non credere che colleziono gli autografi di tutte le persone famose, perché non è così. Mi piacerebbe invece avere il suo di autografo, ma se ha troppo da fare, non importa.

    (…)

    Come molti altri miei compagni, sono appassionatissima di scienze. Le gemelle Wilson sono le mie migliori amiche. Ogni notte quando le luci si spengono in collegio, Pat Wilson e io ci affacciamo alle finestre delle nostre stanzette che sono una di fianco all’altra, e discutiamo di astronomia, che per il momento preferiamo di gran lunga a tutto il resto. Pat ha un telescopio e studiamo le stelle che riusciamo a vedere.

    Nella prima parte dell’anno abbiamo visto le Pleiadi e la costellazione di Orione, poi Castore e Polluce e quelli che pensiamo fossero Marte e Saturno. Ma naturalmente, lei sa quello che dice, e io non posso certo contraddirla!

    Probabilmente le avrei già scritto anni fa, ma non sapevo che fosse ancora vivo. Non ne so un granché di storia, e pensavo che fosse vissuto nel Settecento, o giù di lì. Devo averla confusa con Sir Isaac Newton o con qualcun altro. E poi è successo che un giorno, durante la lezione di matematica, l’insegnante si è messa a parlare degli scienziati più brillanti. Diceva che lei è in America, e quando le ho chiesto se era sepolto lì o in Inghilterra, lei mi ha risposto che be’, insomma, non era ancora morto. 

    Mi scuso ancora se le ho fatto perdere del tempo prezioso. Mi dispiace che sia diventato cittadino americano, perché io l’avrei preferita in Inghilterra.

    Le auguro di stare bene e di continuare a fare molte altre scoperte scientifiche importanti.

    Rispettosamente,

    Tyfanny

     

    a Tyfanny, Sudafrica 25 agosto 1946

    Cara Tyfanny,

    Grazie della lettera del 10 luglio. Mi devo scusare con te se sono ancora tra i vivi. Ma a questo, comunque, ci sarà rimedio.

    Spero che le future osservazioni astronomiche tue e della tua amica non saranno più scoperte dagli occhi e dalle orecchie dei responsabili della scuola. Gran parte dei buoni cittadini ha lo stesso atteggiamento verso il proprio governo, e penso a giusta ragione.

    Cordialmente,

    Albert Einstein

     

    da Tyfanny, Sudafrica 19 settembre 1946

    Gentile Signore,

    (…) Nell’altra lettera mi sono scordata di dirle che ero, voglio dire, che sono una ragazza. E questa cosa mi è sempre dispiaciuta moltissimo, ma ormai mi ci sono più o meno rassegnata.

    In ogni caso, odio i vestiti, odio ballare e tutte quelle stupidaggini che in genere piacciono alle ragazze. Amo molto di più i cavalli e cavalcare. Tanto tempo fa, prima di voler diventare uno scienziato, volevo fare il fantino e gareggiare. Ma questo succedeva secoli fa. Spero che la sua opinione su di me non peggiorerà perché sono una ragazza!

    Cordiali saluti,

    Tyfanny

     

    a Tyfanny, Sudafrica ottobre 1946

    Cara Tyfanny,

    A me non dispiace che tu sia una ragazza, ma la cosa più importante è che non dispiaccia a te. Non ce n’è motivo.

    Albert Einstein

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