Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Menu
  • Esteri
  • Home » Esteri

    Le possibili sanzioni contro Israele

    Il quotidiano israeliano Haaretz ha rivelato che l'Ue ha considerato l'ipotesi di sanzionare Israele. Cosa significherebbe?

    Di Davide Lerner
    Pubblicato il 18 Nov. 2014 alle 11:30 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 21:26

    “Faccia della politica signora Ashton, non dica delle preghiere!”. Con queste parole il parlamentare europeo Daniel Cohn-Bendit esortava l’ex alto rappresentante della politica estera europea Catherine Ashton ad agire concretamente contro gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, lo scorso 27 settembre.

    Uno scoop del più autorevole giornale israeliano, il progressista Haaretz, rivela che Federica Mogherini, succeduta alla Ashton come alto rappresenante della politica estera europea, intendeva proprio in questi giorni seguire il suo consiglio. Sul tavolo del consiglio dei ministri degli Esteri europei, rivela il quotidiano, sarebbe arrivata la bozza di un programma di sanzioni economiche contro Israele da applicare qualora lo stato ebraico continuasse a agire contro la soluzione a due stati.

    Le misure punitive colpirebbero non solo le aziende israeliane attive in Cisgiordania, ma anche quelle di stanza a Gerusalemme Est, cosa che ha fatto infuriare il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman. “Non accettiamo restrizione sulla costruzione di insediamenti ebraici a Gerusalemme”, ha detto Lieberman, “e non ha senso legare i rapporti bilaterali fra Israele ed Europa alle relazioni fra israeliani e palestinesi”.

    Federica Mogherini è subito intervenuta per tamponare le ripercussioni diplomatiche dovute alla pubblicazione del documento riservato. Le sanzioni, ha detto la Mogherini, sono una soluzione del tutto ipotetica che l’Unione Europea non intende prendere in considerazione nell’immediato. Ha poi rettificato che il consiglio dei ministri degli Esteri UE non ha discusso delle sanzioni ma si è piuttosto preoccupato di augurarsi che “israeliani e palestinesi possano avviare un dialogo positivo che rilanci il processo di pace”.

    Addio politica, si rammaricherebbe Cohn-Bendit, e rieccoci alle preghiere. Nonostante la diplomatica marcia indietro di lady Pesc, tuttavia, la rivelazione di Haaretz lancia un segnale importante. Se la mancanza di un equilibrio di potere fra i due contendenti è uno degli ostacoli principali a una soluzione pacifica del conflitto, le pressioni economiche su Israele da parte dell’occidente potrebbero rivelarsi in futuro l’unica strada per restituire credibilità ai negoziati.

    Proprio questa mattina è arrivata la notizia di un attentato in una sinagoga a Gerusalemme, dove un gruppo di terroristi armati di asce e pistole ha fatto irruzione, uccidendo 4 persone. All’attentato il premier israeliano Nethanyau ha risposto minacciando una reazione pesante da parte del suo Paese.

    Il documento europeo può rappresentare i prodromi di uno scenario di isolamento internazionale per Israele simile a quello che ha messo in crisi il Sud Africa dell’apartheid? Gli scenari rimangono molto distanti, ma l’Unione Europea, che sostiene la soluzione a due stati fin dalla dichiarazione di Venezia del 1980, sembra determinata a perseguire il proprio scopo non più solo a parole ma anche coi fatti.

    Leggi l'articolo originale su TPI.it
    Mostra tutto
    Exit mobile version