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    La Corte Suprema contro la pillola

    In una decisione della Corte americana, la libertà religiosa delle piccole imprese prevale sul diritto delle donne ad abortire

    Di Mattia Pessina
    Pubblicato il 1 Lug. 2014 alle 11:45 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 09:00

    Potremmo essere portati a credere che l’America stia rapidamente avanzando verso una nuova era di maggiori diritti civili: ogni giorno arrivano notizie di giudici in qualche sperduta contea del Missouri chiamati a decidere in favore della comunità omossessuale.

    La realtà però è molto diversa: il 2014 è stato un anno nero per il fronte liberal americano. Il 4 aprile la Corte Suprema nella sentenza McCutcheon vs the Federal Election Commission ha riconosciuto, di fatto, ampia libertà ai finanziatori privati dei partiti eliminando molte delle limitazioni fino ad allora presenti.

    Ieri nella sentenza Harris vs. Quinn la Corte Suprema ha colpito i già indeboliti sindacati americani del pubblico impiego, proibendo il pagamento obbligatorio della fee annua da parte dei numerosi lavoratori atipici.

    Ma la sentenza più significativa di ieri è stata Burwell vs. Hobby Lobby dove la Corte Suprema ha inflitto tre colpi durissimi al fronte progressista e al Presidente Obama, facendo con una sola pronuncia un favore alle grandi corporation private, al fronte anti aborto e ai contrari all’Obamacare.

    La società Hobby Lobby, guidata da una famiglia di solidi valori cristiani, si è rifiutata di includere nel proprio piano sanitario per i dipendenti quattro farmaci anticoncezionali abortivi. Il governo federale ha imposto a Hobby Lobby di coprire anche quelle spese sanitarie minacciando una sanzione a otto zeri. Hobby Lobby ha quindi fatto ricorso alla Corte Suprema sulla base del Religious freedom restoration act del 1993, sostenendo che il governo federale non può obbligare un’azienda familiare ad andare contro i propri principi morali.

    La maggioranza della corte, guidata dal giudice Alito, ha sostenuto che la sentenza si riferisce solo alle società a gestione familiare e che il governo federale può comunque sovvenzionare questi farmaci anticoncezionali alle donne interessate. Contrari alla pronuncia le tre donne presenti nella corte e il giudice Stephen Breyer, i quali hanno espresso il loro dissenso con un parere firmato dal giudice Ruth Bader Ginsburg.

    La Ginsburg ritiene che questa sentenza possa aprire possibili ricorsi di altre confessioni religiose per chiedere l’esenzione di altre prestazioni dall’Obamacare: le trasfusioni per i testimoni di Geova, gli antidepressivi per Scientology, le vaccinazioni per alcune sette Cristiane e le anestesie di derivazione suina per ebrei, musulmani e hindu. Inoltre la Ginsburg teme che questa sentenza possa poi essere estesa a tutto il settore privato, permettendo anche alle grandi multinazionali di sottrarsi ai dettami del governo federale sulla base di motivi religiosi.

    Le reazioni non si sono fatte attendere. La Casa Bianca ha commentato che la sentenza “mette a repentaglio la salute delle donne impiegate da queste società” mentre Hillary Clinton con un tweet di fuoco ha scritto che le donne pagheranno la decisione odierna della corte “coi loro salari, la loro salute e la loro dignità”. Applaude alla decisione della corte il fronte conservatore, in particolare i Repubblicani che segnano un altro punto nella loro guerra contro la riforma sanitaria di Obama.

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