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    L’Onu in difesa del popolo Mapuche

    Un alto funzionario delle Nazioni Unite critica il Cile per le ingiustizie subite dai Mapuche

    Di Anna Ditta
    Pubblicato il 31 Lug. 2013 alle 13:12 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 11:05

    Il Cile deve cessare la discriminazione e l’uso eccessivo della forza nei confronti dei Mapuche. Adesso è l’Onu a intervenire, attraverso la voce del funzionario speciale per i diritti umani e l’antiterrorismo, Ben Emmerson, il quale alla fine della sua visita di due settimane in Cile rivolge una raccomandazione al governo del Paese.

    La popolazione Mapuche rappresenta il 9 per cento del totale degli abitanti cileni, e da anni porta avanti una disputa col governo sul controllo di alcune terre. Per Emmerson, in assenza di un’azione rapida ed efficace a livello nazionale, si potrebbe degenerare presto in disordini e violenza.

    “La situazione nelle regioni di Bio Bio e Araucania è estremamente instabile” avverte Emmerson, facendo riferimento alle regioni meridionali, dove i Mapuche tradizionalmente vivono.

    La polizia cilena sarebbe responsabile di un uso spropositato della forza contro i Mapuche e, soprattutto, dell’uso della legge anti-terrorismo di Pinochet del 1984, usata dal dittatore per stroncare l’opposizione. Si tratta di una delle leggi più dure del Paese, poiché raddoppia le pene per alcuni tipi di reati e consente la condanna dei presunti terroristi anche sulla base di testimonianze anonime. Questa legge – che per il funzionario Onu sarebbe applicata in modo “confuso e arbitrario” – ha generato una vera ingiustizia nei confronti della minoranza etnica.

    I Mapuche – che significa “popolo della terra” – prima dell’arrivo dei colonizzatori spagnoli occupavano una vasta area di territorio. Sono rinomati per la loro ferocia e hanno resistito con successo la conquista coloniale fino alla fine del XIX secolo, quando furono rinchiusi in piccole comunità. Gran parte della loro terra è stata venduta agli agricoltori e alle aziende forestali. La maggior parte di loro oggi vive in povertà ai margini delle fabbriche di legname o dei ranch dei discendenti degli europei.

    Negli ultimi anni, questo popolo ha condotto una campagna per riottenere le terre vendute e questa a volte è sfociata in atti di violenza. Sono stati organizzati scioperi, blocchi stradali, occupazione di edifici pubblici o di terre, e sabotaggio di alcuni macchinari.

    “Le conclusioni del funzionario delle Nazioni Unite ci spingono ad andare avanti con quello che abbiamo detto: che non c’è nessun atto di terrorismo e che questa legge è sproporzionata e crea solo altre tensioni” ha detto Aucan Huilcaman, leader Mapuche. “Se il Cile vuole davvero mostrare il suo lato democratico deve riconoscere il popolo Mapuche” ha aggiunto Huilcaman.

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